Ci eravamo lasciati con l´interrogativo su Valby. Eccolo, ti ho riconosciuto, italiano che non sei altro. Rileggi ancora: Valby. No, ti ho sentito, non va.
Hai presente la "ü" dei muratori bergamaschi? Ma sí, quella di Ermes Rubagotti da Bergamo e del poliziotto Huber (guardavi Mai dire Gol, si?).... Proprio lei, quella che noi terroni non riusciamo a pronunciare. Ebbene qua la y si legge "iu". Io abito a Valbiü.
Riprova: Val-biuuu. Val-biüuuuuuu. Valbiüuuuu. Bravo: pensa al muggito delle mucche, togli la "m" e riprova. Allunga pure il muggito a piacimento: Val-biüuuuuuuuuuuuu. Bravo, ci siamo.
Ebbene Valby é un tranquillo sobborgo di Copenhagen dal quale in dieci minuti - tre o quattro fermate di S-Tog, un trenino ad alta frequenza con molte fermate - si raggiunge il centro. É discretamente famosa per via dei celeberrimi elefanti. Si, proprio loro. Quelli dello zoo? Anche, ma soprattutto quelli della Carsberg (devo ammettere peró di aver visto il complesso del birrificio solo da fuori, ma é a cinque minuti cinque da casa per cui mi riprometto di andare e scoprire tutti i segreti di quella che si autodefinisce con velata ironia "probably the best beer in town").
Avete imparato a pronunciare "Valby"? Fatemi sentire.....Ok, vedo che avete capito. Il punto é che i danesi sono un popolo bislacco, in quanto a leggere, scrivere e pronunciare. Perchè loro adorano scrivere parole lunghissime con lettere folcloristiche come ø æ å, che in stampatello divengono Ø Æ Å. Sono come i bambini di quattro anni: quando imparai a scrivere mi ricordo che volevo scrivere sempre, mille e mille parole, non mi bastava mai, perché avevo entusiasmo nel mettere in pratica una conoscenza acquisita. E i danesi adorano scrivere parole lunghissime....
Ma poi gli fa schifo leggerle, per cui mangiano tutte le lettere, riducendo tutte le parole a tre suoni. Avete presente Andersen? Si legge Ansen con una s velocissima. Jorgensen? Jonzen, con la"z ancora piú veloce. Laursen? Lauzen, con la au velocissimissima. Rasmussen? Rasmsen, con un mezzo sputacchio nel mezzo. Sorensen? Sonzen (notare la somiglianza con Jonzen). Per loro é scontato non leggere per intero le parole, per cui é un casino sia chiedere indicazioni per strada che soprattutto capirle (anche perché pur parlando - nella stragrande maggioranza dei casi - un inglese discretamente perfetto, tendono a parlarlo ciancicando: che noi italiani giá facciamo fatica a capire l´inglese parlato "in italiano", figuriamoci quello danese).
Che cosa? Che dicete? Il titolo che c´entra? "Non pensate a quale partito, pensate a quale paese. Ora si puó". Per una volta condivido il messaggio di un politico italiano: ho almeno una mezza dozzina di paesi da consigliarvi, inoltre i voli low cost offrono delle opportunitá che mai prima d´ora si erano presentate all´italiano medio, schiavo del telecomando, del pallone e delle veline. Fuori dallo Stivale c´é un mondo che ci aspetta: c´é aria, si respira, si vive.
Tra Lituania, Romania e Danimarca, mi é capitato di conoscere molti immigrati italiani. Molti di loro sono giovani e qualificati: da bravi professionisti operano nei rispettivi mercati con cognizione di causa. É un motivo di vanto essere un loro connazionale perché tengono alto il nome dell´Italia, ma basta scambiare con loro qualche parola per capire lo stato d´animo con il quale ormai si lascia il Bel Paese.
É triste pensare che oggi bisogna fare migliaia di chilometri per avere un´opportunitá, per sviluppare il proprio potenziale, per vivere: é triste pensare che in Italia oggi tutto ció spesso non sia possibile. L´Italia é un paese che con una mano ti obbliga a essere "bamboccione", e con l´altra ti critica per questo (ricordate i 2 euro al giorno di Padoa Schioppa?), a meno che qualcuno non possa fare per te una telefonata a qualcuno che possa ritenere interessante il tuo cv sulla base del cognome che porti. É un paese che fa acqua da tutte le parti, ma che piuttosto che tamponare le falle, impara a convivere con l´acqua: l´importante é che nessuno affoghi. E se qualcuno dovesse affogare sono problemi suoi. E per chi volesse provare a emergere, c´é qualcuno che - in superficie - é pronto a tirargli una secchiata d´acqua per rimandarlo giú.
Gli stranieri continuano a chiederci "si, va bé noi leggiamo i giornali e guardiamo la tv, ma come vanno le cose realmente in Italia?". Apriti cielo: non vediamo l´ora di sfogarci, per cui si comincia a parlare per ore spiegando cos´era la prima repubblica, cos´é successo con Tangentopoli, l´era del bipolarismo e lo smarrimento attuale. Parliamo per ore del sistema poco trasparente, del "A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca", dei dialetti, del calcio, dell´arte e della letteratura. Parliamo della mediocritá della politica e della societá, dei piccoli egoismi, delle caste chiuse, dell´economia che non decolla, della furbizia diffusa e generalizzata. Loro annuiscono ma non lo capiscono, non si spiegano come puó un paese ricco di storia, di cultura e di tradizione, essere precipitato in un baratro cosí profondo.
E forse non capiscono anche perché noi - come popolo - non siamo esattamente bravi a nascondere la polvere sotto il tappeto (un po´ perché c´é tanta polvere, un po´ perché il tappeto é piccolo, un po´ perché abbiamo quel sano spirito critico - e autocritico - che in altre zone del mondo latita e un po´ anche perché "l´Italia é il paese delle lamentele: tutti si lamentano ma tutti alla fine stanno bene", come mi diceva un saggio pensionato abruzzese in dialetto).
Ed é un dilemma al quale noi non riusciamo a dare una risposta: siamo italiani, ci sentiamo italiani, e piú conosciamo gli stranieri piú siam fieri di essere italiani. Ma in Italia non c´é spazio per noi, il paese non ci vuole: per cui troppo spesso ci sentiamo cittadini senza patria, stranieri all´estero e stranieri a casa propria. Non é sempre semplice come situazione, ma sto iniziando a capire che siamo in tanti. E non é male questa consapevolezza.
Un abbraccio internazionale, a presto.
USD
1 commento:
Bel post. Anche io quando ho visto il manifesto del PD ho pensato che mi stessero invitando a emigrare (ho anche dedicato un post a proposito sul mio blog, l'ultimo di febbraio).
Comunque è vero il discorso che fai sul fatto che non siamo bravi a nascondere la polvere sotto il tappeto: e questo ci danneggia. Perché a qualsiasi denigratore straniero offriamo sempre una gran quantità di sponde per imbastire il suo attacco, poggiandolo sulla "viva voce" degli italiani. Io forse potrei essere accusato di ipocrisia, ma quando parlo con uno straniero cerco di puntare più sui lati positivi del Paese che sui difetti. Senza fingere che i secondi non esistano, ammettendoli quando sono evidenti, ma senza neppure centrare sempre tutto il discorso sul versare secchiate di m... sulla mia bella Italia, come invece sembrano fare alcuni con un certo gusto.
Dietro ci dev'essere il risentimento per il Paese, ma è un sentimento poco "sano".
Andrea Spanu
http://motondosoinaumento.splinder.com
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