martedì 22 aprile 2008

VENTUNESIMA PUNTATA

UNA PEDALATA, UN CENTENARIO E L´IMPERO AUSTROUNGARICO

La doccia ti ha ritemprato, l´allenamento é stato intenso. E´ una domenica assolata, la primavera sembra essere arrivata anche a Copenhagen. Attraversi la strada e la vedi. E lei é lí che ti aspetta. Ti guarda. Ti fissa. La guardi e pensi: perché no?

Telaio blu, ruote lenticolari e mappa sullo sterzo: inserisci venti corone e un meccanismo simile a quello dei carrelli nei nostri centri commerciali ti fa entrare nel fantastico mondo del bikesharing. Monti in sella ("alla bersagliera!" griderebbe un noto impiegato nostrano) e cominci a pedalare.

In Radhuspladsen e noti una folla inusuale: un palco e un telone con un 100 stampato accanto a due gentil donzelle. Fai uno piú uno, poi chiedi conferma: ebbene sí, si festeggia il centenario del diritto di voto alle donne. Calcolatrice alla mano, ricavi un sorprendente 1908, poi perplesso pensi al 1948 italiano infine - sempre calcolatrice alla mano - sorridi pensando che in Svizzera la ricorrenza odierna danese arriverá - forse - nel 2072. Sul palco c´é un´attrice comica, rimanere non ha senso, per cui inforchi la bici e ti butti verso i parchi.

Come al solito tutto é tranquillo, sicché ripensi agli ultimi giorni, passati in compagnia di Giuseppe e Federica che son venuti a trovarti: che bello il castello di Hillerød, decisamente meglio di quello di Helsingor (sí, proprio lui, Amleto) anche se Helsingor-paese é molto molto carino. Carina anche Roskilde con il suo fiordo. Non male nemmeno lo zoo (stavolta a Copenhagen), visitato quando ormai Giuseppe e Federica erano al gate, poi sul pulman, infine sull´aereo.

Inutile dirlo, anche nei parchi la tranquillitá regna sovrana. Piccoli crocchi di persone, a volte coppiette, a volte singoli lettori, si godono il sole adagiati su colorati asciugamani, accanto alle bici. Pochi giocano a pallone sebbene non sembri palesemente vietato, quasi stride il gruppetto di ragazzetti che si scatena con una palla da rugby.

C´é silenzio, l´atmosfera é rilassata. Sicché la mente é libera di ragionare, nei limiti del possibile. Secondo un documento fornito dalla CIRUS - l´agenzia statale danese che gestisce borse di studio e programmi di scambio comunitari - in Danimarca lavorano il 79% degli uomini e il 73% delle donne. Non mancano i "papá casalinghi" e i "papá babysitter", inoltre la "quota rosa" del Parlamento - benché non sancita dalla legge - é decisamente maggiore rispetto ad altre latitudini.

Da queste parti femminismo, paritá e diritti alle donne sono tutte parole che hanno un certo peso. Le ragazze non sembrano sognare di fare le veline e non sembrano ricorrere spesso a "confortevoli scorciatoie" di comodo per ottenere risultati (recentemente un politico italiano solennemente dichiarava di non averla mai data per far carriera: evidentemente é normale darla per far carriera, in certi paesi evidentemente le donne fanno cosí). É normale vederle svolgere anche lavori in cui il rischio concreto di spezzarsi le unghie é veramente ma veramente alto. Eppure non sembrano rinunciare alla maternitá, specialmente le giovani (Copenhagen é piena di passeggini, e ovunque ci sono pupetti, tutti stupendi per la veritá). L´ambizione é quella di dimostrare sempre e comunque di poter farcela da sole (si tratti di trasportare pesi e carichi o di lavorare come muratori in casa o di crescere un bambino lavorando senza un papá).

Il conto al ristorante ovviamente non é un affare esclusivo degli uomini, anzi se capita di mettere mano al portafogli per offrire una birra a un ometto, di certo non si tirano indietro. Non vivono sul piedistallo come le omologhe italiche, non hanno la stessa aria sprezzante con cui da noi si guardano le straniere "mangiauomini" che - specie dall´Est - arrivano nel Bel Paese in cerca di fortuna (intraprendenti, cariche di energia, sveglie, intelligenti, spigliate, fresche, spesso furbe e smaliziate, ma anche - perché no - belle). Diciamo che quá le donne avanzano pretese ma sono pronte a rimboccarsi le maniche, sembrano chiedere maggiori diritti adempiendo tuttavia anche ai doveri. Poiché cresciute nel sistema scandinavo, a paritá di etá, sono notevolmente piú mature e indipendenti delle italiane (a livello di maturitá e indipendenza credo che anche per gli ometti - mediamente - si possa trarre la stessa conclusione).

Se gli ometti non disdegnano il grembiule, le donne indossano i pantaloni: ma solo in senso metaforico. Minigonne e scollature sono all´ordine del giorno, cosí come i tacchi, anche in mezzo alla neve. Il compromesso e l´equilibrio tra i sessi da queste parti sono aspetti senza dubbio interessanti.

Ragionando ragionando, si son fatte le 20.43, hai giá lasciato giú la bici e cenato: in Radhuspladsen la celebrazione volge al termine, una cover viene intonata da un gruppo di sette cantanti donne - provenienti da diversi gruppi o soliste - lasciando il pubblico soddisfatto ma ovviamente ipercomposto.

Senza sapere né come né perché é arrivato giovedí. E su Copenhagen continua a splendere il sole. Non si parla di Alitalia, non si rumoreggia per i romeni e gli zingari (qua non hanno avuto né cinque anni di governo Berlusconi con i vari indultini né il Governo Prodi o un sindaco comunista a Copenhagencui dare la colpa degli eventuali misfatti degli stranieri), non si fa il totoministri. Ma ci si rende conto che forse i sondaggi di Veltroni che parlavano di pareggio erano un tantino inaffidabili: mi sa che ora "non si puó piú fare". Sorprendente anche l´abbinamento "romeni" "extracomunitari" che continua a vigere nella terra dei cachi.

Tuttavia una domanda stuzzica il palato dei curiosi anche nella terra di Rasmussen (Berlusconi lo definí il primo ministro piú bello d´Europa, piú bello anche di Cacciari, prima che la sua indole di barzellettiere si lasciasse scappare un "lo presenteró a mia moglie") nasce spontanea: ora che i comunisti sembrano ai minimi termini, Berlusconi con chi se la prenderá? Con l´impero Austro-Ungarico?

Ai poster l´ardua sentenza.

Greetings from (sak)købenavn!!!

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