lunedì 23 giugno 2008
VENTISETTESIMA PUNTATA
Ma li avete visti? Erano lí che cantavano, ballavano e facevano festa. Mentre i nostri fumavano tonnellate di sigarette tesi come corde di violino. Erano i supplementari, eppure sarebbe bastato solo un gol per chiudere baracca e burattini. Un gol che Casillas ha respinto sulla riga a Camoranesi e che un´improbabile spaccata di Toni ha tolto dal sinistro di Grosso, che arrivava in corsa. Anche prima dei calci di rigore, era chiaro chi avrebbe vinto, anche solo guardando il pubblico.
Ha vinto l´allegria, ha vinto il carisma, ha vinto la voglia di vivere. E a chi come me ritiene che a volte il calcio sia anche una metafora della vita o che comunque a volte possa assumere significati e valenze che trascendano l´elemento meramente sportivo, viene da pensare che abbia vinto anche lo sviluppo politico-economico, stando alle recenti statistiche comunitarie che dicono che cresce la forbice nel potere d´acquisto tra Italia e Spagna. A favore degli sudditi di Juan Carlos ovviamente: il nostro ridente paese si colloca al terzultimo posto dell´UE a 15 (cioé tra i membri pre-allargamento). Per la cronaca stiamo ancora meglio di Grecia e Portogallo. Yahoo.
A questo punto viene da chiedersi tra quanto tempo anche ellenici e lusitani festeggeranno il sorpasso sul Belpaese sempre piú alla deriva, preso tra una rabbia razzista anticomunitaria e le mitiche leggi "ad personam" (che sono finalmente tornate, per la gioia dei lungimiranti abitanti della Terra dei Cachi). Paese che esce probabilmente coperto di ridicolo dal paragone con il riformismo, con il coraggio e con l´efficacia del Governo del paese iberico, che alla fine ha vinto ai calci di rigore. Un italiano scherzava dopo la partita con l´Olanda: "Se l´Italia viene eliminata al primo turno, é evidente che nel governo Berlusconi c´é qualcosa che non va".
Non so perché, ma questo europeo mi ricorda un po´ il mondiale del 1994: allora l´infortunio toccó a capitan Baresi - difensore centrale - stavolta a Cannavaro. Partiti con una sorprendente sconfitta (allora per l´avversario - l´Eire - stavolta per il punteggio, 3-0 con l´aggravante di essere i campioni del mondo in carica), gli Azzurri passano il primo turno per la classica disgrazia altrui (se allora fu il russo Salenko a segnare cinque gol al Camerun, sicché fummo ripescati come miglore terza, stavolta é stato il clamoroso ko della Romania ad aprirci le porte dei quarti) e si ritrovano contro ancora la Spagna. L´epilogo. Dopo uno zero a zero con papera del portiere e palo provvidenziale (ricordate un po´ cosa combinó Pagliuca in finale? E che mi dite di Buffon?), la "lotteria dei rigori" premió l´allegria e la felicitá, allora fu la samba brasiliana divenuta oggi movida spagnola.
Dopo la notte di Casillas, é toccato ai danesi festeggiare, ma non per motivi calcistici: da queste parti si saluta il giorno piú lungo dell´anno con immensi faló sui quali viene posta una strega che viene data alle fiamme. A mensa, scherzando con Jacob, abbiamo realizzato che infondo non sarebbe male bruciare la suocera - anche qua non é esattamente ben vista, per la serie "tutto il mondo é paese" - dopo averla vestita da strega. Il problema é che l´anno seguente non si sa a chi dar fuoco. "Basta trovare una moglie nuova" osserva Jacob, "si, ma magari la madre l´hanno giá bruciata" osservo io. "Hai ragione" sorride Jacob: "Bé peró ci si potrebbe organizzare tra amici: quest´anno la mia, poi la tua...e poi si cambia moglie!". "In realtá - osserva Jacob mezzo serio mezzo no - bruciano dei pupazzi travestiti da strega, nel passato bruciavano le streghe vere...".
Nel tardo pomeriggio c´erano band che suonavano un po´ dappertutto: sul pittoresco Nyavn (un caratteristico canale "turistico" pieno di ristoranti) una catasta di legna e una strega impalata sono stati dati alle fiamme, sotto gli occhi felici di migliaia di danesi birramuniti. Alcuni dei quali - giovanissimi - indossavano un berretto bianco, segno di giubilo per la conclusione delle scuole superiori.
Chissá se anche queste tradizioni sono state considerate da quelli di Monocle, rivista inglese che ha posto Copenhagen come la cittá piú vivibile del mondo, tranquilla, priva di crimine, con buoni servizi e a misura d´uomo. Perfetta per le amebe, specie d´inverno, aggiungo io. Una cittá con i semafori pedonali con la gonna e con il ponte strellato piú lungo al mondo, "manna dal cielo" per gli svedesi di Malmoe: confermo che esistono scandinavi che scendono a Copenhagen per "fare serata" e - stando a un recente articolo apparso sul Corriere - sfruttando le leggi piú permissive e liberali della Danimarca, compravendono ogni tipo di servizi, tra Christiania e Vesterbro (il quartiere a "luci rosse" prossimo alla Stazione Centrale). Ponte utilissimo anche per il mercato del lavoro, anche quello piú "canonico" in quanto sono molti gli svedesi - ma anche i danesi - che scelgono di vivere in Svezia e lavorare a Copenhagen, prendendo un treno che in mezzora li conduce nella capitale danese teatro di un boom economico e occupazionale (solo in parte "strozzato" dai "lavoratori low cost" conseguenza dell´allargamento) ma dai prezzi lievemente piú alti di Malmoe.
In realtá non succede molto a Copenhagen in questi giorni: piove ma c´é anche il sole, il cielo é grigio ma anche azzurro, le condizioni atmosferiche cambiano ogni cinque minuti sicché "come ti vesti ti vesti sbagli". Ma dove infondo ci hai indovinato a preferire il treno alla bicicletta.
Due puntate in due giorni credo non si siano mai viste in tutta la storia di Danimarcantonio, ma anche del mitico Cronache lituane e del compianto Mai dire rom...Sicché passo e chiudo, amici cari, accingengomi a cominciare a lavorare...Si fa per dire!
Un abbraccio internazionale.
Sakøbenavn
giovedì 19 giugno 2008
VENTISEIESIMA PUNTATA
Piede sinistro sul pedale sinistro, piede destro "che da la spinta" come sullo skateboard: due tre colpi, movimento plastico e sedere sul sellino. Migliaia di danesi cominciano cosí la propria giornata, prima di pedalare per chissá quanti chilometri e raggiungere il posto di lavoro. Sembra facile, ma non lo é.
"CRACK"!!! Comincia invece cosí la giornata dell´italico invasore che prova a emulare gli autoctoni montando in sella "...alla bersagliera" (come diceva un famoso impiegato nostrano) in un convulso martedí mattina. Ma quale droga, semplicemente un cambio di jeans imprevisto, poi nuovamente in sella. Una volta partiti si va che é un piacere, sulla pista ciclabile si incrociano persone di tutti i tipi ed é gradevole ammirare i palazzi e le strade da una prospettiva sostanzialmente nuova. Gradevole finché lungo la discesa "della Carsberg" a due passi dai celeberrimi elefanti (complice il pavé) un elastico porta-oggetti scivola giú intoppando la catena , che salta. Nuovamente in sella con le mani nere manco fossi un meccanico, un sistematico rumore molesto sale alla ribalta: la ruota posteriore é a terra, nonostante Karine abbia portato due volte la bici dal meccanico per farla riparare. Quando si é "a mezza via" é dura decidere cosa fare, alla fine vince l´"arrivo in ufficio, costi quel che costi": il costo é 310 Corone, che é la tariffa dell´abbonamento mensile dei mezzi pubblici che risolve la questione "trasporti in terra di Danimarca": la bici per il momento non é per me, continueró con il treno. Anche perché in treno "non grandina", cosí come succedeva il giorno prima del "crack".
Simulatori, imbroglioni, femminucce. Provocatori, scorretti, spigolosi. Furbi, odiosi, esagerati. Gli azzurri in Scandinavia - tra un biscotto e un fuorigioco applicato alla cazzo (mi si perdoni il termine) non sono certo ben visti. E all´italico "nordico" non rimane che aspettare il triplice fischio e gioire, sia per una vittoria sulla Francia, ovviamente abbinata alla "disgrazia altrui" romena, che per una doppietta russa, che rimanda a casa la Svezia (dura la vita senza Danimarca nel girone, eh?). Se prima dell´inizio della competizione un velato ottimismo serpeggiava nel retrobottega di Danimarcantonio, una ventata di "real politik" spinge a riconsiderare le previsioni della vigilia: non vinceremo, ma almeno non siamo usciti al primo turno come i nostri cari mangiatori di lumache dalla testata facile. Ieri peró la Russia ha buttato fuori l´Olanda...Quasi quasi...
In Danimarca va cosí, amici cari, tra una gita all´Ikea (ma all´Ikea per davvero: la musica va dagli Abba agli Ace of Bace e viceversa, tutti gli inservienti sono rigorosamente biondi) e...basta: nonostante l´ultima puntata sia stra-vecchia manco fosse un Don Perignon, non ci sono novitá colossali. La routine é ormai perfettamente oleata - sveglia alle 9, colazione, ufficio, pranzo, palestra o piscina, cena e partita, con tre-quattro amici da chiamare per una birretta - sicché tutto procede con regolaritá, anche se ancora la data del rientro in patria non é certa. L´unica cosa che sembra certa é che l´Italia sará un´altra parentesi, voci di corridoio sussurrano insistentemente Belgrado come prossima destinazione - questa volta per davvero.
Chi si aspettava una supermegapuntatona - considerando l´attesa infinita - probabilmente rimarrá deluso, ma i postumi delle scorse notti si fanno sentire. Sicché passo e chiudo, amici miei, aspettando la Spagna: che vinca il migliore...
No, forse é meglio di no.
Un abbraccio internazionale.
USI (Un Sacco Italiano)
venerdì 6 giugno 2008
VENTICINQUESIMA PUNTATA
...Siringa ancora in mano (ma con l´ago inserito nel "porta ago"), un gratta e vinci, qualche lattina di birra e un paio di occhiali da sole, caduti per terra. É accovacciato su uno scalino, immobile, giusto di fronte alla porta dell´ufficio nel quale dovevate entrare per recuperare alcuni materiali da trasportare in un altro ufficio. Accanto a lui un altro ometto, in condizioni lievemente migliori. Discussione in danese, brevissima, e in un minuto i due, caracollando, liberano il passaggio. Cinque minuti per prendere la roba "dentro" e uscire: i due stavano attentamente ripulendo tutto, gettando i rifiuti nel cassonetto e chiedendo ancora scusa per l´inconveniente. "Siamo in una zona cosí, vicino alla stazione - parola di Jacob, che con loro ha parlato in danese - ogni tanto capitano anche queste cose...". Penso ai tossici nostrani, alle vicinanze di piazza Duca d´Aosta, ai parchi di Milano e a quanto talvolta possa essere pericoloso per i bambini mettere la mano in un cespuglio. Rifletto pensando alla "precisione" ed educazione di questi due danesi: giro la considerazione a Jacob, che ammette "Bé, quí in linea generale sono educati, e anche questi due alla fine hanno pulito tutto. Generalmente si comportano bene...". Civiltá?...
...Un tamponamento danese. Era mercoledí? Si, era mercoledí. Reduce da una festa UNDP e WHO (due agenzie dell´ONU) siedo di fronte alla fermata del 83N, il semaforo é rosso. Alcuni taxi sono incolonnati, ne arriva un altro, discretamente "spedito": inchiodata e tamponamento, nonostante le tre corsie per senso di marcia. Freccia a destra, accostano sulla pista ciclabile: i due autisti scendono con calma e discutono pacatamente, ovviamente senza alzare la voce. Il danno sembra esserci, compare un block notes, un appunto (mi spiegheranno che é sufficiente scrivere il numero di telefono, il numero di targa e gli estremi della patente), poi tutti in macchina e si riparte. Durata del tutto: tre minuti e mezzo...
