LE INCOMPATIBILITÁ COMPATIBILI
Cosa ti mancava in Italia della Danimarca? "Il sole in estate".
Smarrimento generale, ma non ha tutti i torti: "Da noi c´é luce fino alle undici, mezzanotte, e alla mattina il sole sorge presto; in Italia fa buio molto prima, é strano...". Lezione uno del manuale del "perfetto italiano all´estero": non dar mai niente per scontato. E cosa ti manca dell´Italia quí? "la siesta": certamente, d´inverno c´é il sole per sei ore e sarebbe un peccato perderne una per dormire. Anche perché quá la sera gli orari sono quelli tipici "delle galline": cena alle 18 e pub che chiude alle 21.30.
E allora a queste latitudini capita di ricevere email del tipo "Va bene se ci vediamo alle 18, dopo il lavoro, alla fontana di Radhuspladsen?". Sembra un problema innocuo quello dell´orario, ma é una delle cause principali di incomprensione tra "terroni" e "polentoni" d´Europa. Perché in Italia - grossomodo - se ci si incontra alle 18 é per un aperitivo, alle 19.30 per una pizza, alle 21 per un cinema, alle 22 per una birra, alle 24 per la discoteca. Mentre ci si incontra all´alba per una scampagnata, una battuta di caccia o di pesca; alle 8 per la colazione, alle 10 per il caffé, alle 13 per il pranzo. Nel pomeriggio non ci si incontra per via della siesta, a lavoro o no. Ma quá é tutto sfalsato, per cui dalle 18 in poi é chiaro che si tratta di un dopocena, vedi lezione numero uno.
Le trattative si concludono con un appuntamento alle 19.30, ovviamente per un dopocena. Lei arriva puntuale e in bicicletta, tu eri in anticipo e la cosa non é molto edificante: su Copenhagen si sta abbattendo una bufera di neve, e ovviamente la fontana é il punto piú scoperto di Radhuspladsen. Pantaloni zuppi, faccia congelata, presentazioni di rito, e fuga in un caffé. Anche perché la bicicletta, per quanto comoda, in determinate situazioni non é certo il mezzo ottimale per muoversi. In compenso si abita "A 10´ da quí", ovunque sia il "quí" e ovunque sia "casa". Ieri inoltre ho capito perché da queste parti impiantano centrali eoliche. E dovrebbe saperlo bene anche Andersen - che da queste parti studiano alle elementari - visto che la sua statua é in un punto che definire ventilato é poco: non guarda la piazza antistante (Radhuspladsen) ma é girato, secondo me é per il torcicollo, verso i Giardini di Tivoli.
Helle é una ragazza ventiseienne danese che studia - non si capisce bene perché - italiano. É gentile e pacata. "Gli italiani sono molto piú...come si dice....per esempio - agita le braccia e la testa - in discoteca, mentre i danesi sono piú....- si impettisce -...hai capito?": certo che ti ho capito, noi siamo piú "esagitati", voi siete piú "misurati, composti". "Si, noi siamo tranquilli", aggiunge.
Dopo aver sentito la consueta "sfogata" sui malcostumi italiani (la crisi del Parlamento e del sistema elettorale, il processo Sme e Cufaro, l´incarico a Marini - forse Valeria avrebbe potuto mettere tutti d´accordo, ma Franco sinceramente non so... - per spaziare poi da Tangentopoli, allo spettro radiomagnetico della tv in chiaro - appena cassato dal diritto comunitario come ovvio che fosse - passando attraverso il referendum e concludendo con la storica "discesa in campo" con le Coppe dei Campioni alle spalle) afferma che "da stasera mi piace di piú la Danimarca". Perché se da noi lo sport nazionale é "parlare" e soprattutto "sparlare", da queste parti si preferisce la via della "pacatezza".
Archiviati i discorsi seri, é la volta della Regina. "Cosa fa nella vita? Quando si sveglia la mattina infila la toga, mette la Corona e prende lo scettro? Ma incontra la gente? Si mostra in pubblico? Cammina per le strade?". Sorride, Helle, capisce lo spirito "cazzone" delle domande. Poi spiega "...Ma no, al massimo mette la corona quando riceve i capi di Stato, rappresenta il Paese ma é una carica formale...E quando esce ha sempre la scorta. Tuttavia, pur non conoscendola di persona, lei e la sua famiglia sono un po´ come..."amici": nel senso che noi sappiamo tutto di lei, della sua famiglia, dei figli....E quando compie gli anni si va in piazza con le bandiere per fare festa, lei si affaccia e saluta la folla. É divertente".
Giá, le bandiere. Avete presenti le bandierine che si mettono sulle torte per i compleanni? Quelle piccoline, di tutte le nazioni? Dimenticatele: in Danimarca sono rigorosamente tutte con il vessillo danese. Onnipresente anche sui fazzoletti e sui bicchieri di carta. Quando si festeggia si prende la bandiera danese, non si discute. "É il simbolo del popolo - mi raccontano in ufficio - non dello Stato: la gente, la comunitá si riconosce in quella bandiera, che viene utilizzata in tutte le feste. Ma non ha la forma rettangolare, ma con due punte all´estremitá". E se fin da bambini - alle feste di compleanno - si tira fuori la bandiera, penso sia agevole creare quel legame affettivo - non sempre cosciente - con questo simbolo.
Perché se ripenso alla mia infanzia felice, ricordo che a colpi di "Fivelandia" mamma e papá invitavano tutti i miei amichetti "della scala", quelli dell´asilo o della scuola per mangiare tutti assieme un pezzo di torta. Palloncini, musica, giochi, sano divertimento e qualche regalo. E se avessi avuto il vessillo danese, probabilmente mi sarei affezionato anche a quello. Come mi divertivo...Come un bambino: sono cresciuto cosí. E quelli sono stati i compleanni migliori, se penso che il "diciottesimo" l´ho trascorso dall´oculista a far la visita per la patente.
Per la cronaca, domani arrivo a ventisei. E mi mancherá senz´altro svegliarmi senza il celeberrimo tiramisú di mamma - benché sappia che appena apriremo gli occhi avremo lo stesso pensiero. La mente volerá indietro a quelle feste, alla musica dei Fivelandia. A quelle giornate felici: cosí distanti, eppure cosí vicine. Il mio pensiero domattina volerá in via dei Pini, a mamma, papá e sorella, ai quali invieró un telepatico "grazie di tutto". Perché se nel mio piccolo posso permettermi di andare in giro per il mondo sempre e comunque a testa alta é per merito loro. E diró grazie anche a tutti quelli che mi vogliono bene e che mi stimano.
Mentre scrivo ho un nodo in gola: il legame con la mamma é una di quelle cose che gli stranieri non capiranno mai.
Questa mattina c´é stato un piccolo rinfresco per festeggiare il primo giorno di lavoro di un nuovo responsabile. Alla fine mi é stata regalata una torta, da mangiare domani nel mio "private party". Sono rimasto contentissimo perché non me lo aspettavo ("Mai crearsi delle aspettative", regola due del "perfetto italiano all´estero"). Compiró gli anni all´estero in una cittá semi-sconosciuta in cui non conosco quasi nessuno. Ma saró contento, anche se non ci sará la musica dei Fivelandia (regola numero tre: "bisogna sapersi accontentare").
Fate un brindisi alla mia salute, ma mi raccomando non siate banali : da queste parti si grida "Sokol!", in Lituania "Isveikata" mentre in Romania "Noroc" o "Sanatate!". Se volete andare "alla russa" usate pure "Na sdarovia!". Io non ho preferenze!
Un saluto,
USD
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