sabato 9 febbraio 2008

NONA PUNTATA

ITALIA SI, ITALIA NO...

Non so perché, ma la gran parte degli stranieri che vivono a Copenhagen e che ho conosciuto, tendono a parlare discretamente male dei danesi. Li dipingono come un popolo distaccato, freddo e poco propenso alle relazioni interpersonali, discretamente "maleducato" e un po' rozzo, tendenzialmente individualista, privo di religione. Dicono che faticano a rivolgerti la parola, che in mezzo alla strada ti spingono senza chiedere scusa e che devi necessariamente parlare la loro lingua per inserirti in un "giro danese". Dicono che non sono molto ospitali con gli stranieri, che non favoriscono la loro integrazione. Spesso dicono anche che "quí non é tutto oro quel che luccica", sottintendendo il classico "nascondere la polvere sotto il tappeto" che di tanto in tanto spunta riferendosi agli scandinavi: perché questo non é un paese semplice... Gli svedesi? Ah gli svedesi....Quelli si che son gente a modo!

Non lo so, son qua da troppo poco per giudicare. Premettendo che non mi piace, generalmente, chi sputa nel piatto dove mangia - o dove ha mangiato - per ora posso dire che la mia impressione è diversa.

Più di una volta mi è capitato di far due chiacchiere in mensa con dei perfetti sconosciuti danesi: pur potendolo benissimo evitare, mi rivolgono la parola, poi capendo che sono straniero "riparano" in inglese senza tirarsi indietro. Domande banali come "ti piace il cibo?", "come ti trovi in Danimarca?", "interessante quello che stai facendo...", "A che ora cominci a lavorare?": per intenderci, roba che io in Italia mai mi sognerei di chiedere a dei perfetti sconosciuti in una mensa, per giunta in inglese. Per di piú, dopo aver rotto il ghiaccio in mensa, iniziano a sorridere e salutare quando li incroci nei corridoi.

Ma sembra esserci un perché, forse. Io sono italiano. E qua al momento sembra un ottimo biglietto da visita. Tutti, quando scoprono che sono italiano, sorridono di gusto: la mia impressione è che a loro il Bel Paese piaccia parecchio, con la sua gente, le sue stranezze, il suo inglese approssimativo, la sua simpatia. Ecco: credo che sia proprio questa la dimensione dello stivale maggiormente percepita tra Mar Baltico e Mare del Nord. A una riunione in ufficio, un responsabile mi diceva una cosa tipo "Siamo molto contenti che tu sia qua: il tuo inglese con accento italiano è molto divertente, specie se paragonato al "nostro inglese"....". E tutti, più o meno, parlano o parlottano la nostra lingua: e se nei primi giorni me ne felicitavo, ora comincia quasi a diventar fastidioso, anche se mi rendo conto che é un atteggiamento ingiusto in quanto loro lo fanno con la gioia di chi ci tiene a darti il benvenuto, considerando che arrivi dal "profondo sud".

Aneddoto. Uscita della discoteca, ore 5.30 di sabato mattina. Sono in compagnia di una coppia di tedeschi: scambio di sigarette con un danese che - discretamente ubriaco - inizia a chiacchierare con loro. Chiede di dove sono, loro rispondono Germania. Il danese fa una smorfia, e mi chiede di dove sono: alla parola "Italia" inizia a sorridere, mi chiede come va, che ci faccio qui, se mi piace il cibo e la cittá...Il cambio di espressione rispetto al dialogo con i tedeschi é lampante...

Il quiz? Un paese in cui il 70% dei lavoratori é iscritto a un sindacato e in cui la pressione fiscale giunge mediamente al 60% perché la gran parte dell´economia passa attraverso i pubblici servizi non puó che essere un paese COMUNISTA (per la gioia della Esselunga, di Caprotti, del suo "falce e carrello", anche qua esistono i supermercati Coop, per giunta con il logo uguale al nostro!). Cosí come "comunisti!" siete tutti voi che avete indovinato, anche se nell´articolo non c´erano parole come "Tomasson", "Laursen" e "Helveg". Era proprio lui, l´uomo che quando si arrabbia dice "cribbio", l´uomo che vuol far dell´Italia ció che ha fatto col Milan (quindi prepariamoci a un governo di vecchi) che se in questo momento fosse a Sofia probabilmente mi sospenderebbe il blog perché sto facendo "un uso criminoso" del web...