..."No, non puoi entrare. Bisogna essere in lista...". "I miei amici sono dentro e non erano in lista". "É tardi". Esce Cyrille, provia a parlare con i buttafuori ma non sembra esserci niente da fare. "Le due ragazze peró sono entrate, non mi pare siano in lista". "La gente viene quá per le ragazze: ti dó un consiglio, la prossima volta cambia jeans". "Ma come? Sono Absolutely Joy, in Italia..."."A me piacciono, ma questo non é il locale giusto, é un posto elegante". Occhioni azzurri, capelli biondissimi, scollatura vertiginosa, tacchi alti e minigonna. "Antonio! Ma come?!?!?!?!Non ti vogliono fare entrare? Perché? Siamo tutti dentro, ci stiamo divertendo e ti stiamo aspettando...". Ovviamente non l´avevo mai vista prima - me ne sarei ricordato, diamine! - tuttavia abbozziamo una conversazione come se ci conoscessimo da anni. Comincia a distribuire sorrisi a destra e a manca. "Che facciamo? Lo facciamo entrare?"."Fa come vuoi". "No, dimmi tu". Annuisce. Entriamo. Lei é Helen, é tedesca ed é un "intern" al WHO: é un´amica di Cyrille. Ogin volta che passo davanti al K3 sorrido...
...Ma quante settimane saranno passate da quella sera al K3? Oddio un mese...ma no...ma si...
La concezione del tempo da queste parti é veramente strana: é un po´ come quando si é in vacanza a Riccione. La connessione "giorno"-"sole"-"sveglia" salta, cosí come quella "notte"-"buio"-"riposo". In Italia - e in buona parte del mondo - in un anno ci sono 365 giorni, che si alternano a 365 notti con cicli che - mediamente - possono essere considerati di 24 ore. Qua non é cosí: i giorni saranno una decina, il piú lungo dura tre mesi, il piú corto venti minuti. E questo cambia - e di molto - la cognizione del tempo: dormire, mangiare, andare a lavoro e rientrare a casa...Tutto é sfalsato e tutto si colloca lungo un continuum, piú che su una routine. É dura tenere il ritmo. Perché basta distrarsi un attimo - o uscire una sera, anche solo per una birra - e ci si perde la "notte", che diventa sempre piú breve: alle 4 di mattina é giá giorno, alle 23 non é ancora buio. E anche il clima impazzito ci mette del suo: fa veramente caldo (siamo attorno ai 26 gradi), per cui ci si stanca rapidissimamente.
Il piatto pieno di carne e patate c´é, la bevanda fresca pure e non manca nemmeno uno sgabello stile bar: ovviamente la televisione é sintonizzata sul canale giusto. Le premesse per godersi la "prima" degli Europei Austro-Svizzeri ci sono tutte, anche se la partenza con un arbitro italiano non é un bel segnale...In effetti la partita é una noia, la Repubblica Ceca é lenta e prevedibile ed evidentemente alla Svizzera non piace la metá campo ceca, sicché non ci arriva mai. I pensieri volano liberi...
Ma quando arriva lunedí?!?!?!?
Quando si vive all´estero, anche per brevi periodi e anche se si é partiti "non per fame", la Nazionale ha veramente tutto un altro sapore. É pelle d´oca, é emozione, é incontrarsi per strada e dirsi "lunedí, mi raccomando, chiamami che dobbiamo vedercela assieme, a proposito con chi giochiamo? Dobbiamo vincere...". La Nazionale é "sentirsi italiani" ed "essere italiani": il bar (italiano) c´é e anche la compagnia (rigorosamente italiana, "non mi portare francesi, non li voglio vedere..." scherzava Luca, il proprietario, quando gli ho detto che forse vedevo la partita con la mia coinquilina). E anche gli avversari agguerriti non mancano (cominciando dalla coinquilina), chi per una recente finale mondiale, chi per le leggi sull´immigrazione, chi ancora si ricorda di una cocente eliminazione in casa loro. Ormai é countdown...Buona partita!
USI (Un Sacco Italiano)
giovedì 29 maggio 2008
VENTIQUATTRESIMA PUNTATA
É spaurito, si guarda attorno, é disorientato. Tutto é incomprensibile: la lingua parlata dal tassista, il traffico allucinante, i grigi palazzoni che arrivano fino al centro cittá. Gli occhi di Kasper riflettono lo smarrimento del danese medio in Romania, specie quando le auto continuano a sgomitare senza fare una piega nemmeno di fronte alla sirena di una sfortunata ambulanza.
E lo si capisce bene lo smarrimento passeggiando per le strade di Copenhagen: ieri una lunghissima fiaccolata di infermiere - tutte rigorosamente donne di bianco vestite - scandiva slogan per ottenere la paritá di salario con i colleghi uomini. Due poliziotti due sorvegliavano la piazza del comune - una delle principali della cittá - e, si noti bene, siamo alla settima settimana di sciopero. Civiltá.
Dopo due orette di vita romena ti rendi conto che il casino bucarestino infondo ti era mancato: il traffico, i clacson, la confusione, i lavori in corso, l´approssimazione. E anche i cani, che grintosi abbiano minacciosi: Kasper a coprire i centocinquanta metri con tempi olimpici invece di "minacciare" con il corpo a sua volta i randagi custodi del parcheggio accanto all´hotel (chi ha vissuto in Romania é abituato e sa come si fa).
Ventiquattro giovani europei ai nastri di partenza, trentasei ore di viaggio per il gruppo macedone, ventotto gradi centigradi, ottanta percento di umiditá e quattro chili persi dietro pratiche burocratiche, pagamenti, ricevute, fatture e fotocopie per organizzare una "cinque giorni" di training, frutto di una collaborazione ISCA-UISP. Oltre cento i Lei che uno sgamato tassista ottiene per portare da Baneasa - aeroporto prossimo alla cittá - i tre sprovveduti trainer italici, colleghi di Kasper, che faticano e non poco a inserirsi nel contesto capitolino romeno. Per la cronaca, tu hai pagato meno della metá per un tragitto doppio (hai volato su Otopeni, l´aeroporto internazionale leggermente fuorimano). Le ore di sonno per notte si aggirano tra le cinque e le cinque e mezza.
Sono le cinque di domenica mattina, sei immerso nelle danze quando Kasper ti fa notare che il taxi sta aspettando davanti all´albergo perché un aereo sta per decollare da Otopeni. Saluti velocissimi e folle corsa.
Ma...Sorpresa! Kasper ha chiesto un taxi negoziando la cifra di venti euro - ridicola per un danese, ragionevole per un taxi legale in aeroporto ma assolutamente un furto per un taxi normale in cittá - ma non ha precisato che per noi é necessaria la fattura. L´hotel ovviamente ha chiamato un improbabile autista guardacaso sprovvisto di tassametro. Discussione breve e telefonata al tassista "legale": meno di dieci euro di tariffa - con tanto di scontrino - e in un batter d´occhio il check in é fatto, tutto é pronto per volare a Monaco e da lí a Copenhagen.
Tempo di realizzare di essere di nuovo nella capitale danese e giá c´é un nuovo training, questa volta come partecipante fortunatamente, ancora una volta con tutti i volontari europei attualmente in Danimarca. Voglia tanta, energia zero. Due giorni da incubo, anche un fantasma avrebbe fatto meglio. "Ma che hai fatto? Sei diventato serio...a Ollerup scherzavi sempre...". "Hai ragione - Bulgarian engegneer - chiedo scusa ma sono veramente cotto".
Chiusa l´era dei training, si torna alla vita normale, con una bella tre giorni di riposo dal lavoro: quando ci vuole ci vuole. Due appuntamenti mondani su due saltano sicché si ritorna "all´antica", con passeggiata solitaria per le vie del centro. Il colpo d´occhio é cambiato: se in febbraio il freddo - "supposto" piú che reale - relega i danesi alla vita domestica consegnando il centro agli italiani che passeggiando si chiedevano "ma dove cazzo sono i danesi?", in maggio il tepore della primavera - talvolta "supposto" piú che reale - porta i danesi per le strade e nei bar.
E come al solito le strade copenhagesi favoriscono i pensieri e le riflessioni che abbondano, specie dopo due settimane senza contatti mediatici. Se anche in Repubblica Ceca confondono la Lituania con la Lettonia (sbagliando clamorosamente l´inno prima della partita e la bandiera sui documenti ufficiali), in Russia ai politici non rimane altro da fare che sparare ai corvi dal treno. Gilardino nel frattempo passa alla Fiorentina (l´anno prossimo fará mille gol, secondo me) mentre Moratti e Mancini continuano il solito cinema nerazzurro: George Clooney é single, la fidanzata del neocampione d´Europa Ronaldo scatta foto "interessanti" in un bar di Mallorca. Il Gay Pride non passerá da San Giovanni, mentre sull´agenda politica nostrana all´ordine del giorno, ci sono la libertá di informazione, l´articolo 21 della Costituzione e la "patata bollente - conflitto di interessi" Rete Quattro, su cui di recente si é espresso anche il Consiglio di Stato.
La gente vuol sapere, la gente vuol essere informata. E la gente ha il diritto di sapere: la domanda é una sola: a chi andrá il dieci? A De Rossi. Ebbene tutto é pronto per gli Europei, anche nella terra dei "biscotti": ma quale burro e burro...Ricordate il 2-2 tra Danimarca e Svezia? Qua sorprendentemente continuano a negare, anche se secondo me "biscotto fu" e "biscotto é giusto che fosse" (in un girone composto da Italia, Svezia, Danimarca e Bulgaria l´Italia avrebbe dovuto ottenere almeno 7 punti, senza sperare nei "biscotti amari altrui"!). Sperando che i francesi non ricomincino come a loro solito a prenderci a testate... "armiamoci e partite"! Mi dichiaro solennemente pronto a ritornare in Lituania, se il viaggio dovesse essere utile alla causa azzurra! Per la cronaca lí vinsi il Mondiale!
Saluti Europei
Sakøbenavn, ma anche USR (Un Sacco Romeno)
lunedì 12 maggio 2008
VENTITREESIMA PUNTATA
É con un pizzico di vergogna che mi approccio a scrivere questa ventitreesima (nel dubbio abbondo con le "e") puntata. No, nessuna telefonata a un sarto dal passato ambiguo - sono mica dell´Inter io (pur dall´alto dell´inattaccabile intoccabile "scudetto dell´onestá", chi di intercettazioni ferisce...)-, nessuna querela per dichiarazioni fuoriposto nei confronti del presidente del Senato, nessun tafferuglio/scontro con i romeni (qualcuno c´é anche in Danimarca, ma incredibilmente non delinque: che sia il contesto italico a stimolarli? O che forse non sono tutti criminali? La seconda domanda é a rischio querela, chiedo scusa come farebbe un Fazio qualunque), nessun bigliettino per invitare a colazione graziose neo-parlamentari.
Parto forte con la notizia: in Danimarca é arrivato il caldo! Il dibattito tra "estate" e "primavera" é aspro, l´unica certezza é che il tempo libero ne risente: da una decina di giorni, quasi ininterrottamente, siamo sorprendentemente sopra i 20 gradi centigradi e i danesi, che sembrano saperla lunga in questioni atmosferiche scandinave, preferiscono non pronunciarsi sul futuro godendosi ció che viene. Le strade sono gremite, ma non solo quelle: il motto sembra essere "carpe diem", sicché si rovesciano in massa nei parchi e sulle spiagge cittadine: dopo un inverno passato in letargo, un po´come serpenti, escono dalle tane e si sdraiano al sole, provando ad abbronzarsi (a differenza dei rettili peró il cambio di pelle non sembra garantito). La consueta tranquillitá non é mai in discussione, anche se le gentil donzelle danesi spesso non si risparmiano mostrando le proprie grazie - anche quando poi cosí grazie non sono - anche nei parchi cittadini senza troppe inibizioni né problemi.
Gli immancabili fiumi di birra accompagnano giochi, spesso alquanto bizzarri: una sorta di bocce giocata con zeppetti di legno, qualche calcio a un pallone, allenamento nei lanci con la palla da rugby e le immancabili corse, pedalate e pattinate. Un´evoluzione del baseball (con lanciatore e battitore nella stessa persona) che utilizza le lattine come basi incontra nei cinesi un insospettabile nemico: poiché qua nei negozi restituiscono una corona per ogni lattina vuota, i cinesi "sacchettomuniti"vanno a caccia di lattine e bottiglie in giro per parchi e strade, rovistando talvolta nei cassonetti (la conseguenza? La cittá é pulita). All´imbrunire, fanno la loro comparsa salsicce e bistecche, che vengono cucinate su barbecue usa e getta stravenduti a prezzi stracciati in tutti i supermercati. La domanda che un po´ tutti si fanno é: ma i danesi - stavolta intendo gli ometti - come diavolo fanno a essere sempre "birramuniti", talvolta ubriachi, eppure (spesso) "asciutti" e "fisicati? Pizzico di invidia.
