martedì 4 marzo 2008

QUATTORDICESIMA PUNTATA

L´IDENTITÁ NAZIONALE

Il classico italiano all´estero - si sa - non puó sopravvivere senza la partita di pallone. Sicché, armato di pc e consapevole di rischiare di commettere un reato (ma infondo chissenefrega!), si gusta comunque la Champions (bei tempi quando si chiamava Coppa dei Campioni) trasmesso in streaming con commento di chissá quale paese arabo: vuoi per il wireless traballante, vuoi per i virus galoppanti, i giocatori si muovono un po´come Micheal Jackson in Moonwalker, un po´ come gli omologhi virtuali della Play Station. Fatto sta che quando Fabregas imbrocca il tiro da mille metri che sorprende Kalac, si capisce benissimo che é finita, wireless o meno.

Ancora una volta sei minuti inglesi sono stati fatali al Milan: se l´altra volta si era trattata di una ruboante rimonta per mano dei Reds (quando l´obiettivo era radicalmente piú vicino), questa volta a sei minuti dai supplementari, i Gunners hanno violato la Fort Apache rossonera, approdando ai quarti di finale malgrado l´ottimismo - manco a dirlo - ostentato dal mitico presidente operaio prima della partita, diventato poi gaio di complimenti agli avversari nel dopogara. Oggi Repubblica parla di "fine del ciclo vincente del Milan", mentre la Gazza apre l´articolo relativo al Milan con "La bandiera è stata ammainata. Fine della storia. Si frantumano i sogni [...]".

E un´altra era rischia di chiudersi per un´altra celeberrima vetrina del´universo nazionalpopolare italico: il Festival di San Remo. Sabato scorso se n´é andata la 58esima edizione del festival dei fiori, che rimarrá impressa per le parolacce di Baudo Pippo e per la flessione degli ascolti. Hanno vinto Gió di Tonno e Lola Poce: quando ero piccolo mi ricordo che i concorrenti di San Remo erano cantanti, specialmente italiani, qualcheduno anche famoso. Ma ormai i cantanti italiani salgono sul palco dell´Ariston solo in qualitá di "superospiti".

Forse inizio a capire come mai gli ascolti sono in flessione, ascoltando anche la canzone vincitrice...Formato antico? Maddaí? Il presentatore é ancora Pippo Baudo, la cui prima edizione risale all´epoca in cui San Remo era trasmesso via telegrafo.

Avevo giá accennato al training program di Ollerup in compagnia di una trentina di baldi giovani europei. Ma non avevo accennato al lavoro di gruppo svolto nelle strade di Odense, la terza cittá danese allegramente collocata sull´isola di Fyn (come si legge?...bravissimi!).

Ebbene Odense é discretamente famosa per essere la cittá di Andersen (come si legge?...bravissimi!) ed é anche la cittá nella cui squadra gioca - ancora - il compianto Thomas Helveg (di recente ha dato l´addio alla nazionale, notizia appresa dalle righe della freepress locale: é il secondo per numero di presenze nella storia del calcio danese dietro Peter Schmeikel). Dopo aver visitato il museo intitolato al piú celebre scrittore danese (la guida dice che "era un uomo molto alto, con le mani molto grandi e i piedi molto grandi..." "e?" chiedo io..."basta" risponde lei) ripartiti in gruppi, abbiamo sviluppato alcuni project work.

Un brainstorming europeo (composto da "the viking Bulgarian engegneer" Nicolai, "the Bosnian artist" Elisa, "the Rumanian thecnology" Eliada, "the French culture" Carole e "the Italian coordinator" Antonio) ha partorito un´idea interessante: chiedere alle persone qual´é il simbolo piú importante rispetto all´identitá danese. Di seguito veniva scattata una fotografia con alcuni membri del gruppo, l´intervistato e un oggetto direttamente collegato alla scelta: una bottiglia di birra, una bicicletta, una bandiera (e cosí via).