Sperando che tutto ció non accada, vi dó appuntamento alla prossima puntata...

Un abbraccio internazionale

USD

giovedì 7 febbraio 2008

OTTAVA PUNTATA

L'ANGOLO DEL QUIZ: CHI E' MISTER XY?

La mission aziendale è quella di raddrizzare gli ascolti. Non va dimenticato che questo è un blog-reality-show, con un solo concorrente, senza nominations né televoto: ebbene per essere "blog" è un blog, per essere "reality" è reality, ma che per essere "show" ultimamente...non so.

...E che cosa ci vuole per raddrizzare...gli ascolti? Considerando che la valletta è in Ungheria? (E che La Valletta è a Malta?) A proposito, da quando è partita, a casa non vedo più una simpatica confezione di pillole numerate - sono ventotto - con una freccia che le ordina in modo crescente...

"Il quiz" diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi avete sbagliato.

Me lo chiedono in tanti e in tanti se lo chiedono: quest'oggi ve ne parlerò. Chiariamo subito che l'arrivo in Lituania era stato molto più "forte", ma allora era aprile e splendeva il sole: gli autoctoni non lo vedevano da otto mesi e - metereopatici come sono - per cui "giù di minigonne" e scollature "a go go". Qua sono arrivato a gennaio, per cui sotto giacche cappotti e cappelli, è obiettivamente più dura rimanere folgorati. E poiché "solo i fessi reagiscono subito", come mi diceva la mia prof di storia dei media, mi son preso qualche tempo per "osservare in modo più approfondito" per il bene del mio pubblico, si intende.

Passeggio lungo Vesterbogarde e vedo sull'immancabile pista ciclabile due "cicliste" in minigonna. Arrivo a Radhuspladsen; c'è un termometro luminoso che segna quattro gradi: al semaforo pedonale un'altra simpatica autoctona in minigonna aspetta il verde. Ricordate Helle? Mentre l'aspettavo c'era una bufera di neve, e in quel frangente mi è capitato di vedere alcune simpatiche donzelle con stivali col tacco. Nella folle nottata in cui ho conosciuto migliaia di forestieri, nei vari bar, non ho potuto non notare che forse hanno ragione quegli irlandesi che dicono che in Gran Bretagna non ci sono belle ragazze perché i vichingi le hanno portate in Danimarca.

Va sottolineato peró (a beneficio delle mie dodici-tredici lettrici) che a differenza della Lituania, quì la controparte maschile - obiettivamente - ha un suo perché. E bisogna conoscere la concorrenza per sconfiggerla. "E il quiz?" si ridomanderanno i miei piccoli lettori: più tardi appapà...

Dopo aver assistito alla Belgrado Fashion Week e dopo aver lavorato alla Milano Fashion Week, ora mi ritrovo in piena Copenhagen Fashion Week: la cittá é piena di monitor - griffati L´Oreal - che propongono in continuazione le immagini delle sfilate, che si tengono - mi é parso di capire - o in una struttura accanto all´aeroporto o accanto al nostro ufficio (nei giorni scorsi c´é stato un viavai di operai e tecnici carichi di luci, pannelli e specchi; ieri era la volta delle stylist armate di vestiti). "Si ma il quiz?": più tardi, diamine, un attimo di pazienza, parliamo di moda prima.... Faccio una passeggiata per curiosare: c'è movimento, ma la frenesia milanese sembra lontana. Provo a intrufolarmi all'ingresso di un padiglione facendo lo gnorri: mi spiegano che per entrare devo registrarmi su internet e pagare 165 corone, che tradotto in Lire sono circa....2X2=4, 6-1=5..... circa 20 Euro. Per ora mollo il colpo, ma qualora mi dovessi intestardire, i controlli sul retro sembrano discretamente blandi.