Aeroporto, mare, zona industriale, spiaggia, centrali eoliche, un paio di colline di erba, qualche bar e il ponte dell´Oresund (quello che va in Svezia). Sembrerebbero diapositive difficili da conciliare, eppure basta allontanarsi qualche passo da Christiania per imbattersi nella spiaggia di Amager (che in virtú del criterio della pronuncia applicato alla Danimarca, diviene qualcosa tipo "hamah"), che raccoglie tutti questi elementi in un unico scenario alquanto suggestivo: i Caraibi sono ovviamente lontanissimi, il tepore dell´acqua é difficilmente immaginabile, ma considerando che siamo in pieno territorio di una metropoli non si puó non rimanere sorpresi per l´ordine, la pulizia e - manco a dirlo - della tranquillitá di questa spiaggia. Sono un popolo ordinato, questo danese, anche se scappa un po´ da ridere pensando che lo scorso weekend in uno dei maggiori parchi cittadini si é festeggiato il Carnevale. Ma infondo viene piú da ridere pensando a Materazzi.
Un sorriso puó scappare anche pensando alle avventure di due italiani medi che giá all´aeroporto di Copenhagen sono con il torcicollo e non per il vento. Il tasso di cambio, si sa, é un nemico per gli anti-matematica di tutto il mondo, ma il tasso di cambio applicato al centro di Copenhagen provabilmente é un nemico anche dei centri anti-usura: é un po´ come al casinó - ma anche al casino - quando arrivi a un ufficio di cambio in centro a Copenhagen, sai con quanti soldi entri e non con quanti esci. Occorre un pomeriggio di calcoli e una buona dose di pazienza per realizzare di aver pagato due birre 120 corone - pari a circa 16 Euro (per caritá, nel miglior bar del centro cittá) - che moltiplicate per il tasso di cambio "strozzino" divengono una cifra che é meglio non sapere. E mentre lo raccontano - perdendosi nel conto delle bellezze naturali incontrate - arriva la sorpresa del filetto di pesce - giunto misteriosamente al tavolo - che stride con il filetto di carne che si era convinti di aver ordinato: il conto ovviamente ne risente, cosí come la scelta dell´abbordabile birra al posto di un qualsiasi vino, decisamente fuori portata.
Dispiace pensare che tra un po´ tutto questo sará finito (anche perché laggiú diesel, benzina, pasta e pane stanno diventando piú costosi dei reni), ma tutte le cose belle hanno una fine, compresa la ventitreesima puntata di Danimarcantonio, che si prepara a un clamoroso dejavu in quel di Romania la prossima settimana per "...motivi di lavoro".
Un abbraccio internazionale, a presto.
Sakkøbenavn
martedì 29 aprile 2008
VENTIDUESIMA PUNTATA
"Ma dove cazzo é il Molise? E Pordenone? Qual´é il capoluogo della Calabria? Dov´é Voghera?". Risate. Il ceco ci guarda perplesso (ceco, non cieco). "Gli italiani non sanno nulla di geografia, sanno i nomi delle regioni e delle cittá perché le hanno studiate da piccoli a scuola, ma poi se le dimenticano...". Il ceco é ancora perplesso. Effettivamente é un concetto difficile da spiegare, specie in un bar, specie dopo quattro birre, specie con la musica alta, specie in mezzo a una folla indescrivibile. Il ceco é sempre piú perplesso.
Avrá pure il pizzetto leggermente canuto e la chioma meno brillante di qualche tempo fa, ma mettendogli addosso una maglia nerazzurra, non si fa troppa fatica a riconoscerlo. Correva l´anno 1987 ed era la tua "prima volta": assieme al prode zio Romano andavi sulle gradinate di San Siro per vedere gli ultimi minuti di un Milan-Atalanta e in campo c´era anche lui, Glenn Peter Stromberg. Mentre sul piccolo schermo italiano imperversa il "Se non fossimo il paese che siamo", la tv svedese - col contributo di Stromberg, definito opinionista sportivo - parla piú pacatamente di Albino Leffe nella prima serata di un tranquillo giovedí sera.
Sottofondo musicale: "Mare mare" di Luca Carboni: Andrea Spanu, ventisei anni, rigorosamente di Missaglia, provincia di Como. No, non mi linciare, scherzavo: Lecco. Riflessivo ma pungente, preciso e divertente, il suo www.motondosoinaumento.splinder.com propone delle riflessioni su vari temi di attualitá, spaziando dalle news alla storia, dalla politica alla societá, dall´Italia al Mondo, passando attraverso l´Europa.
"Ma secondo te in Danimarca la gente cucina la pasta scotta perché gli piace o perché non sa cucinare? E perché non la condiscono appena dopo averla "scolata"? Dico Danimarca giusto per dire, ma in tutto del resto d´Europa il discorso non cambia...Ecco, tu sei tedesca: quando non mangiate wurstel e crauti, penso che ogni tanto pure voi cucinate un po´ di pasta. Perché la fate scotta?". E lei :"Perché c´é scritto 12 minuti sulla confezione, noi siamo precisi: forse é troppo tempo...". "Certo: i tedeschi sono un popolo cosí, se devono organizzare una manifestazione, un´occupazione, in una stazione, prima comprano il biglietto". "Vero, peró la pasta viene scotta comunque". "Vero anche questo". Domanda teutonica: "Ma voi come fate a capire se la pasta é cotta?". "La assaggiamo". "Giusto". Dialogo interculturale tra due italiani e una tedesca, al bancone del bar di una nota discoteca danese.
Valby, lunedí mattina di sole. Passeggiata verso il treno che porta all´ufficio. Ci sono i lavori per l´apertura prossima di un negozio che dá sulla strada. Dalla polvere spuntano due tute da lavoro macchiate di vernice e calcestruzzo. Caricano due scatoloni e puntano il retrobottega. Cosa c´é di strano? Sono due biondine, di cui una niente male. Paritá.
Sottofondo musicale: "La leva calcistica del 68". Cesare, trent´anni, bergamasco d´origine, vilniese d´adozione: una delle persone piú serie che abbia mai conosciuto nei miei peregrinaggi oltralpe ha rotto gli indugi ed ha cominciato pure lui. Musica in crescendo "Il ragazzo si fará..." e anche di brutto: non ci credete? Date un´occhiata qua http://storie-e-filosofie.blogspot.com , il blog lituano piú serio che un terrone d´Europa possa scrivere.
E ora parliamo di Ronaldo. No, va bé, meglio di no. Parliamo del Presidente del Senat..Oddio non voglio pensarci, ho i brividi. Parliamo allora del 5 maggio...no, ok, roba vecchia. Vogliamo parlare allora del quattro maggio? È bastato eleggere Alemanno sindaco e Roma torna a sognare il titolo: che dire? "Oggi puoi dire quello che ti pare, ma il tuo incubo si sta per realizzare". Ancora. "Nell´anno del centenario sempre il solito scenario", anche senza Gresko, Poborski e compagnia danzante. Non succederá perché non succederá, ma se poco poco dovesse succedere, cari amici nerazzurri, non vi rimarrá altro da fare che intercettare le telefonate del profeta che ha scelto la coreografia per il derby. Portafortuna.
martedì 22 aprile 2008
VENTUNESIMA PUNTATA
La doccia ti ha ritemprato, l´allenamento é stato intenso. E´ una domenica assolata, la primavera sembra essere arrivata anche a Copenhagen. Attraversi la strada e la vedi. E lei é lí che ti aspetta. Ti guarda. Ti fissa. La guardi e pensi: perché no?
Telaio blu, ruote lenticolari e mappa sullo sterzo: inserisci venti corone e un meccanismo simile a quello dei carrelli nei nostri centri commerciali ti fa entrare nel fantastico mondo del bikesharing. Monti in sella ("alla bersagliera!" griderebbe un noto impiegato nostrano) e cominci a pedalare.
In Radhuspladsen e noti una folla inusuale: un palco e un telone con un 100 stampato accanto a due gentil donzelle. Fai uno piú uno, poi chiedi conferma: ebbene sí, si festeggia il centenario del diritto di voto alle donne. Calcolatrice alla mano, ricavi un sorprendente 1908, poi perplesso pensi al 1948 italiano infine - sempre calcolatrice alla mano - sorridi pensando che in Svizzera la ricorrenza odierna danese arriverá - forse - nel 2072. Sul palco c´é un´attrice comica, rimanere non ha senso, per cui inforchi la bici e ti butti verso i parchi.
Come al solito tutto é tranquillo, sicché ripensi agli ultimi giorni, passati in compagnia di Giuseppe e Federica che son venuti a trovarti: che bello il castello di Hillerød, decisamente meglio di quello di Helsingor (sí, proprio lui, Amleto) anche se Helsingor-paese é molto molto carino. Carina anche Roskilde con il suo fiordo. Non male nemmeno lo zoo (stavolta a Copenhagen), visitato quando ormai Giuseppe e Federica erano al gate, poi sul pulman, infine sull´aereo.
Inutile dirlo, anche nei parchi la tranquillitá regna sovrana. Piccoli crocchi di persone, a volte coppiette, a volte singoli lettori, si godono il sole adagiati su colorati asciugamani, accanto alle bici. Pochi giocano a pallone sebbene non sembri palesemente vietato, quasi stride il gruppetto di ragazzetti che si scatena con una palla da rugby.
C´é silenzio, l´atmosfera é rilassata. Sicché la mente é libera di ragionare, nei limiti del possibile. Secondo un documento fornito dalla CIRUS - l´agenzia statale danese che gestisce borse di studio e programmi di scambio comunitari - in Danimarca lavorano il 79% degli uomini e il 73% delle donne. Non mancano i "papá casalinghi" e i "papá babysitter", inoltre la "quota rosa" del Parlamento - benché non sancita dalla legge - é decisamente maggiore rispetto ad altre latitudini.
Da queste parti femminismo, paritá e diritti alle donne sono tutte parole che hanno un certo peso. Le ragazze non sembrano sognare di fare le veline e non sembrano ricorrere spesso a "confortevoli scorciatoie" di comodo per ottenere risultati (recentemente un politico italiano solennemente dichiarava di non averla mai data per far carriera: evidentemente é normale darla per far carriera, in certi paesi evidentemente le donne fanno cosí). É normale vederle svolgere anche lavori in cui il rischio concreto di spezzarsi le unghie é veramente ma veramente alto. Eppure non sembrano rinunciare alla maternitá, specialmente le giovani (Copenhagen é piena di passeggini, e ovunque ci sono pupetti, tutti stupendi per la veritá). L´ambizione é quella di dimostrare sempre e comunque di poter farcela da sole (si tratti di trasportare pesi e carichi o di lavorare come muratori in casa o di crescere un bambino lavorando senza un papá).
Il conto al ristorante ovviamente non é un affare esclusivo degli uomini, anzi se capita di mettere mano al portafogli per offrire una birra a un ometto, di certo non si tirano indietro. Non vivono sul piedistallo come le omologhe italiche, non hanno la stessa aria sprezzante con cui da noi si guardano le straniere "mangiauomini" che - specie dall´Est - arrivano nel Bel Paese in cerca di fortuna (intraprendenti, cariche di energia, sveglie, intelligenti, spigliate, fresche, spesso furbe e smaliziate, ma anche - perché no - belle). Diciamo che quá le donne avanzano pretese ma sono pronte a rimboccarsi le maniche, sembrano chiedere maggiori diritti adempiendo tuttavia anche ai doveri. Poiché cresciute nel sistema scandinavo, a paritá di etá, sono notevolmente piú mature e indipendenti delle italiane (a livello di maturitá e indipendenza credo che anche per gli ometti - mediamente - si possa trarre la stessa conclusione).
Se gli ometti non disdegnano il grembiule, le donne indossano i pantaloni: ma solo in senso metaforico. Minigonne e scollature sono all´ordine del giorno, cosí come i tacchi, anche in mezzo alla neve. Il compromesso e l´equilibrio tra i sessi da queste parti sono aspetti senza dubbio interessanti.
Ragionando ragionando, si son fatte le 20.43, hai giá lasciato giú la bici e cenato: in Radhuspladsen la celebrazione volge al termine, una cover viene intonata da un gruppo di sette cantanti donne - provenienti da diversi gruppi o soliste - lasciando il pubblico soddisfatto ma ovviamente ipercomposto.
Senza sapere né come né perché é arrivato giovedí. E su Copenhagen continua a splendere il sole. Non si parla di Alitalia, non si rumoreggia per i romeni e gli zingari (qua non hanno avuto né cinque anni di governo Berlusconi con i vari indultini né il Governo Prodi o un sindaco comunista a Copenhagencui dare la colpa degli eventuali misfatti degli stranieri), non si fa il totoministri. Ma ci si rende conto che forse i sondaggi di Veltroni che parlavano di pareggio erano un tantino inaffidabili: mi sa che ora "non si puó piú fare". Sorprendente anche l´abbinamento "romeni" "extracomunitari" che continua a vigere nella terra dei cachi.
