lunedì 17 marzo 2008

SEDICESIMA PUNTATA

COSA CONTA DI PIU´ NELLA VITA?

Agli svedesi piace la fika. E' un loro chiodo fisso, non c'è giornata in cui non si dedicano ad essa. Loro vedono solo la fika, rigorosamente con la K. E dedicano ad essa tutti i santi pomeriggi.

Ma non erano quelli dell´Ikea? No, sono quelli della fika. La Volvo? Sempre meglio la fika. Scania? Fika. Tetra Pack? Fika. Re Carlo XVI Gustavo? Fika. Ibra? Fika. Ragú d´alce? Fika. Ingmar Bergman? Greta Garbo? Anita Ekberg? Fika. Abba (per lo meno quelli sopravvissuti)? Roxette? Ace of Base o the Cardigans? Fika! E non si discute: in Svezia la fika vince su tutto.

"Dove lavoro io c'è tutti i giorni..."."Da noi due volte a settimana, ma è buona...dura tre ore". "Nella mia azienda c'era uno cui non piaceva: l'hanno licenziato"."Bè si, diciamo che in certi posti, in certi ambienti, se non ti piace vieni guardato male, non fai carriera...Ma Antonio, tu sai cos'è la fika svedese?".

"Bah...Oddio...ne ho sentito parlare, l'ho vista in fotografia, certe volte magari in alcuni filmati...". "No, non lo sai".

Se ai danesi piace lo hygge, gli svedesi vanno pazzi per la fika. Dategli torto, pensate voi, ragioniamo rispondo io. La fika è un appuntamento fisso che scandisce l'andar del tempo nei pomeriggi scandinavi: in parole povere è una merenda con thé, torte e biscotti; è un momento conviviale che raccoglie attorno allo stesso tavolo colleghi, amici, parenti.

Ci vogliono circa una decina di euri e circa mezzora per attraversare il ponte dell'Oresund e ritrovarsi "sull'altra sponda" (aridaiie) della Scandinavia. La terza città della Svezia è il regno di Zlatan: nota più per una finale di coppa dei campioni (persa con il Nottingham Forest nel 1979) che per il gemellaggio con Chieti, Malmo è una ridente cittadina industriale appollaiata sulla costa meridionale della Svezia, dove il nostro eroe si é recato per incontrare vari cervelli e talenti italici dislocati tra Lund - una cittadina universitaria - e la cosmopolita Malmo (secondo wikipedia il 27% della popolazione é nato all´estero, sono rappresentate 170 nazionalitá e si parlano circa 100 lingue: gli immigrati provengono da europa balcanica e orientale, asia - in particolare Iraq - e ovviamente dalla vicina Danimarca, presumo per motivi fiscali). Bastano pochi passi in cittá per rendersi conto che qua la fika é veramente di qualitá.

Da un "sabato italiano" a Malmo a una domenica pomeriggio a Christiania il passo, alle volte, è tremendamente breve sicchè, senza sapere nè come né perché, il nostro eroe si ritrova nella celebre Pusher street in compagnia di Niko, un volontario greco attualmente in Jutland ma in visita a Copenhagen, e Lars, un giovanotto danese reduce da uno SVE - Servizio di Volontariato Europeo - in Spagna.

C'è il sole: una band suona, il pubblico canta e balla. Tutto è tranquillo, compresi i famosi venditori, regolarmente al loro posto. Ci sono persone di tutte le età: ragazzini, giovani, famiglie - spesso con bambini al seguito - e anche persone "grandicelle", a volte con nipoti al seguito. Lo striscione "Legalize, no panic is organic" fa capolino su un lato della piazza: i festoni che la attraversano alernando stilizzate foglie di marjuana e bandiere di Christiania (tre cerchi gialli allineati su sfondo rosso) conducono a un megaparolone composto impossibile da concepire per noi comuni mortali (e sgrammaticato anche in danese secondo Lars) che suona tipo "le repubbliche delle banane sono un pazzo crimine di guerra". Sorrido guardando alcune ragazze che, in prima fila, ballano e cantano in divisa nera brandendo manganelli di gomma gialli e rossi: al posto di "politi" - polizia - c´é scritto "Idioti" (una parola difficilmente traducibile che credo differisca dall´italiano solo per la posizione dell´accento, che mi pare cada sull´ultima i, forse per analogia con politi).

Uscendo da Pusher street ci si imbatte in variopinte strutture per skate-board e concerti, bar e café. Immancabili le bancarelle turistiche, caratteristico il lago: tutto é molto molto colorato e vivace. Si passeggia che è un piacere, ci sono panchine e tronchi di alberi da cui ci si può sedere godendosi il colpo d'occhio e la pace, bevendo e/o fumando (ma anche no). C´è chi suona e c'è chi si bacia, c'è chi va a cavallo e chi ride e scherza, c´é chi passeggia e chi gioca a pallone. Insomma: da queste parti si può far ciò che si vuole. E tutto sembra molto molto tranquillo, comprese le centrali eoliche che si intravedono in lontananza: "Quando sei qui, guardi in faccia le persone e condividi questo mood, ti sembra impossibile che un uomo possa uccidere un altro uomo" osserva Lars. Il concerto si chiude, si festeggia il quarto anniversario da una delle mille operazioni tentate dalla polizia di chiudere Christiania: la band regala canne per tutti, in appositi "portacanne" in plastica. "Sono professionisti quí" osserva Niko sorridendo e porgendo il fuoco a Lars.

La parte romantica finisce qui. Attorno al lago ci sono - dislocate sulle stradine - le adorabili casette costruite dagli hippy negli anni '70 in quella che era una zona militare. Oggi in queste casette abitano ometti di mezza età con tanto di famiglia, ometti che spesso rappresentano il gotha della società, dell'economia e della politica danese. Ometti perfettamente integrati nel sistema, istruiti, ben vestiti e tendenzialmente ricchi: ovviamente le case sono diventate "di proprietà" (credo di poter dire senza nessun acquisto) e ovviamente sono "esentasse". Per la cronaca sono a due passi dalla metro, due e mezzo da borsa, biblioteca reale e parlamento, tre dal celeberrimo Stroget. Sempre per la cronaca questi sono tempi duri per gli hippy contemporanei: riuscire ad abitare a Christiania é molto difficile se non impossibile, cosí come rimane difficile anche andar lì e costruirsi una propria casa. Anche da queste parti il 1971 é lontano.

Certo, se il passo tra un "sabato italiano" a Malmo e una domenica a Christiania é breve, ancor piú breve é il passo tra una domenica di sole e un lunedí mattina di neve: fitta fitta per due minuti, piú lieve per dieci, poi di nuovo fitta per due. Come dicono nel dipartimento di italiano dell´universitá di Copenhagen "Il vento da queste parti é micidiale. In un attimo ti puó portare le nuvole in una giornata di sole, in un attimo te le puó portare via... L´unica cosa che ti puó sorprendere a Copenhagen é il clima: per il resto non succede veramente niente!".

Abbracci, saluti e baci. A presto,

USD



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