lunedì 23 giugno 2008

VENTISETTESIMA PUNTATA

... GIÚ IL CAPPELLO, BIANCO?

Ma li avete visti? Erano lí che cantavano, ballavano e facevano festa. Mentre i nostri fumavano tonnellate di sigarette tesi come corde di violino. Erano i supplementari, eppure sarebbe bastato solo un gol per chiudere baracca e burattini. Un gol che Casillas ha respinto sulla riga a Camoranesi e che un´improbabile spaccata di Toni ha tolto dal sinistro di Grosso, che arrivava in corsa. Anche prima dei calci di rigore, era chiaro chi avrebbe vinto, anche solo guardando il pubblico.

Ha vinto l´allegria, ha vinto il carisma, ha vinto la voglia di vivere. E a chi come me ritiene che a volte il calcio sia anche una metafora della vita o che comunque a volte possa assumere significati e valenze che trascendano l´elemento meramente sportivo, viene da pensare che abbia vinto anche lo sviluppo politico-economico, stando alle recenti statistiche comunitarie che dicono che cresce la forbice nel potere d´acquisto tra Italia e Spagna. A favore degli sudditi di Juan Carlos ovviamente: il nostro ridente paese si colloca al terzultimo posto dell´UE a 15 (cioé tra i membri pre-allargamento). Per la cronaca stiamo ancora meglio di Grecia e Portogallo. Yahoo.

A questo punto viene da chiedersi tra quanto tempo anche ellenici e lusitani festeggeranno il sorpasso sul Belpaese sempre piú alla deriva, preso tra una rabbia razzista anticomunitaria e le mitiche leggi "ad personam" (che sono finalmente tornate, per la gioia dei lungimiranti abitanti della Terra dei Cachi). Paese che esce probabilmente coperto di ridicolo dal paragone con il riformismo, con il coraggio e con l´efficacia del Governo del paese iberico, che alla fine ha vinto ai calci di rigore. Un italiano scherzava dopo la partita con l´Olanda: "Se l´Italia viene eliminata al primo turno, é evidente che nel governo Berlusconi c´é qualcosa che non va".

Non so perché, ma questo europeo mi ricorda un po´ il mondiale del 1994: allora l´infortunio toccó a capitan Baresi - difensore centrale - stavolta a Cannavaro. Partiti con una sorprendente sconfitta (allora per l´avversario - l´Eire - stavolta per il punteggio, 3-0 con l´aggravante di essere i campioni del mondo in carica), gli Azzurri passano il primo turno per la classica disgrazia altrui (se allora fu il russo Salenko a segnare cinque gol al Camerun, sicché fummo ripescati come miglore terza, stavolta é stato il clamoroso ko della Romania ad aprirci le porte dei quarti) e si ritrovano contro ancora la Spagna. L´epilogo. Dopo uno zero a zero con papera del portiere e palo provvidenziale (ricordate un po´ cosa combinó Pagliuca in finale? E che mi dite di Buffon?), la "lotteria dei rigori" premió l´allegria e la felicitá, allora fu la samba brasiliana divenuta oggi movida spagnola.

Dopo la notte di Casillas, é toccato ai danesi festeggiare, ma non per motivi calcistici: da queste parti si saluta il giorno piú lungo dell´anno con immensi faló sui quali viene posta una strega che viene data alle fiamme. A mensa, scherzando con Jacob, abbiamo realizzato che infondo non sarebbe male bruciare la suocera - anche qua non é esattamente ben vista, per la serie "tutto il mondo é paese" - dopo averla vestita da strega. Il problema é che l´anno seguente non si sa a chi dar fuoco. "Basta trovare una moglie nuova" osserva Jacob, "si, ma magari la madre l´hanno giá bruciata" osservo io. "Hai ragione" sorride Jacob: "Bé peró ci si potrebbe organizzare tra amici: quest´anno la mia, poi la tua...e poi si cambia moglie!". "In realtá - osserva Jacob mezzo serio mezzo no - bruciano dei pupazzi travestiti da strega, nel passato bruciavano le streghe vere...".

Nel tardo pomeriggio c´erano band che suonavano un po´ dappertutto: sul pittoresco Nyavn (un caratteristico canale "turistico" pieno di ristoranti) una catasta di legna e una strega impalata sono stati dati alle fiamme, sotto gli occhi felici di migliaia di danesi birramuniti. Alcuni dei quali - giovanissimi - indossavano un berretto bianco, segno di giubilo per la conclusione delle scuole superiori.

