ALLA SCOPERTA DELLA CIVILITÁ GRECA (NELLO JUTLAND)
Dopo due mesi abbondanti di vita isolana, ho rimesso piede sulla terraferma: per Pasqua sono stato nello Jutland, penisola lungo la quale corre il confine tra Germania e Danimarca, punto strategico fondamentale per le rotte marittime tra Mare del Nord e Mar Baltico, fin dalla notte dei tempi. Nei 29.775 km quadrati di territorio danese vivono 2.491.852 persone (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Jutland) : spannometricamente la media é 83 persone per chilometro quadrato. Giusto per avere un termine di paragone: sempre secondo wikipedia in Lombardia vivono 401 persone per chilometro quadrato (23.861 chilometri quadrati, circa 9.500.000 abitanti), in Piemonte siamo attorno ai 127 (25.400 chilometri quadrati, circa 4.400.000 abitanti) con la differenza che mezzo Piemonte è attraversato dalle Alpi (ho preso due regioni paragonabili per dimensione, per abitanti e per temperatura media).
La cittá principale dello Jutland é Aarhus, seconda cittá di Danimarca (circa 300.000 abitanti), circa tre ore di treno da Copenhagen (622 Corone, pari a circa 81 Euro, per un biglietto di andata e ritorno) per poco piú di 300 chilometri. Il centro storico, carino e ovviamente deserto, é composto da un sistema di strade pedonali che si intrecciano con canali e gradevoli ponticelli. Molte case sono color mattone, ovviamente con tetti "a spiovente", di tanto in tanto si intravede un qualche edificio dalla struttura squadrata vagamente razionalista-fascista. Qualche chiesa (tipicamente danese: color mattone, con campanili alti e appuntiti, con tanto di bandiere danese davanti all´ingresso) e qualche museo, rompono il susseguirsi di negozi e fast food (Mc, Sunset, qualche sparuto 7 Eleven). Se a Copenhagen tutti vanno in bici, ad Aarhus c´é anche qualche macchina (pare che Aarhus sia soprannominata "la piú piccola grande cittá al mondo") . Per la cronaca, la Ceres é di Aarhus, ma non sembra cosí popolare come la Carsberg a Copenhagen (o la Odense a Odense).
A soli 16 km da Aarhus c´é Herskind, un villaggio che definire villaggio é una parola grossa: si tratta di una comunitá composta da meno di 100 persone, una parte delle quali disabile: quí vive Sandra, una volontaria lussemburghese che aiuta appunto i disabili. Quí Katerina - biondina ceca "tutto pepe" mi insegna paziente una serie di utilissimi scioglilingua cechi che definire ingarbugliati é poco.
Dalla finestra della casa di Sandra "c´é una vista splendida, adoro fare colazione e guardare fuori alla mattina" ama ripetere: si vede tutto lo Jutland. Lo Jutland, proprio lui. Mi avevano avvertito, ma non pensavo potesse essere realmente cosí: avete presente il concetto di "vuoto pneumatico"? Benissimo: applicatelo a uno spazio piú vuoto del vuoto pneumatico e posizionate il tutto su una pianura che piú piana non si puó, ponendo di tanto in tanto - senza esagerare mi raccomando - qualche sparuto stagno, qualche isolata casetta con qualche centrale eolica qua e lá. Benvenuti nello Jutland. Qua non ci sará mai una guerra: non c´é niente da conquistare. In compenso nevica e piove spesso.
Circa 35 km separano invece Aarhus da Randers, cittadina che grazie ai suoi 55.000 abitanti, é la sesta cittá piú popolosa di Danimarca. Randers é famosa per il suo zoo tropicale ubicato sotto una sorta di serra stile Truman Show (nella foresta tropicale sono riprodotte microclimi di Asia, Sud America e Africa, con tanto di animali e piante). Quí opera Hristos, il volontari ogreco che gentilmente ci offre un weekend presso casa sua con annessa visita guidata - soprattutto gratuita - dello zoo.
In proporzione Randers sembra molto piú viva di Copenhagen, non tanto per lo zoo (sprovvisto di leoni) quanto perché di sera-notte nelle strade c´é gente che fa casino: bande di ragazzetti tendenzialmente ubriachi schiamazzano e strillano per le vie del centro. Ci sono le macchine, ogni tanto si sente addirittura qualche colpo di clackson. Botta di vita.
Mezzanotte abbondante: é Pasqua da qualche minuto. Hristos allungato sul letto abbozza una scena di ET e, nel tentativo di imitare l´extraterrestre, esclama sofferente "Can I call home?". Tempo di fare affluire il sangue al cervello e un coretto italo-graco esclama all´unisono "No, too expensive". Dieci minuti di risate.
Sinceramente non pensavo che i greci fossero cosí simili agli italiani. Al di lá dell´episodio, spezzo una lancia in favore dei campioni d´Europa in carica: anche loro guardano l´Europa da sud, anche loro ridono, scherzano e fanno casino; anche loro capiscono che quando si fa la spesa esiste una logica e quando si cucina esistono delle regole per combinare gli alimenti. Per il resto, stessi problemi - immigrazione, politica, trasparenza etc, e stessa voglia di vivere e di sorridere: se non si tratta della stessa lunghezza d'onda, poco ci manca.
La classica telefonata a casa per gli auguri pasquali - sia essa da Chisinau-Tiraspol come ieri, o dallo Jutland come oggi - ti fa pensare: con un pizzico di ingenua crudeltá papá ti snocciola tutto il menu preparato da mamma, che non ha dimenticato nemmeno una delle sue specialitá. Rabbividisci, pensando al peperoncino con riso di Sandra o alle verdure al forno preparate da Katerina (en passant, la pizza con ananas non é cosí cattiva). E rabbrividisci anche al vento gelido e alla neve di Randers, comparata ai 38 gradi dello zoo.
Durante il viaggio di ritorno, di scappa una risata maligna alla stazione di Federicjia quando un vecchietto, nel tentativo di fumarsi una sigaretta, rimane giú mentre il treno riparte: sorridi ancora quando a Odense, il vecchietto risale sul treno con la moglie che lo abbraccia bonariamente. Come ha potuto? Nel mezzo c´é stato un guasto, il treno é rimasto fermo una mezzoretta, sicché siamo arrivati a destinazione con mezzora abbondante di ritardo. La conclusione? Chissá se anche quí, una volta, i treni arrivavano in orario...
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