Tuttavia una domanda stuzzica il palato dei curiosi anche nella terra di Rasmussen (Berlusconi lo definí il primo ministro piú bello d´Europa, piú bello anche di Cacciari, prima che la sua indole di barzellettiere si lasciasse scappare un "lo presenteró a mia moglie") nasce spontanea: ora che i comunisti sembrano ai minimi termini, Berlusconi con chi se la prenderá? Con l´impero Austro-Ungarico?
Ai poster l´ardua sentenza.
Greetings from (sak)købenavn!!!
domenica 13 aprile 2008
VENTESIMA PUNTATA
Tru tru tru tru tru...si sale....tru tru tru tru tru trutru tru tru tru....il mondo si rimpicciolisce, l'orizzonte si allarga.....tru tru tru TRUUUCK TRUUUCK TRUUUUUUCK....uhhhh!!! Istante di smarrimento e vertigini. Poi la discesa rapida,per un attimo manca l'aria. La cintura di protezione trattiene il corpo, i muscoli delle cosce sono contratti. L'irrazionalità travestita da paura sembra prevalere sullarazionalità impersonata dalla fiducia nel mezzo. Tru tru tru tru tru...si sale di nuovo....TRUUUCK TRUUUCK TRUUUUUUCK...Stessa sensazione di prima, ma menoamplificata. la serietà sostituisce il terrore. L'asse della tensione si carica progressivamente, un'ondata di aria gelida entra nelle narici alleggerendo i pensieri. Dopo due virate e tre saliscendi, parte un attaccodi sorriso difficile da sopire, mentre i binari si aggrovigliano sempre più: le mani sono attaccate alla cintura, quelle degli altri sono in aria. Accanto a te c'è un tal Jessi Saikkonen, un cognome un programma, diciottenne cosmopolita finlandese dai tratti innocenti e adolescenziali, che ti guarda e sorride: ti lacrimano gli occhi per le risate, sei peggio di un bambino. E anche classica foto è impietosa: sembri un idiota, in realtà sei solo un italiano che all'Europa Park di Rust, in Germania, affronta per la prima volta l'ebbrezza di un giro sulle montagne russe. E ci prova gusto.
All'Europa Park infatti c'è una cinquegiorni di seminari e workshop dal tema"Violenza e razzismo nello sport", alla quale prendono parte unaserie di rappresentanti di istituzioni ufficiali di vari paesi eun gruppo di smandruppati ragazzotti provenienti da varie ONG delvecchio continente. Le occasioni di contatto reale tra i due gruppisono pochine, ma il contrasto è evidente, più che sul piano meramenteanagrafico, su quello dell'abbigliamento e della sobrietà. Ma c'è un bel clima, specie nella tavolata composta da un funzionario georgiano, uno austriaco, un lettone, un lituano e uno svizzero, alla quale prende parte anche Danimarcantonio, eletto rappresentante di una nazione e mezza.
E ancora rido se ripenso a un'altra - questa volta "non governativa" - in cui accidentalmente parte un inarrivabile scambio interculturale di barzellette, con un estone che si autosfotte citando una storiella appresa in Lituania, uno slovacco che ne spara un paio dal tono ipercaustico sui cechi, un croato che replica con i bosniaci e un serbo che ne sguinzaglia una sulle relazioniserbo-kossovare, tanto reale e amara quanto divertente e apprezzabile. Ovviamente non poteva mancare il siparietto sugli italiani - grande protagonista un olandese- accompagnato dal tema religioso che coinvolge ebrei, musulmani e cattolici.
E ormai non mi sorprendo più quando assumo le vesti del teatrante di fronte a un pubblico composito di gioventù europea: un olandese, uno slovacco e un serbo cantano una canzone popolare italiana, guidati dal neofita dele montagne russe. L'esperimento "a cappella" (un po' in tutti i sensi) applaudito e apprezzato dalla folla è l'ennesima dimostrazione dell'unicità del popolo italico: il clamoroso bis non riesce solo per la timidezza finlandese, che non se la sente di intonare pubblicamente"fratelli d'Italia". Avremo mille difetti, proveniamo da un paese che non funziona, facciamo ridere il mondo, siamo una repubblica delle banane indietro mille anni rispetto al mondo. Ma siamo vivi, paragonati agli altri. Che piaccia o no.
"E' triste, ma ormai iniziano a essere tanti i giovani di buona volontà che partono dall'Italia per cercare opportunità all'estero, in giro per l'Europa ne ho conosciuti veramente tanti, la mia impressione è che siamo sempre più...". "Bè, in Macedonia è normale...". Ecco, in Macedonia è normale.
A Copenhagen che succede? Le giornate si allungano, le piazze e le strade si riempiono ditavolini. Ancora sotto le coperte, ma rigorosamente outdoor, i danesi bevono birra,aspettando l'esito delle ennesime elezioni italiane, in pieno svolgimento.
A proposito, siete andati a votare?
Un abbraccio elettorale,
SaccOdense
giovedì 3 aprile 2008
DICIANNOVESIMA PUNTATA
From Dennis Carzaniga To undisclosed recipients. "Mercoledi 20.30 Milan-Samp: stadio? curva? terzo blu? a che ora? Io confermo che vado a vedere Inter-Samp primavera alle 14.30, poi credo aperitivo e di seguito stadio. Adesioni?". Lacrimuccia. Ogni volta che ci si ritrova per lo stadio, la procedura oleata passa attraverso le email. La voglia di confermare é tanta, cosí come tanti sono i 1400 chilometri che dividono Copenhagen da Milano. Non é il calcio che mi manca, specie ad alti livelli, ma l´andare allo stadio, il guardare la partita cantando a squarciagola, il panino chimico e la birretta classica del dopogara.
E invece mi ritrovo quá a godermi nel tepore del mio ufficio, la neve che scende su Copenhagen. É il primo giorno "di neve" in due mesi e due giorni di Danimarca. Nonostante piova relativamente spesso, i venditori di ombrelli non fanno grossi affari, eppure il vento dovrebbe dar loro una mano, rompendo ombrelli in serie. E invece no: il vento gli rovina il business, perché qua - che sia pioggia o che sia neve - le precipitazioni cadono in orizzontale, per cui servirebbe un ombrello alto quanto una persona per evitare la doccia. Ma a quel punto il rischio sarebbe quello di girare un angolo e ritrovarsi all´improvviso sulle isole Far Oer, fluttuando nei cieli del nord come novelli Mary Poppins. Un impermeabile cappucciodotato - possibilmente pesante - rimane la soluzione migliore: rimane insoluto il problema del viso, che rimane scoperto quando si cammina controvento (le gocce d´acqua o i fiocchi di neve sono tendenzialmente molto molto freddi, sensazione alimentata dal vento, e tendono a "ficcarsi" nei pori della pelle rendendo tendenzialmente rapido il congelamento).
Ma come? Non é primavera in Danimarca? Ma certo che é primavera, amici. Le righe precedenti risalgono a qualche settimana fa, quando un turno infrasettimanale di campionato segnava la sconfitta casalinga del Milan contro la Sampdoria. Peró mi sembravano righe divertenti e significative, sicché - per valorizzare lo sforzo comunque profuso - ho deciso di pubblicarle ora. Per la serie, meglio tardi che mai.
Per la cronaca anche a queste latitudini abbiamo spostato in avanti di un ora la lancetta dell´orologio, con l´aggravante che all´estero non é cosí semplice ricordarsi del cambio di ora. Quante volte ce lo si dimentica in Italia? Ma poi arriva provvidenziale un telegiornale, un annuncio radiofonico, un altoparlante alla stazione, due vecchiette sul tram che si interrogano sul dove sia effettivamente il risparmio incolpando il governo mangiapaneatradimento. Ecco: immaginate ora che il tg, gli annunci, gli altoparlanti e le vecchiette si coalizzino senza pietá e comincino a parlare una lingua strana e incomprensibile, per esempio il danese.
By the way, la mia personale catena del "mai avrei pensato di..." ieri sera si é arricchita di un nuovo anello, e che anello, amici miei. Dopo un´allegra cenetta a base di pasta offerta "dalla casa" (chiaramente casa mia), é partito un allegro coretto italo-moldavo che ha intonato "su di noi" e "gelato al cioccolato" per il piacere di una simpatica ragazza tedesca che - forse in virtú dei suoi trascorsi italiani o del vino che aveva in circolo - sembrava molto molto divertita. Pare che Pupo rientri nel bagaglio nazionalpopolare che ha varcato la Cortina di Ferro fin da tempi non sospetti. Ma pare che in Germania sia piú famoso Tiziano Ferro. Ci ho pensato, ma non riesco a capire chi - tra moldavi e tedeschi - stia sia meglio o peggio.
"Preparate le valigie, amici, andiamo a Berlino!" ruggiva ieri Fabio Caressa, in delirio marcio per un secco 0-2 in terra teutonica, che toglieva il lume della ragione anche a un normalmente equilibrato zio Bergomi: "Preparate le valigie, amici, andiamo a Rust!" ribadisco io, che mi preparo a raggiungere l´EuropaPark per una settimana di training program dal titolo "Racism in sport", gestito da vari enti incluso il FARE.
Siamo ordunque ai saluti, cari miei....
Un abbraccio internazionale,
SaccOdense?
giovedì 27 marzo 2008
DICIOTTESIMA PUNTATA
Un uomo di trentaquattro anni puó fare sesso con una ragazza di quindici. A patto che lei sia consenziente. La legge parla chiaro. Siamo in Danimarca, uno dei primi paesi a legalizzare la pornografia nei primi anni settanta.
In questo caso la "lei" in questione sembrerebbe consenziente, si era a una riunione dei giovani socialdemocratici, di cui Joppe Kofold - ormai ex vicepresidente della commissione affari esteri - era un popolare esponente.
Forse il partito socialdemocratico - al governo per una vita fino al 2001 - ha voluto evitare uno scandalo maggiore, forse il buon Joppe é caduto in un tranello, fatto sta che la trasparenza - anche "morale" - quá sembra essere un valore forte. Forse un po´ipocrita, ma sicuramente forte: cosí come forte é il provvedimento delle dimissioni adottato dall´ex parlamentare.
Il dibattito é aperto. All´ordine del giorno c´é la compatibilitá tra puritanesimo e modernitá in un paese in cui libertá individuali e progresso sono la faccia della medaglia che trova nella tradizione e nel governo conservatore la sua nemesi. Sembrerebbero fratture profonde e insanabili, eppure la piena occupazione é veramente prossima e il welfare state, nel complesso, sembra reggere.
Com´é possibile? Le dimissioni di un politico per una "questione morale" fanno pensare, in effetti, anche perché la legge non é stata violata.
Sarebbe abbastanza ingeneroso a questo punto comparare ora la "prassi politica" nostrana, parlando del modo in cui il tema della "questione morale" venga sviluppato nel Paese dell´Indulto, dove uno schieramento bipartizan di parlamentari incalliti include condannati di ogni sorta, dove nemmeno le condanne in via definitiva per "mafia" o "crimini contro lo Stato" inducono i politici nostrani a scollarsi dalla poltrona. Politici che fanno festini a base di cocaina proibendo l´uso di droghe ai comuni mortali, politici che divorziano e si riaccoppiano tutelando la famiglia, politici che ormai é difficile separare dai maiali, utilizzando la metafora orwelliana.
Tuttavia - mentre il re dei condoni e delle leggi ad personam promette la lotta all´evasione e il suo avversario replica promettendo di cancellare cinquemila leggi (non é chiaro quale sia il criterio, chissá che cosa diventerá legale...) - l´altra notte ho sognato che nel paese in cui ancora si muore per una partita di calcio arrivava finalmente una buona notizia: l´Expo del 2015 sará in Italia, in una cittá del nord italia, con Sindaco e Presidente di Regione di un partito, Presidente di Provincia e Governo dell´altro. Sognavo che forse un giorno sará possibile che tutti e quattro gli attori si siedano allo stesso tavolo - anche solo per una conferenza stampa - per ringraziarsi vicendevolmente per lo sforzo comune, lanciando un messaggio di unitá e buonsenso. Nei giorni scorsi compilavo un test per capire quale fosse il partito piú vicino alla mia posizione politica: quando ho visto i risultati mi son sentito nello Jutland, isolato e sperduto, isolato al massimo della "laicitá" a mezza via tra progressisti e conservatori. Poi mi son ricordato della conversione pasquale del Cristiano Maghdi: la stagione dei Guelfi e dei Ghibellini, evidentemente, non é ancora finita.
A questo punto peró mi viene da pensare. La Danimarca (5.447.084 abitanti, anche se andrei aggiunto io che sfuggo alle statistiche di wikipedia) conta circa la metá degli abitanti della Lombardia (9.475.175, o 9.475.174, per il motivo di cui sopra) con la differenza che é una nazione: che cosa succederebbe se la paragonassimo alla migliore - economicamente parlando - regione d´Italia? Che forse - sacrilegio! - potremmo tenere testa? Che se usassimo un po´ di buon senso cooperando gli sforzi forse potremmo diventare competitivi?