"Ma quando cazzo arriva sto cazzo di quiz?". A parte che potreste esprimervi con un po' più di garbo - d'altra parte questo è il mio pubblico, che ci volete fare? - comunque il momento del quiz giunge proprio ora.

Il contesto. Sono sul treno, rientro a casa. Sfoglio Nyhedasavisen, una delle principali testate free di Copenhagen. A un tratto, sfogliando le pagine, vedo una faccia nota, sfondo azzurro, sorriso dei tempi migliori, capigliatura in discrete condizioni. Giacca e cravatta scure, braccia aperte al cielo in segno di vittoria.

Il titolo dell'articolo è" Italiens rige playboy stryrer atter mod magten", mentre la didascalia recita "Italiens rigeste mand er pa vej tilibage. Trod korruprionssager, upopulaere jokes og offetligt flirteri". I titoli dei paragrafi sono "Nazi-jokes og flirteri" (ritaglio l'attacco:"I sine tidligere perioder som premierministeren kom hn blandt andet til at "joke" med, et tysk Eu-parlamentariker mindede om en nazikaptajn, ligesom han ogsa fortalte, hvordan han bugte sin "playboy-charme" i forhandlinger med Finlands kvindelige praesident i 2005") e Korruption er o.k.. Taglio anche un pezzo dal primo paragrafo: "I Europas medier X.Y. mest kendt for korruptionssager, sin play-boy attitude, sit giganteske medieimperium og sine ofteplinge jokes. Han er god for over 20 miliarder kroner og styrer storstedelen af Italiens mediebranche". Ho evidenziato in corsivo le parole che potrebbero aiutarvi nel trovare la soluzione: premetto che di danese non capisco quasi niente, ma penso che non sia impossibile...La domanda è: chi è mister XY?

L'hai scoperto? Lo sai? Sei convinto? L'accendiamo? Manda un email a ilsacco@supereva.it: i primi dieci che invieranno la risposta corretta nel giro di tre giorni gli succederà qualcosa diincredibilmente fortunato, come nelle odiosissime catene di sant'Antonio telematiche.

La soluzione? La prossima puntata!

USD

domenica 3 febbraio 2008

SETTIMA PUNTATA

CHE POPOLO SPORTIVO...

"Excuse-me, but is it a Danish game?" Mi fissa stralunato e strabuzza gli occhi: "I mean: in Italy we play in a short field, five players for team: one is the goalkepeer". '

Ma....Danese che non sei altro, secondo te potevo mai chiederti se il calcetto é uno sport tipicamente danese? Se ne rende conto, sorride e mi dice "I don´t know, but in Denmark is diffused, but I prefer playing football outside: this game is often boring....". Certo: "It looks like hockey for the barreers, handball for the tatics and football....". "You´re right".

"But tell, me: is football the "national sport" here?". Annuisce. "And what about handball and the big party for the European Championship?" "You know: Denimark is a small country, so everytime we win something, we make party...but now excuse-me, I have to go to my team-mates". Tempo scaduto: il bonus temporale per parlare con un danese sconosciuto é circa di due minuti. "People started to watch handball when we was in semifinals: you know, when we get some important result in all the sport people is happy", mi diceva qualche tempo fa l´istruttore della palestra in cui vado. "Yes, but you know, in Italy we just kick the ball....". Sorride. E aggiunge "We have a lot of good players, they play in good teams in Europe, but they are not a team, when they play togheter they are...bad".

Perché da queste parti, in questa stagione, alla domenica pomeriggio ci si ritrova in quindici-venti, raggruppati in squadre da quattro. Armati di cacciaviti, viti e pannelli in legno, diligentemente si prepa il campo da gioco montando un sistema di barriere-sponde alte circa un metro che corrono lungo il perimetro del campo. Si distribuiscono le casacche se é il caso, poi si gioca, quattro contro quattro "a portieri volanti". Si puó giocare di sponda e quando la palla supera le barriere, la si "rimette" con le mani: per il resto le regole sembrano quelle del calcetto, essenzialmente.

