martedì 26 febbraio 2008

UNDICESIMA PUNTATA

I PANNI SPORCHI SI LAVANO IN...LAVATRICE?

Tutti gli italiani di Danimarca, almeno una volta nella vita, hanno combattutto con le lavanderie automatiche.

Ebbene sí: nell´iperevoluta Danimarca che produce energia con il vento, che investe tutto ció che ha in ricerca e sviluppo e che non ha macchinisti nei treni della metropolitana, mancano le lavatrici domestiche. Per cui la gente si ritrova periodicamente - sacco in spalla - nelle lavanderie, pagando 30 Corone - 1 Euro vale 7.5 Kr - 15kg di bucato. Peccato che le istruzioni siano in lingua madre, che il sapone si chiami "sæbe" e che la macchinetta día resti esclusivamente in monete da una Corona.

Va a finire che, dopo aver "caricato" 35 Corone, premo il tasto per il sapone, che costa cinque: mi giro per prendere il sapone e son convinto di aver sbancato un il Casinó di San Vincent.

In realtá la macchina mi sta restituendo una scarica di 30 gettoni da una Corona (anziché darmi il tempo di programmare anche la lavatrice con un solo atto). Mi appresto a reinserire tutte le monete nuovamente per avviare il labaggio. Arrivo infondo alla procedura con il display che indica 28: evidentemente questa macchinetta é stata tarata a Napoli. Ovviamente la moneta di piú piccolo taglio che ho nel portafoglio é da 20 Corone, per cui a lavatrice inoltrata, mi ritrovo con diciotto simpatiche monete da una corona in tasca. In quel momento é chiaro come nascono le candid camera che tanto fanno ridere la gente su youtube.

Ma la Danimarca é il paese piú felice del mondo: la gente é ricca ed é notevolmente diversa dal popolo italico. Loro attraversano la cittá pedalando anche sotto la neve, noi prendiamo la macchina anche per andar dal panettiere dall´altra parte della strada. Da noi ci sono smart e suv e si combatte per il parcheggio, da loro tutti i taxi sono Mercedes, la gente ama farsi portare a spasso ovviamente senza rinunciare al benessere.

Il traffico. Sono civilizzate, le auto, in Danimarca. Quando é giallo rallentano, quando é rosso sono ferme. Quando diventa giallo rimangono tranquille, quando é verde, con garbo e calma, ripartono. Le battaglie per il parcheggio riguardano le bici, e mi assicurano che da queste parti capita di imbattersi in un ingorgo sulla pista ciclabile che costringe ad aspettare fermi al semaforo tre cicli completi prima che arrivi il verde. Per noi italiani guidare da queste parti é discretamente pericoloso: a ogni svolta a destra faremmo strike di ciclisti (anche perché spesso a destra della corsia di marcia, c´é l´area di parcheggio, prima della pista ciclabile: fondamentalmente i ciclisti arrivano "sparati" da dietro e hanno la precedenza).

Ma se le macchine sono discretamente civilizzate, non é cosí per le bici. Il che si percepisce non tanto sulle striscie pedonali, quanto alle fermate degli autobus: non ci sono le banchine, sicché gli ignari pedoni si ritrovano in mezzo alla pista ciclabile dove i ciclisti sfrecciano alla velocitá della luce. E non frenano mai. Il welfare state infatti copre tutti i danni, sicché il ragionamento é: "perché frenare, quando se mi sfracello, posso andare tranquillamente in ospedale? Cosa pago a fare le tasse? Perché dovrei frenare, per risparmiare i soldi che daranno agli iracheni?".

La scorsa settimana, come detto, sono stato fuori dal mondo. Ho ricominciato a studiare i giornali e non posso non constatare che qualcosa si muove, a livello mondiale. Un nero finalmente compete per la Casa Bianca, rilanciando il sogno di migliaia di americani e osservatori di tutto il mondo. L´Ambasciata USA a Belgrado - si, esatto, la cittá nella quale sarei dovuto andare - é un cumulo di macerie: il Kossovo ha dichiarato l´indipendenza e i serbi l´hanno presa con filosofia. A Cuba si chiude un´epoca, mentre in Francia si consuma la prima uscita ufficiale di una a First Lady italiana.

E cosa succede nello stivale? Questa mattina il Corriere e Repubblica aprivano con il flop di un noto festival musicale, di spalla c´era il flirt tra un giocatore brasiliano e la prima ballerina del Carnevale di Rio mentre al presidente di una nota confederazione di imprese non é andato giú l´arbitraggio di Reggina-Juventus.

La domanda é: nostalgia dell´Italia? La risposta é: perchè dovrei?

Un abbraccio internazionale.

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