Sinceramente non so. Al momento so solo che la Danimarca é rimasta bloccata una settimana intera, con il fiato sospeso, di fronte al teleschermo per sapere il nome del vincitore di X-Factor, versione nordica di "amici di Maria".
Per la cronaca ha vinto Martin, che ha conquistato senza problemi tutte le prime pagine dei giornali. La "logica dei media" ha relegato "si spalla" il povero Jogge, in barba alla questione morale.
Che anche la Danimarca stia una Repubblica Democratica fondata sulla televisione? Ai posteri l´ardua sentenza.
Nel frattempo lancio un nuovo supermegasondaggione primaverile: quale firma preferite tra Sakkøbenavn, SaccAarhus o SaccOdense?
martedì 25 marzo 2008
DICIASSETTESIMA PUNTATA
Dopo due mesi abbondanti di vita isolana, ho rimesso piede sulla terraferma: per Pasqua sono stato nello Jutland, penisola lungo la quale corre il confine tra Germania e Danimarca, punto strategico fondamentale per le rotte marittime tra Mare del Nord e Mar Baltico, fin dalla notte dei tempi. Nei 29.775 km quadrati di territorio danese vivono 2.491.852 persone (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Jutland) : spannometricamente la media é 83 persone per chilometro quadrato. Giusto per avere un termine di paragone: sempre secondo wikipedia in Lombardia vivono 401 persone per chilometro quadrato (23.861 chilometri quadrati, circa 9.500.000 abitanti), in Piemonte siamo attorno ai 127 (25.400 chilometri quadrati, circa 4.400.000 abitanti) con la differenza che mezzo Piemonte è attraversato dalle Alpi (ho preso due regioni paragonabili per dimensione, per abitanti e per temperatura media).
La cittá principale dello Jutland é Aarhus, seconda cittá di Danimarca (circa 300.000 abitanti), circa tre ore di treno da Copenhagen (622 Corone, pari a circa 81 Euro, per un biglietto di andata e ritorno) per poco piú di 300 chilometri. Il centro storico, carino e ovviamente deserto, é composto da un sistema di strade pedonali che si intrecciano con canali e gradevoli ponticelli. Molte case sono color mattone, ovviamente con tetti "a spiovente", di tanto in tanto si intravede un qualche edificio dalla struttura squadrata vagamente razionalista-fascista. Qualche chiesa (tipicamente danese: color mattone, con campanili alti e appuntiti, con tanto di bandiere danese davanti all´ingresso) e qualche museo, rompono il susseguirsi di negozi e fast food (Mc, Sunset, qualche sparuto 7 Eleven). Se a Copenhagen tutti vanno in bici, ad Aarhus c´é anche qualche macchina (pare che Aarhus sia soprannominata "la piú piccola grande cittá al mondo") . Per la cronaca, la Ceres é di Aarhus, ma non sembra cosí popolare come la Carsberg a Copenhagen (o la Odense a Odense).
A soli 16 km da Aarhus c´é Herskind, un villaggio che definire villaggio é una parola grossa: si tratta di una comunitá composta da meno di 100 persone, una parte delle quali disabile: quí vive Sandra, una volontaria lussemburghese che aiuta appunto i disabili. Quí Katerina - biondina ceca "tutto pepe" mi insegna paziente una serie di utilissimi scioglilingua cechi che definire ingarbugliati é poco.
Dalla finestra della casa di Sandra "c´é una vista splendida, adoro fare colazione e guardare fuori alla mattina" ama ripetere: si vede tutto lo Jutland. Lo Jutland, proprio lui. Mi avevano avvertito, ma non pensavo potesse essere realmente cosí: avete presente il concetto di "vuoto pneumatico"? Benissimo: applicatelo a uno spazio piú vuoto del vuoto pneumatico e posizionate il tutto su una pianura che piú piana non si puó, ponendo di tanto in tanto - senza esagerare mi raccomando - qualche sparuto stagno, qualche isolata casetta con qualche centrale eolica qua e lá. Benvenuti nello Jutland. Qua non ci sará mai una guerra: non c´é niente da conquistare. In compenso nevica e piove spesso.
Circa 35 km separano invece Aarhus da Randers, cittadina che grazie ai suoi 55.000 abitanti, é la sesta cittá piú popolosa di Danimarca. Randers é famosa per il suo zoo tropicale ubicato sotto una sorta di serra stile Truman Show (nella foresta tropicale sono riprodotte microclimi di Asia, Sud America e Africa, con tanto di animali e piante). Quí opera Hristos, il volontari ogreco che gentilmente ci offre un weekend presso casa sua con annessa visita guidata - soprattutto gratuita - dello zoo.
In proporzione Randers sembra molto piú viva di Copenhagen, non tanto per lo zoo (sprovvisto di leoni) quanto perché di sera-notte nelle strade c´é gente che fa casino: bande di ragazzetti tendenzialmente ubriachi schiamazzano e strillano per le vie del centro. Ci sono le macchine, ogni tanto si sente addirittura qualche colpo di clackson. Botta di vita.
Mezzanotte abbondante: é Pasqua da qualche minuto. Hristos allungato sul letto abbozza una scena di ET e, nel tentativo di imitare l´extraterrestre, esclama sofferente "Can I call home?". Tempo di fare affluire il sangue al cervello e un coretto italo-graco esclama all´unisono "No, too expensive". Dieci minuti di risate.
Sinceramente non pensavo che i greci fossero cosí simili agli italiani. Al di lá dell´episodio, spezzo una lancia in favore dei campioni d´Europa in carica: anche loro guardano l´Europa da sud, anche loro ridono, scherzano e fanno casino; anche loro capiscono che quando si fa la spesa esiste una logica e quando si cucina esistono delle regole per combinare gli alimenti. Per il resto, stessi problemi - immigrazione, politica, trasparenza etc, e stessa voglia di vivere e di sorridere: se non si tratta della stessa lunghezza d'onda, poco ci manca.
La classica telefonata a casa per gli auguri pasquali - sia essa da Chisinau-Tiraspol come ieri, o dallo Jutland come oggi - ti fa pensare: con un pizzico di ingenua crudeltá papá ti snocciola tutto il menu preparato da mamma, che non ha dimenticato nemmeno una delle sue specialitá. Rabbividisci, pensando al peperoncino con riso di Sandra o alle verdure al forno preparate da Katerina (en passant, la pizza con ananas non é cosí cattiva). E rabbrividisci anche al vento gelido e alla neve di Randers, comparata ai 38 gradi dello zoo.
Durante il viaggio di ritorno, di scappa una risata maligna alla stazione di Federicjia quando un vecchietto, nel tentativo di fumarsi una sigaretta, rimane giú mentre il treno riparte: sorridi ancora quando a Odense, il vecchietto risale sul treno con la moglie che lo abbraccia bonariamente. Come ha potuto? Nel mezzo c´é stato un guasto, il treno é rimasto fermo una mezzoretta, sicché siamo arrivati a destinazione con mezzora abbondante di ritardo. La conclusione? Chissá se anche quí, una volta, i treni arrivavano in orario...
lunedì 17 marzo 2008
SEDICESIMA PUNTATA
Agli svedesi piace la fika. E' un loro chiodo fisso, non c'è giornata in cui non si dedicano ad essa. Loro vedono solo la fika, rigorosamente con la K. E dedicano ad essa tutti i santi pomeriggi.
Ma non erano quelli dell´Ikea? No, sono quelli della fika. La Volvo? Sempre meglio la fika. Scania? Fika. Tetra Pack? Fika. Re Carlo XVI Gustavo? Fika. Ibra? Fika. Ragú d´alce? Fika. Ingmar Bergman? Greta Garbo? Anita Ekberg? Fika. Abba (per lo meno quelli sopravvissuti)? Roxette? Ace of Base o the Cardigans? Fika! E non si discute: in Svezia la fika vince su tutto.
"Dove lavoro io c'è tutti i giorni..."."Da noi due volte a settimana, ma è buona...dura tre ore". "Nella mia azienda c'era uno cui non piaceva: l'hanno licenziato"."Bè si, diciamo che in certi posti, in certi ambienti, se non ti piace vieni guardato male, non fai carriera...Ma Antonio, tu sai cos'è la fika svedese?".
"Bah...Oddio...ne ho sentito parlare, l'ho vista in fotografia, certe volte magari in alcuni filmati...". "No, non lo sai".
Se ai danesi piace lo hygge, gli svedesi vanno pazzi per la fika. Dategli torto, pensate voi, ragioniamo rispondo io. La fika è un appuntamento fisso che scandisce l'andar del tempo nei pomeriggi scandinavi: in parole povere è una merenda con thé, torte e biscotti; è un momento conviviale che raccoglie attorno allo stesso tavolo colleghi, amici, parenti.
Ci vogliono circa una decina di euri e circa mezzora per attraversare il ponte dell'Oresund e ritrovarsi "sull'altra sponda" (aridaiie) della Scandinavia. La terza città della Svezia è il regno di Zlatan: nota più per una finale di coppa dei campioni (persa con il Nottingham Forest nel 1979) che per il gemellaggio con Chieti, Malmo è una ridente cittadina industriale appollaiata sulla costa meridionale della Svezia, dove il nostro eroe si é recato per incontrare vari cervelli e talenti italici dislocati tra Lund - una cittadina universitaria - e la cosmopolita Malmo (secondo wikipedia il 27% della popolazione é nato all´estero, sono rappresentate 170 nazionalitá e si parlano circa 100 lingue: gli immigrati provengono da europa balcanica e orientale, asia - in particolare Iraq - e ovviamente dalla vicina Danimarca, presumo per motivi fiscali). Bastano pochi passi in cittá per rendersi conto che qua la fika é veramente di qualitá.
Da un "sabato italiano" a Malmo a una domenica pomeriggio a Christiania il passo, alle volte, è tremendamente breve sicchè, senza sapere nè come né perché, il nostro eroe si ritrova nella celebre Pusher street in compagnia di Niko, un volontario greco attualmente in Jutland ma in visita a Copenhagen, e Lars, un giovanotto danese reduce da uno SVE - Servizio di Volontariato Europeo - in Spagna.
C'è il sole: una band suona, il pubblico canta e balla. Tutto è tranquillo, compresi i famosi venditori, regolarmente al loro posto. Ci sono persone di tutte le età: ragazzini, giovani, famiglie - spesso con bambini al seguito - e anche persone "grandicelle", a volte con nipoti al seguito. Lo striscione "Legalize, no panic is organic" fa capolino su un lato della piazza: i festoni che la attraversano alernando stilizzate foglie di marjuana e bandiere di Christiania (tre cerchi gialli allineati su sfondo rosso) conducono a un megaparolone composto impossibile da concepire per noi comuni mortali (e sgrammaticato anche in danese secondo Lars) che suona tipo "le repubbliche delle banane sono un pazzo crimine di guerra". Sorrido guardando alcune ragazze che, in prima fila, ballano e cantano in divisa nera brandendo manganelli di gomma gialli e rossi: al posto di "politi" - polizia - c´é scritto "Idioti" (una parola difficilmente traducibile che credo differisca dall´italiano solo per la posizione dell´accento, che mi pare cada sull´ultima i, forse per analogia con politi).
Uscendo da Pusher street ci si imbatte in variopinte strutture per skate-board e concerti, bar e café. Immancabili le bancarelle turistiche, caratteristico il lago: tutto é molto molto colorato e vivace. Si passeggia che è un piacere, ci sono panchine e tronchi di alberi da cui ci si può sedere godendosi il colpo d'occhio e la pace, bevendo e/o fumando (ma anche no). C´è chi suona e c'è chi si bacia, c'è chi va a cavallo e chi ride e scherza, c´é chi passeggia e chi gioca a pallone. Insomma: da queste parti si può far ciò che si vuole. E tutto sembra molto molto tranquillo, comprese le centrali eoliche che si intravedono in lontananza: "Quando sei qui, guardi in faccia le persone e condividi questo mood, ti sembra impossibile che un uomo possa uccidere un altro uomo" osserva Lars. Il concerto si chiude, si festeggia il quarto anniversario da una delle mille operazioni tentate dalla polizia di chiudere Christiania: la band regala canne per tutti, in appositi "portacanne" in plastica. "Sono professionisti quí" osserva Niko sorridendo e porgendo il fuoco a Lars.