Chissá se anche queste tradizioni sono state considerate da quelli di Monocle, rivista inglese che ha posto Copenhagen come la cittá piú vivibile del mondo, tranquilla, priva di crimine, con buoni servizi e a misura d´uomo. Perfetta per le amebe, specie d´inverno, aggiungo io. Una cittá con i semafori pedonali con la gonna e con il ponte strellato piú lungo al mondo, "manna dal cielo" per gli svedesi di Malmoe: confermo che esistono scandinavi che scendono a Copenhagen per "fare serata" e - stando a un recente articolo apparso sul Corriere - sfruttando le leggi piú permissive e liberali della Danimarca, compravendono ogni tipo di servizi, tra Christiania e Vesterbro (il quartiere a "luci rosse" prossimo alla Stazione Centrale). Ponte utilissimo anche per il mercato del lavoro, anche quello piú "canonico" in quanto sono molti gli svedesi - ma anche i danesi - che scelgono di vivere in Svezia e lavorare a Copenhagen, prendendo un treno che in mezzora li conduce nella capitale danese teatro di un boom economico e occupazionale (solo in parte "strozzato" dai "lavoratori low cost" conseguenza dell´allargamento) ma dai prezzi lievemente piú alti di Malmoe.

In realtá non succede molto a Copenhagen in questi giorni: piove ma c´é anche il sole, il cielo é grigio ma anche azzurro, le condizioni atmosferiche cambiano ogni cinque minuti sicché "come ti vesti ti vesti sbagli". Ma dove infondo ci hai indovinato a preferire il treno alla bicicletta.

Due puntate in due giorni credo non si siano mai viste in tutta la storia di Danimarcantonio, ma anche del mitico Cronache lituane e del compianto Mai dire rom...Sicché passo e chiudo, amici cari, accingengomi a cominciare a lavorare...Si fa per dire!

Un abbraccio internazionale.

Sakøbenavn

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mah, ti dirò Sacco...la vittoria della Spagna ci stava, ma non è che le furie rosse abbiano esibito questo gran calcio. Rimango sempre un po' stupito quando leggo i toni dei giornali sportivi stranieri: ai mondiali avevamo potuto saggiare l'acrimonia di tedeschi e francesi, questa volta abbiamo avuto la misura chiara di quanto ci detestano gli spagnoli. A volte mi sembra che si vada oltre il calcio (per Marca "gli italiani sono dei miserabili, da qualsiasi lato li si guardi") e che questo risentimento nasconda ancora una qualche forma di attrazione malata per l'Italia, o almeno per un'Italia idelizzata. Non è possibile che OGNI volta che un italiano cade tutti gridino al "tuffo" (un'ammonizione per tuffo invece se l'è presa Villa...va beh...), OGNI volta che un arbitro non ci dà un rigore contro è perché "gli Italiani l'hanno comprato" (invece se ci annullano un goal regolare è perché l'arbitro "è bravo") e che a qualsiasi latitudine noi siamo quelli che "l'anti-calcio", quelli che "il catenaccio", quelli che "si buttano, frignano, sono scorretti, simulano, insultano, giocano sporco". Così perfino il fallo di Abidal su Toni contro la Francia, che qualsiasi arbitro di qualsiasi Paese del mondo avrebbe fischiato con rigore ed espulsione annessi, diventa dubbio. Mi pare che come numero di falli e furbizie di mestiere l'Italia dei mondiali 2006 e quella degli europei 2008 non abbia molto da rimproverarsi. La stampa italiana è piuttosto rispettosa verso gli avversari e non credo che qualcuno sulla Gazzetta avrebbe potuto scrivere "gli spagnoli sono dei miserabili" se avessimo vinto. Insomma, va benissimo il piacere d'averci battuto, ma bisogna anche saper vincere.
Andrea

sara ha detto...

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO......preferire il treno alla bicicletta a copenhagen d'estate non puo' essere....non la puoi far passare per cosa indovinata.....penso che godersi copenhagen in sella alla bici come fanno tutti i danesi lo sia.....vedi che mi capita ancora di leggerlo il tuo blog?ciao sara