Sorprendentemente al primo posto si sono piazzati i vichinghi, che hanno battuto sul filo di lana la bandiera. Terzo posto per la birra, solo quarto Hans Christian Andersen. Piú staccati, hygge, le biciclette, Laudrup e Christiania. A seguire - in ordine sparso - il welfare state, libertá, il cibo, la pioggia, la democrazia e "blonde people". Solo una preferenza - altrettanto sorprendentemente - per la regina. Va segnalato che i vichingi - comparandoli con gli altri item nella lista - erano concettualmente piú connessi alla matrice scandinava - la lingua, il clima, il cibo della Danimarca - che non con le persone un po´ rozze e selvagge che razziavano pirateggiando in lungo e in largo i mari del nord.

Che cos´é hygge? Come si legge? .....bravissimi! "Hygge" é il vincitore morale della competizione, per quanto mi riguarda. É un concetto tipicamente danese che puó essere espresso in forma di sostantivo, verbo o aggettivo. E puó essere riferito - potenzialmente - a qualsiasi cosa.

Hygge é lo " star bene in compagnia", il "volemose bene", lo spirito di fratellanza, unione e condivisione di sentimenti. Un pranzo di Natale puó essere hygge, una pizzata con i compagni delle medie puó essere hygge, ieri sera alla partita di pallone siamo stati "hygge", "ci vediamo venerdí per un aperitivo? Si ma dobbiamo "hyggere" (non so come trasformarlo in verbo). Una serata tra amici puó essere hygge, potenzialmente qualsiasi cosa potrebbe essere hygge. Ma una colazione tra amici puó anche non essere hygge, una festa lo stesso. Hygge é lo spirito , é lo star bene assieme e non bastano lamera compresenza in un rituale o la mera condivisione di un´esperienza per ottenere lo status di hygge.

Non credo che in italiano esista un concetto simile in una parola. E nemmeno in inglese. Per cui sembrerebbe un concetto tipicamente danese.

É stato interessante anche registrare alcune "caratteristiche" testimonianze. Per esempio un ragazzo 100% danese ma (visibilmente) figlio di immigrati somali, risponde secco "Laudrup" e "blonde people" mentre una signora di mezza etá con una punta di tristezza ma con smaccata sinceritá ammette che "Per la vita di tutti i giorni rispondo "hygge", mentre per la Danimarca attuale intesa come paese, come societá, rispondo "freedom": dobbiamo recuperarla tutti, alla luce dei problemi di integrazione attuali". Una donna, con bambina al seguito, ragiona: "the flag....but maybe I have a dout.....maybe the Queen....I don´t know....Let me think......The bicyclettes....No: the beer! Of course the beer! I am for the beer! Sure!".

Abbiamo anche rilevato delle connessioni tra risposte e dubbi (o seconde scelte): spesso chi propendeva per la bandiera aveva il dubbio con la Regina; chi si buttava su "Christiania" tendeva a citare le centrali eoliche; chi andava di birra o di cibo, spesso optava poi per i mitici vichinghi. Anderson andava forte tra scolaretti e madri di famiglia, Laudrup tra i giovani ometti. "Democracy" e "welfare state" sono stati scelti da coloro i quali - aspettando il 50sbarrato - hanno preso seriamente lo spirito della domanda.

Ovviamente il fine dell´inchiesta era discretamente giocoso, ma qualche indicazione é stata tratta: in ufficio mi dicono che probabilmente la posizione di Andersen é dovuta anche all´effetto contesto della cittá di Odense (un po´ come potrebbe accadere con Dante a Firenze) ma che le connessioni tra item non sono cosí prive di fondamento. Per essere chiari: probabilmente fermando le persone ad Amalienborg - la Casa della Regina - o a Christiania probabilmente i risultati sarebbero diversi. Ad ogni modo qualche indicazione di fondo puó essere tratta comunque. Ed é stato divertente, considerando la finalitá giocosa dell´iniziativa.

Ora vi lascio, amici miei, ma ci sentiamo prossimamente su Danimarcantonio!

Un abbraccio internazionale!

USD

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