La parte romantica finisce qui. Attorno al lago ci sono - dislocate sulle stradine - le adorabili casette costruite dagli hippy negli anni '70 in quella che era una zona militare. Oggi in queste casette abitano ometti di mezza età con tanto di famiglia, ometti che spesso rappresentano il gotha della società, dell'economia e della politica danese. Ometti perfettamente integrati nel sistema, istruiti, ben vestiti e tendenzialmente ricchi: ovviamente le case sono diventate "di proprietà" (credo di poter dire senza nessun acquisto) e ovviamente sono "esentasse". Per la cronaca sono a due passi dalla metro, due e mezzo da borsa, biblioteca reale e parlamento, tre dal celeberrimo Stroget. Sempre per la cronaca questi sono tempi duri per gli hippy contemporanei: riuscire ad abitare a Christiania é molto difficile se non impossibile, cosí come rimane difficile anche andar lì e costruirsi una propria casa. Anche da queste parti il 1971 é lontano.
Certo, se il passo tra un "sabato italiano" a Malmo e una domenica a Christiania é breve, ancor piú breve é il passo tra una domenica di sole e un lunedí mattina di neve: fitta fitta per due minuti, piú lieve per dieci, poi di nuovo fitta per due. Come dicono nel dipartimento di italiano dell´universitá di Copenhagen "Il vento da queste parti é micidiale. In un attimo ti puó portare le nuvole in una giornata di sole, in un attimo te le puó portare via... L´unica cosa che ti puó sorprendere a Copenhagen é il clima: per il resto non succede veramente niente!".
Abbracci, saluti e baci. A presto,
USDmercoledì 12 marzo 2008
QUINDICESIMA PUNTATA
"Le donne qua si sono evolute e sono diventate uomini - tuona Matteo, uno dei tanti figli di mamma Tetrapack - é un processo iniziato negli anni 60´ che non si é mai interrotto...Vogliono dimostrare sempre e comunque di essere indipendenti: fanno i figli per crescerli da "single" e il divorzio é all´ordine del giorno. Si soddisfano da sole (l´idea é: sono diventati uomini, per cui gli piacciono le donne, ndr) e se proprio devono scegliere un uomo, sono vittime del black power. Cricano pesi come muratori ed hanno una muscolatura estremamente sviluppata..Se non fosse per la qualitá della ricompensa, che alcune volte é elevatissima, avrei gettato la spugna da un pezzo...".
Le ragazze danesi hanno le gambe di Christian Brocchi. E possono essere divise in due categorie: le creature divine (applicazione perfetta della sezione aurea) e i trattori. Con poche vie di mezzo: Matteo non ha tutti i torti. Chissá come reagirebbero queste scandinave a un politico che le invita, per superare l´ostacolo della precarietá del mondo del lavoro, a sposare il figlio di un miliardario...(by the way alcune malelingue di stampo comunista riferiscono che un fascista sia stato inserito nelle liste di un partito della libertá solo perché possiede giornali e testate utilissime per gestire una campagna elettorale).
"Fino a 20 anni - prosegue il figlio della Tetrapack - la danno a chiunque, in Erasmus o in vacanza sulle coste della Grecia: poi arrivano a 25 anni e indossano la cintura di castitá. Non é che io non voglia essere una persona seria, solo ogni tanto vorrei anche solo parlarci un po´, dimostrare che non sono uno stupido...In Svezia, per lo meno a Malmoe, si sta benissimo ma solo dalle 8 fino alle 17, cioé durante il lavoro, poi é un paese triste triste...".
Eh giá, perché a queste latitudini la cultura del lavoro non manca di certo. Le scrivanie hanno dei motorini per modificarne l´altezza, sicché gli autoctoni almeno un´ora al giorno la passano lavorando in piedi. Negli uffici arrivano svariate cassette di frutta, con frequenza che variano in funzione del numero di dipendenti. Il lavoro da casa é un´opportunitá reale: non per approfittarsene, ma per andare incontro alle esigenze del lavoratore, che da casa poi lavora davvero. Il numero di dipendenti presso il nostro ufficio sta aumentando, ma la dimensione rimane la stessa: da due settimane il Segretario generale va e viene dall´IKEA, elabora grafici con ipotesi di distribuzione delle scrivanie e degli armadi, chiede a tutti (indipendentemente dalla posizione gerarchica, inclusi i volontari) se hanno preferenze-richieste-idee per risolvere la situazione. Nell´ultima riunione di ufficio si é discusso di una duegiorni di office meeting: sono uscite idee e proposte per un viaggio da far tutti assieme, in cui divertimento e questioni lavorative si mescoleranno...Come son lontani gli inarrivabili "padroncini" italiani...
Il pranzo, presso un Baresso café, si parla di flora e fauna. Archiviato il fatto che la qualitá italiana di frutta e verdura é una chimera, eccezion fatta per le fragole (ma solo per la settimana successiva al solstizio d´estate, quando crescono a dismisura anche i prezzi) e i tuberi che crescono sotto terra, ci si trasforma in novelli Coló (Licia, non Zeno!), Angela (di nome Piero) e infine Vissani per dibattere di alci e renne. Sfido chiunque di voi a dirmi cosí su due piedi chi é piú grande tra alce e renna? Chi ha le corna piú lunge? E come si dice in inglese?
Pare che in Svezia la caccia all´alce sia diffusissima, con fucili e pallettoni se non nei supermercati quasi. Pare che l´alce non abbia nemici in natura e sicuramente guardando la mole e la forza ("sono forte come un alce" disse Roosvelt), si capisce il perché: senza la caccia il loro numero aumenterebbe a dismisura in Svezia, poiché freddo e foreste di certo non mancano. Per la cronaca, l´alce - in inglese moose - é decisamente piú grosso della renna - in inglese reindeer (entrambe appartengono alla famiglia dei cervidi). Sempre nei supermercati, ma anche nei ristoranti, sembra che sia molto diffuso trovare le carni di entrambi gli animali (pare che esista un "ragu di alce"), le cui corna divengono merce ambita dai turisti (quelle delle renne sono piú lunghe e proiettate verso l´alto - piú simili ai rami di un albero - mentre quelle dell´alce hanno una forma piú vicina a una "L", idealmente simile nella struttura a quella dei tori).
Passeggiata lungo lo Stroget, considerazioni varie in lingua madre, con annesso tono di voce e "gesticolamenti" vari: due gruppi di italiani che si incrociano in Danimarca non possono non riconoscersi. "Italiani!" con indice inquisitore che si prolunga verso di noi. "Maddai? Pure voi?". "Si!!!!!!!" ma avrei apprezzato di piú un "Giapponesi". Chi siamo noi? Io, due "italiani di Svezia" e una turista di Lissone, mentre loro sono un gruppo di palermitani in visita a una palermitana "Copenhagese" (non so se si dice cosí) che non ce la fa piú: "Son qua da due mesi, ho ancora due mesi di contratto, ma mi manca Palermo, me ne voglio andare di corsa! Mi manca il sole!". Apprendo che lavora all´OMS mentre penso "No, non posso fare come fanno gli italiani che dicono "Davvero sei di new York? Conosci un certo Giuseppe?"", tuttavia parto con una serie di domande ai fianchi, per realizzare alla fine che i miei amici "internazionali" dell´OMS sono amici - tendenzialmente stretti - della palermitana copenhagese. Matteo é incredulo, ma poi incalza: " A Malmoe una cosa del genere sarebbe impossibile: Copenhagen é diversa, c´é piú vita, la gente é piú aperta. I danesi sono "continentali"...".
La definizione di Scandinavi terroni che mi avevano dato prima di partire, in effetti sembra calzare perfettamente a questo popolo di vignettisti burloni...Ma quale Maometto e Maometto... Date un´occhiata a questo link: http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/ritratto-reale/3.html . Pare che degli estremisti monarchici stiano preparando un attentato...
Nel frattempo la domenica se né andata, e con lei é finita anche questa puntata...
Un abbraccio internazionale.
USD
martedì 4 marzo 2008
QUATTORDICESIMA PUNTATA
Il classico italiano all´estero - si sa - non puó sopravvivere senza la partita di pallone. Sicché, armato di pc e consapevole di rischiare di commettere un reato (ma infondo chissenefrega!), si gusta comunque la Champions (bei tempi quando si chiamava Coppa dei Campioni) trasmesso in streaming con commento di chissá quale paese arabo: vuoi per il wireless traballante, vuoi per i virus galoppanti, i giocatori si muovono un po´come Micheal Jackson in Moonwalker, un po´ come gli omologhi virtuali della Play Station. Fatto sta che quando Fabregas imbrocca il tiro da mille metri che sorprende Kalac, si capisce benissimo che é finita, wireless o meno.
Ancora una volta sei minuti inglesi sono stati fatali al Milan: se l´altra volta si era trattata di una ruboante rimonta per mano dei Reds (quando l´obiettivo era radicalmente piú vicino), questa volta a sei minuti dai supplementari, i Gunners hanno violato la Fort Apache rossonera, approdando ai quarti di finale malgrado l´ottimismo - manco a dirlo - ostentato dal mitico presidente operaio prima della partita, diventato poi gaio di complimenti agli avversari nel dopogara. Oggi Repubblica parla di "fine del ciclo vincente del Milan", mentre la Gazza apre l´articolo relativo al Milan con "La bandiera è stata ammainata. Fine della storia. Si frantumano i sogni [...]".
E un´altra era rischia di chiudersi per un´altra celeberrima vetrina del´universo nazionalpopolare italico: il Festival di San Remo. Sabato scorso se n´é andata la 58esima edizione del festival dei fiori, che rimarrá impressa per le parolacce di Baudo Pippo e per la flessione degli ascolti. Hanno vinto Gió di Tonno e Lola Poce: quando ero piccolo mi ricordo che i concorrenti di San Remo erano cantanti, specialmente italiani, qualcheduno anche famoso. Ma ormai i cantanti italiani salgono sul palco dell´Ariston solo in qualitá di "superospiti".
Forse inizio a capire come mai gli ascolti sono in flessione, ascoltando anche la canzone vincitrice...Formato antico? Maddaí? Il presentatore é ancora Pippo Baudo, la cui prima edizione risale all´epoca in cui San Remo era trasmesso via telegrafo.
Avevo giá accennato al training program di Ollerup in compagnia di una trentina di baldi giovani europei. Ma non avevo accennato al lavoro di gruppo svolto nelle strade di Odense, la terza cittá danese allegramente collocata sull´isola di Fyn (come si legge?...bravissimi!).
Ebbene Odense é discretamente famosa per essere la cittá di Andersen (come si legge?...bravissimi!) ed é anche la cittá nella cui squadra gioca - ancora - il compianto Thomas Helveg (di recente ha dato l´addio alla nazionale, notizia appresa dalle righe della freepress locale: é il secondo per numero di presenze nella storia del calcio danese dietro Peter Schmeikel). Dopo aver visitato il museo intitolato al piú celebre scrittore danese (la guida dice che "era un uomo molto alto, con le mani molto grandi e i piedi molto grandi..." "e?" chiedo io..."basta" risponde lei) ripartiti in gruppi, abbiamo sviluppato alcuni project work.
Un brainstorming europeo (composto da "the viking Bulgarian engegneer" Nicolai, "the Bosnian artist" Elisa, "the Rumanian thecnology" Eliada, "the French culture" Carole e "the Italian coordinator" Antonio) ha partorito un´idea interessante: chiedere alle persone qual´é il simbolo piú importante rispetto all´identitá danese. Di seguito veniva scattata una fotografia con alcuni membri del gruppo, l´intervistato e un oggetto direttamente collegato alla scelta: una bottiglia di birra, una bicicletta, una bandiera (e cosí via).
Sorprendentemente al primo posto si sono piazzati i vichinghi, che hanno battuto sul filo di lana la bandiera. Terzo posto per la birra, solo quarto Hans Christian Andersen. Piú staccati, hygge, le biciclette, Laudrup e Christiania. A seguire - in ordine sparso - il welfare state, libertá, il cibo, la pioggia, la democrazia e "blonde people". Solo una preferenza - altrettanto sorprendentemente - per la regina. Va segnalato che i vichingi - comparandoli con gli altri item nella lista - erano concettualmente piú connessi alla matrice scandinava - la lingua, il clima, il cibo della Danimarca - che non con le persone un po´ rozze e selvagge che razziavano pirateggiando in lungo e in largo i mari del nord.
Che cos´é hygge? Come si legge? .....bravissimi! "Hygge" é il vincitore morale della competizione, per quanto mi riguarda. É un concetto tipicamente danese che puó essere espresso in forma di sostantivo, verbo o aggettivo. E puó essere riferito - potenzialmente - a qualsiasi cosa.
Hygge é lo " star bene in compagnia", il "volemose bene", lo spirito di fratellanza, unione e condivisione di sentimenti. Un pranzo di Natale puó essere hygge, una pizzata con i compagni delle medie puó essere hygge, ieri sera alla partita di pallone siamo stati "hygge", "ci vediamo venerdí per un aperitivo? Si ma dobbiamo "hyggere" (non so come trasformarlo in verbo). Una serata tra amici puó essere hygge, potenzialmente qualsiasi cosa potrebbe essere hygge. Ma una colazione tra amici puó anche non essere hygge, una festa lo stesso. Hygge é lo spirito , é lo star bene assieme e non bastano lamera compresenza in un rituale o la mera condivisione di un´esperienza per ottenere lo status di hygge.
Non credo che in italiano esista un concetto simile in una parola. E nemmeno in inglese. Per cui sembrerebbe un concetto tipicamente danese.
É stato interessante anche registrare alcune "caratteristiche" testimonianze. Per esempio un ragazzo 100% danese ma (visibilmente) figlio di immigrati somali, risponde secco "Laudrup" e "blonde people" mentre una signora di mezza etá con una punta di tristezza ma con smaccata sinceritá ammette che "Per la vita di tutti i giorni rispondo "hygge", mentre per la Danimarca attuale intesa come paese, come societá, rispondo "freedom": dobbiamo recuperarla tutti, alla luce dei problemi di integrazione attuali". Una donna, con bambina al seguito, ragiona: "the flag....but maybe I have a dout.....maybe the Queen....I don´t know....Let me think......The bicyclettes....No: the beer! Of course the beer! I am for the beer! Sure!".
Abbiamo anche rilevato delle connessioni tra risposte e dubbi (o seconde scelte): spesso chi propendeva per la bandiera aveva il dubbio con la Regina; chi si buttava su "Christiania" tendeva a citare le centrali eoliche; chi andava di birra o di cibo, spesso optava poi per i mitici vichinghi. Anderson andava forte tra scolaretti e madri di famiglia, Laudrup tra i giovani ometti. "Democracy" e "welfare state" sono stati scelti da coloro i quali - aspettando il 50sbarrato - hanno preso seriamente lo spirito della domanda.
Ovviamente il fine dell´inchiesta era discretamente giocoso, ma qualche indicazione é stata tratta: in ufficio mi dicono che probabilmente la posizione di Andersen é dovuta anche all´effetto contesto della cittá di Odense (un po´ come potrebbe accadere con Dante a Firenze) ma che le connessioni tra item non sono cosí prive di fondamento. Per essere chiari: probabilmente fermando le persone ad Amalienborg - la Casa della Regina - o a Christiania probabilmente i risultati sarebbero diversi. Ad ogni modo qualche indicazione di fondo puó essere tratta comunque. Ed é stato divertente, considerando la finalitá giocosa dell´iniziativa.
Ora vi lascio, amici miei, ma ci sentiamo prossimamente su Danimarcantonio!
Un abbraccio internazionale!
USD
lunedì 3 marzo 2008
TREDICESIMA PUNTATA
Ci eravamo lasciati con l´interrogativo su Valby. Eccolo, ti ho riconosciuto, italiano che non sei altro. Rileggi ancora: Valby. No, ti ho sentito, non va.
Hai presente la "ü" dei muratori bergamaschi? Ma sí, quella di Ermes Rubagotti da Bergamo e del poliziotto Huber (guardavi Mai dire Gol, si?).... Proprio lei, quella che noi terroni non riusciamo a pronunciare. Ebbene qua la y si legge "iu". Io abito a Valbiü.
Riprova: Val-biuuu. Val-biüuuuuuu. Valbiüuuuu. Bravo: pensa al muggito delle mucche, togli la "m" e riprova. Allunga pure il muggito a piacimento: Val-biüuuuuuuuuuuuu. Bravo, ci siamo.
Ebbene Valby é un tranquillo sobborgo di Copenhagen dal quale in dieci minuti - tre o quattro fermate di S-Tog, un trenino ad alta frequenza con molte fermate - si raggiunge il centro. É discretamente famosa per via dei celeberrimi elefanti. Si, proprio loro. Quelli dello zoo? Anche, ma soprattutto quelli della Carsberg (devo ammettere peró di aver visto il complesso del birrificio solo da fuori, ma é a cinque minuti cinque da casa per cui mi riprometto di andare e scoprire tutti i segreti di quella che si autodefinisce con velata ironia "probably the best beer in town").
Avete imparato a pronunciare "Valby"? Fatemi sentire.....Ok, vedo che avete capito. Il punto é che i danesi sono un popolo bislacco, in quanto a leggere, scrivere e pronunciare. Perchè loro adorano scrivere parole lunghissime con lettere folcloristiche come ø æ å, che in stampatello divengono Ø Æ Å. Sono come i bambini di quattro anni: quando imparai a scrivere mi ricordo che volevo scrivere sempre, mille e mille parole, non mi bastava mai, perché avevo entusiasmo nel mettere in pratica una conoscenza acquisita. E i danesi adorano scrivere parole lunghissime....
Ma poi gli fa schifo leggerle, per cui mangiano tutte le lettere, riducendo tutte le parole a tre suoni. Avete presente Andersen? Si legge Ansen con una s velocissima. Jorgensen? Jonzen, con la"z ancora piú veloce. Laursen? Lauzen, con la au velocissimissima. Rasmussen? Rasmsen, con un mezzo sputacchio nel mezzo. Sorensen? Sonzen (notare la somiglianza con Jonzen). Per loro é scontato non leggere per intero le parole, per cui é un casino sia chiedere indicazioni per strada che soprattutto capirle (anche perché pur parlando - nella stragrande maggioranza dei casi - un inglese discretamente perfetto, tendono a parlarlo ciancicando: che noi italiani giá facciamo fatica a capire l´inglese parlato "in italiano", figuriamoci quello danese).
Che cosa? Che dicete? Il titolo che c´entra? "Non pensate a quale partito, pensate a quale paese. Ora si puó". Per una volta condivido il messaggio di un politico italiano: ho almeno una mezza dozzina di paesi da consigliarvi, inoltre i voli low cost offrono delle opportunitá che mai prima d´ora si erano presentate all´italiano medio, schiavo del telecomando, del pallone e delle veline. Fuori dallo Stivale c´é un mondo che ci aspetta: c´é aria, si respira, si vive.
Tra Lituania, Romania e Danimarca, mi é capitato di conoscere molti immigrati italiani. Molti di loro sono giovani e qualificati: da bravi professionisti operano nei rispettivi mercati con cognizione di causa. É un motivo di vanto essere un loro connazionale perché tengono alto il nome dell´Italia, ma basta scambiare con loro qualche parola per capire lo stato d´animo con il quale ormai si lascia il Bel Paese.
É triste pensare che oggi bisogna fare migliaia di chilometri per avere un´opportunitá, per sviluppare il proprio potenziale, per vivere: é triste pensare che in Italia oggi tutto ció spesso non sia possibile. L´Italia é un paese che con una mano ti obbliga a essere "bamboccione", e con l´altra ti critica per questo (ricordate i 2 euro al giorno di Padoa Schioppa?), a meno che qualcuno non possa fare per te una telefonata a qualcuno che possa ritenere interessante il tuo cv sulla base del cognome che porti. É un paese che fa acqua da tutte le parti, ma che piuttosto che tamponare le falle, impara a convivere con l´acqua: l´importante é che nessuno affoghi. E se qualcuno dovesse affogare sono problemi suoi. E per chi volesse provare a emergere, c´é qualcuno che - in superficie - é pronto a tirargli una secchiata d´acqua per rimandarlo giú.
Gli stranieri continuano a chiederci "si, va bé noi leggiamo i giornali e guardiamo la tv, ma come vanno le cose realmente in Italia?". Apriti cielo: non vediamo l´ora di sfogarci, per cui si comincia a parlare per ore spiegando cos´era la prima repubblica, cos´é successo con Tangentopoli, l´era del bipolarismo e lo smarrimento attuale. Parliamo per ore del sistema poco trasparente, del "A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca", dei dialetti, del calcio, dell´arte e della letteratura. Parliamo della mediocritá della politica e della societá, dei piccoli egoismi, delle caste chiuse, dell´economia che non decolla, della furbizia diffusa e generalizzata. Loro annuiscono ma non lo capiscono, non si spiegano come puó un paese ricco di storia, di cultura e di tradizione, essere precipitato in un baratro cosí profondo.
E forse non capiscono anche perché noi - come popolo - non siamo esattamente bravi a nascondere la polvere sotto il tappeto (un po´ perché c´é tanta polvere, un po´ perché il tappeto é piccolo, un po´ perché abbiamo quel sano spirito critico - e autocritico - che in altre zone del mondo latita e un po´ anche perché "l´Italia é il paese delle lamentele: tutti si lamentano ma tutti alla fine stanno bene", come mi diceva un saggio pensionato abruzzese in dialetto).
Ed é un dilemma al quale noi non riusciamo a dare una risposta: siamo italiani, ci sentiamo italiani, e piú conosciamo gli stranieri piú siam fieri di essere italiani. Ma in Italia non c´é spazio per noi, il paese non ci vuole: per cui troppo spesso ci sentiamo cittadini senza patria, stranieri all´estero e stranieri a casa propria. Non é sempre semplice come situazione, ma sto iniziando a capire che siamo in tanti. E non é male questa consapevolezza.
Un abbraccio internazionale, a presto.
USD
sabato 1 marzo 2008
DODICESIMA PUNTATA
E' stata una lunga giornata in ufficio ma la cena ti ha ridato un po' di energia. Sono le 19 passate, di andare a casa proprio non hai voglia. Ti butti verso il centro per passeggiare.
Il cielo è terso e stellato, fa "freschetto" ma si sta bene: clima l'ideale per camminare, anche perché i 7° centigradi punzecchiano la testa, agevolando l'affluire di pensieri a 360° che escono fuori senza una logica precisa. "Ma si, si va sullo Stroget, poi Norreport, quindi il treno infine casa".
C'è gente sullo Stroget, anche se è giovedì. E' stata una lunga giornata in ufficio, ma infondo il lavoro ti diverte e l'ambiente ti stimola: ti considera, ti dà fiducia. C'è una logica molto paritetica in ufficio: la rigida gerarchia tipicamente italiana dista anni luce.
Semaforo rosso ma non passa nessuno, né si sentono rumori di motori a distanza: senza pensare ti fermi aspettando il verde, che puntuale arriva. Solo a quel punto attraversi, proseguendo la marcia lungo lo Stroget.
Negozi, negozi, qualche bar, e ancora negozi. Gli H&M dominano la scena, tra un 7eleven e una Nordea Bank. Ormai H&M anche da noi è discretamente famoso, ma tutti quelli che sono stati a Copenhagen non possono non ricordarsi con affetto dei mitici 7Eleven (rossi gialli e verdi, come la Lituania! Probabilmente peró in ordine diverso, non ci ho mai fatto caso con precisione). Sono un'ancora di salvezza in molte circostanze, essendo negozietti aperti 24h su 24, discretamente economici per "spuntini" e colazioni, discretamente forniti per ogni tipo di emergenza e soprattutto discretamente climatizzati (funzione utilissima quando fa freddo e sei a passeggio, con mani e/o piedi mezzi congelati). Anche la scritta azzurra della banca Nordea da queste parti - come in tutta la Scandinavia (un po' meno nei tre "Baltici") - è discretamente usuale. Una fisarmonica suona canzoni popolari di un po' tutti i paesi: mai pensato che "O sole mio" potesse suscitare una reazione anche minima, ma quando la senti in lontananza riecheggiare lungo le vetrine di Gucci e Marlboro, non puoi non farci caso.
Eccoci all'Opera "vecchia": la pista di pattinaggio è gremita come al solito. Che fare? Torniamo indietro verso Norreport?
Ti volti e hai una sensazione strana: il colpo d'occhio sulle immancabili case color pastello ormai è impresso nelle pupille, cristallizzato negli occhi. Ti piace ancora, ma non ti sorprende più. Ti senti a casa. In Danimarca. Diamine, poco fa hai attraversato aspettando il verde senza macchine: qualcosa significa. Significa che ti stai ambientando, ragazzo mio.
Sorriso fugace, colpo d'occhio sul Nyavn (una sorta di Naviglio - più bello e più curato - pieno di ristoranti, barche e case color pastello: caratteristico, turistico, ma al contempo decisamente bello) e retro front: si punta Norreport, sono le 20, magari è ora di rientrare a casa.
Quando transiti all'altezza della stazione di Norreport, hai già pensato che sarebbe bello "fare" il phd qua a Copenhagen, perché "pagano un botto di soldi", ti fanno lavorare per l'università e...ormai ti sei ambientato, per cui why not? Hai già pensato anche che sarebbe bello lavorare per l'ISCA ma che - infondo - anche un'esperienza a Belgrado non sarebbe male.
Di tornare a casa - in tutti i sensi - ora proprio non hai voglia, sicché si punta Norrebro, letteralmente "quartiere nord" dove qualche giorno fa hai portato a cena il mitico "Pizzo" che è venuto a trovarti assieme a parenti e amici che vivono oltre il ponte, a Lund, in Svezia. I parenti e gli amici di Pizzo "ricercano" in Svezia, studiando i topi: sono classici esempi di "cervelli in fuga". (E anche il mio è un caso di "cervello in fuga": è fuggito il bastardo, lo sto cercando da anni ma non lo trovo più).
C'è poca gente Norrebro; anche piazza Skt Hans Torv è pressoché deserta. Forse è ora di rientrare davvero a casa. Passeggiando passeggiando, riattraversi tutto lo Stroget, che continua a essere discretamente popolato, senza rendertene conto ti ritrovi in Centrale: da lì a Valby son dieci minuti di treno. Valby, già. E' quì che vive il nostro eroe.
Valby. Vi dice qualcosa questo nome? Diciamo che è famoso per almeno un paio di cosine....Quali cosine?
Ve lo dirò nella prossima puntata: non è che posso trattenervi tutti quì per ore...Alcuni di voi lavorano, altri hanno una famiglia, altri ancora una fidanzata, altri ancora una macchina o un panino al cotto da finire in una troppo breve pausa pranzo. Certo, il fatto che leggiate i miei sproloqui indica che infondo "non avete un ...bel niente da fare", però dopo un po'...come dire..."il troppo storpia".
Sicché amici cari ci sentiamo presto: sempre su www.danimarcantonio.blogspot.com, l'unico blogreality show che se fosse un festival musicale sarebbe in crisi per cui toccherebbe dire le parolacce o scrivere una puntata in manette. Arrivederci su Danimarcantonio, il blogreality show che se fosse un politico accennerebbe il gesto dell´ombrello. Danimarcantonio, l´unico blog reality show che constata che laddove vengono fischiati anche i falli dell´Inter e vengono concessi solo i falli commessi effettivamente dagli avversari, i "veri" valori emergono (un po´ come succedeva alla Juve "europea" di ieri).
A presto, amici cari, stavolta vado davvero.
Un abbraccio internazionale.
USD
martedì 26 febbraio 2008
UNDICESIMA PUNTATA
Tutti gli italiani di Danimarca, almeno una volta nella vita, hanno combattutto con le lavanderie automatiche.
Ebbene sí: nell´iperevoluta Danimarca che produce energia con il vento, che investe tutto ció che ha in ricerca e sviluppo e che non ha macchinisti nei treni della metropolitana, mancano le lavatrici domestiche. Per cui la gente si ritrova periodicamente - sacco in spalla - nelle lavanderie, pagando 30 Corone - 1 Euro vale 7.5 Kr - 15kg di bucato. Peccato che le istruzioni siano in lingua madre, che il sapone si chiami "sæbe" e che la macchinetta día resti esclusivamente in monete da una Corona.
Va a finire che, dopo aver "caricato" 35 Corone, premo il tasto per il sapone, che costa cinque: mi giro per prendere il sapone e son convinto di aver sbancato un il Casinó di San Vincent.
In realtá la macchina mi sta restituendo una scarica di 30 gettoni da una Corona (anziché darmi il tempo di programmare anche la lavatrice con un solo atto). Mi appresto a reinserire tutte le monete nuovamente per avviare il labaggio. Arrivo infondo alla procedura con il display che indica 28: evidentemente questa macchinetta é stata tarata a Napoli. Ovviamente la moneta di piú piccolo taglio che ho nel portafoglio é da 20 Corone, per cui a lavatrice inoltrata, mi ritrovo con diciotto simpatiche monete da una corona in tasca. In quel momento é chiaro come nascono le candid camera che tanto fanno ridere la gente su youtube.
Ma la Danimarca é il paese piú felice del mondo: la gente é ricca ed é notevolmente diversa dal popolo italico. Loro attraversano la cittá pedalando anche sotto la neve, noi prendiamo la macchina anche per andar dal panettiere dall´altra parte della strada. Da noi ci sono smart e suv e si combatte per il parcheggio, da loro tutti i taxi sono Mercedes, la gente ama farsi portare a spasso ovviamente senza rinunciare al benessere.
Il traffico. Sono civilizzate, le auto, in Danimarca. Quando é giallo rallentano, quando é rosso sono ferme. Quando diventa giallo rimangono tranquille, quando é verde, con garbo e calma, ripartono. Le battaglie per il parcheggio riguardano le bici, e mi assicurano che da queste parti capita di imbattersi in un ingorgo sulla pista ciclabile che costringe ad aspettare fermi al semaforo tre cicli completi prima che arrivi il verde. Per noi italiani guidare da queste parti é discretamente pericoloso: a ogni svolta a destra faremmo strike di ciclisti (anche perché spesso a destra della corsia di marcia, c´é l´area di parcheggio, prima della pista ciclabile: fondamentalmente i ciclisti arrivano "sparati" da dietro e hanno la precedenza).
Ma se le macchine sono discretamente civilizzate, non é cosí per le bici. Il che si percepisce non tanto sulle striscie pedonali, quanto alle fermate degli autobus: non ci sono le banchine, sicché gli ignari pedoni si ritrovano in mezzo alla pista ciclabile dove i ciclisti sfrecciano alla velocitá della luce. E non frenano mai. Il welfare state infatti copre tutti i danni, sicché il ragionamento é: "perché frenare, quando se mi sfracello, posso andare tranquillamente in ospedale? Cosa pago a fare le tasse? Perché dovrei frenare, per risparmiare i soldi che daranno agli iracheni?".
La scorsa settimana, come detto, sono stato fuori dal mondo. Ho ricominciato a studiare i giornali e non posso non constatare che qualcosa si muove, a livello mondiale. Un nero finalmente compete per la Casa Bianca, rilanciando il sogno di migliaia di americani e osservatori di tutto il mondo. L´Ambasciata USA a Belgrado - si, esatto, la cittá nella quale sarei dovuto andare - é un cumulo di macerie: il Kossovo ha dichiarato l´indipendenza e i serbi l´hanno presa con filosofia. A Cuba si chiude un´epoca, mentre in Francia si consuma la prima uscita ufficiale di una a First Lady italiana.
E cosa succede nello stivale? Questa mattina il Corriere e Repubblica aprivano con il flop di un noto festival musicale, di spalla c´era il flirt tra un giocatore brasiliano e la prima ballerina del Carnevale di Rio mentre al presidente di una nota confederazione di imprese non é andato giú l´arbitraggio di Reggina-Juventus.
La domanda é: nostalgia dell´Italia? La risposta é: perchè dovrei?
Un abbraccio internazionale.
USD
lunedì 25 febbraio 2008
DECIMA PUNTATA
No, tranquilli, non mi hanno dato fuoco. Sono ancora vivo e a piede libero. E in discrete condizioni.
Anche se nella serta di San Valentino, un po' mi son cagato addosso mentre passeggiavo da solo in una via del centro, quando ho incrociato una mandria di ragazzetti che scandiva slogan - chissà
contro chi - e marciava con aria minacciosa sulla strada, nel senso di marcia opposto al mio. Certo, quando ho visto che al semaforo si sono fermati perché era rosso, ho recuperato un po' di tranquillità. "Ma si - ho pensato - sono una banda di ragazzini, che mai potranno far di male?".
Beata ingenuità: pare che siano proprio i ragazzini, seconda generazione di immigrati, che stanno mettendo a ferro e fuoco la città. Secondo i danesi si tratterebbe di microcriminalità e di atti vandalici figli dell'adolescenza, che fanno rumore solo perché qua in DK non sono abiutati né alla microcriminalità, né agli immigrati, né alla seconda generazione di immigrati.
Qualcuno di voi forse ha sentito nominare Grunditvig, il fondatore, qualcuno di voi ha anche un'idea di cosa siano le folk high school, fatto sta che la scorsa settimana l'ho trascorsa a Ollerup, in un istituto legato all'apprendimento non formale.
Che cos'è? E' una specie di scuola che non è una scuola, è un college che non è un college, è un'università che non è un'università. Sostanzialmente in queste folk school "si scopre la vita", per dirla con i danesi e si cresce: è tradizione, in Danimarca come in tutti gli altri paesi propriamente scandinavi, spedirci per qualche mese i propri figli a cavallo tra college e università. Anche perché tutti i genitori ci sono stati e molto spesso proprio qua hanno conosciuto
il partner con il quale poi hanno messo su famiglia. Spesso anche Per i nonni vale lo stesso discorso.
In queste scuole si usano metodi di apprendimento non formale, per cui giochi di ruolo, project work, dibattiti, attività fisica, regole discretamente serrate, socializzazione forzata. Si cantano
canzoni, si organizzano riunioni quotidiane, si sta tutti assieme, si condividono emozioni, sentimenti, informazioni. Si sviluppa la personalità. Costano un botto e non si ottiene alcuna certificazione, sia ben chiaro: ogni istituto ha una specializzazione (lo sport, l'arte, il
teatro, la musica etc.) e l'unico valore legato a queste scuole, è legato alla disciplina specifica (per esempio a Ollerup era la ginnastica, per cui per i ginnasti provetti, un anno a Ollerup è un buon biglietto da visita). In compenso pare si trombi come ricci.
Qua si vive l'adolescenza con una beata innocente tranquillità: i ragazzi sono spensierati e non hanno bisogno di uscire, tutto ciò che serve è dentro l'istituto. C'è un microcosmo sociale in cui ciascuno viene stimolato a ritagliarsi il proprio ruolo. Inutile dire che spesso sono nel bel mezzo della campagna danese, sperdute in mezzo a isolette sperdute.
Qua ci si schiarisce le idee sull'università, quà si dà sfogo a tutte le fantasie più represse, qui si valorizza l'adolescenza, preparando le persone a costruirsi una famiglia: forse nasce anche qua l´immagine degli scandinavi che - a diciott´anni - hanno giá provato tutto ció che c´é da provare.
Ebbene l'ultima settimana di Danimarcantonio è ambientata proprio in una folk school. Se ci ripenso è pelle d'oca: una trentina di baldi giovani coinvolti in una cinquegiorni di giochi, confronti, dibattiti, attività fisica e tante sane risate. Per papà l'universo non forse non andava oltre
le Alpi e sicuramente non scavalcava la cortina di ferro. Per mio nonno le nazioni europee erano nemiche o amiche a seconda degli umori di Sua Eccellenza il Re d'Italia.
Avrei voluto fermare il tempo, a Ollerup. Perché sentire un ungherese che non spiccica una parola di inglese, ripetere mnemonicamente "Ciao bellissima, vuoi venire a vedere la mia collezione di farfalle?" a una francese che - random - risponde "no" sentendosi dire "Zitta puttana!" non ha prezzo. Perché sentire la musica riecheggiare in una palestra in cui austriaci, francesi e sloveni giocavano assieme a basket -alcuni senza la minima cognizione di causa ma tutti con trentacinque denti di sorriso - non ha prezzo. Non ha prezzo ridere alle tre di notte realizzando che in Grecia, Germania e Italia la posizione di espletamento delle funzioni fisiologiche
di una certa consistenza è pressoché la stessa (cioé seduti sulla tazza). Non ha prezzo stimolare
una timidissima bosniaca e vederla poi prendere iniziativa recitando di fronte a una platea divertita e sorridente. Non hanno prezzo nemmeno le pacche sulla spalla di un bulgaro che hai preso in giro regolarmente ogni volta che apriva bocca. E anche quando non la apriva, perché da quelle parti il movimento del capo verticale - su giu su giu - significa "no" mentre quello orizzontale - destra sinistra destra...o viceversa - significa "si".
Ci sono cose che non hanno prezzo, ci sono esperienze che vale la pena di esser vissute.
A volte basta veramente poco per fare delle cose grandi, per emozionarsi, per condividere stati d´animo, per sorridere. Troppo spesso non si riesce a prendersi un po´ di tempo per sé, per agire senza pensare, per giocare, per lasciarsi andare. A volte é difficile lasciare tutto fuori, i pensieri, i problemi, la fatica. A volte é difficile fare ció che si ha voglia di fare senza pensare. Quante volte si comincia con una partita di calcetto e si finisce con gli insulti, quante volte non si é mai contenti. Quante volte non ci si rende conto di ció che si ha e di ció che si é. Quante volte si é troppo impegnati a pensare per non gioire delle piccole cose.
Ecco cosa ho fatto la scorsa settimana: ho gioito delle piccole cose. A Ollerup, un paese che manco sapevo esistesse. E che son contento di aver conosciuto.
Un abbraccio internazionale.
USD