Le partite durano dieci minuti (non effettivi): il campo é grande, non saprei quantificare, ma circa tra il doppio e il triplo di quelli da calcetto a cinque. Le porte sono identiche: il tabellone luminoso fa da cronometro e segnapunti, le squadre si affrontano all´italiana. Perché somiglia alla pallamano? Perché la squadra che attacca si allarga, chi difende si stringe: la palla circola per vie orizzontali talvolta a lungo prima di convergere verso la porta (idealmente segue il perimetro dell'area da 3, se si giocasse a basket). Chi difende tiene sempre una punta "su", perché é utile rinviare lungo, grazie all'ausilio delle sponde.


Ma il campionario sportivo dei sudditi della Regina Margherita II non si ferma qua. Presso il nostro centro sportivo li vedi giocare a bamdinton (un tennis indoor con racchette piccole e una pallina con un´imbracatura piumata che funge da paracadute), hockey senza pattini, una specie di rugby-freesby, con il disco a far da palla (anche qua ci si ritrova in quindici-venti e ci si affronta a squadre), pallamano, basket, pallavolo, step-aerobica&Co, varie ginnastiche e specialità atletiche, nuoto e tuffi (ci siamo spostati in piscina). Ogni tanto si allena anche una squadra di calcio composta da ragazzine di 10-12 anni: sono esilaranti da vedere, alcune sono veramente bravine. Ovviamente questo campionario di sport trova spazio nei telegiornali sportivi, con tanto di interviste ai "badmintonisti" - come diavolo si chiamano? - e ai giocatori di hockey ghiaccio.

Splendeva il sole su Copenhagen, nel weekend che ha visto Sarkozy sposare Carla Bruni e Tadic vincere le presidenziali in Serbia: si tratta delle prime notizie apprese dalla tv danese, mentre la trattativa Tomasson-Bolton è giunta grazie alla freepress. Ci si comincia ad ambientare, si vede?

É venerdí sera quando esco con il francese della testata mancata (ricordate il dialogo Domenech-Gattuso?), che mi invita al compleanno di una tedesca che nemmeno lui conosce. Il suo coinquilino olandese é una macchietta e - nonostante non fatichi a perdonarmi per un Milan-Aiax 3-2 con gol allo scadere di Tomasson - mi presenta mille persone, tra cui un "dottorando" italiano (che mi dice di guadagnare attono ai duemila euro mensili come ricerctore). La serata perde tono, sicché si cambia: altro giro altra festa. Stavolta la macchietta arancione mi presenta un simpatico moldavo - cui ovviamente mi rivolgo in romeno - che inizia a presentarmi ragazzi e ragazze di tutte le nazionalitá possibili e immaginabili. Lavorano tutti al WHO (in italiano OMS: Organizzazione Mondiale Sanitá): con loro mi ritrovo a finire la serata in un terzo locale, con la naturalezza di chi si conosce da una vita. Sono le sei quando rientro a casa, dopo aver fatto colazione col moldavo in uno dei mitici 7eleven, esausto e incredulo per la splendida folle nottata appena trascorsa.

L´avevo detto che il compleanno sarebbe stato felice, anche senza Fivelandia e tiramisú...

Un abbraccio

USD





venerdì 1 febbraio 2008

SESTA PUNTATA

LE INCOMPATIBILITÁ COMPATIBILI

Cosa ti mancava in Italia della Danimarca? "Il sole in estate".

Smarrimento generale, ma non ha tutti i torti: "Da noi c´é luce fino alle undici, mezzanotte, e alla mattina il sole sorge presto; in Italia fa buio molto prima, é strano...". Lezione uno del manuale del "perfetto italiano all´estero": non dar mai niente per scontato. E cosa ti manca dell´Italia quí? "la siesta": certamente, d´inverno c´é il sole per sei ore e sarebbe un peccato perderne una per dormire. Anche perché quá la sera gli orari sono quelli tipici "delle galline": cena alle 18 e pub che chiude alle 21.30.

E allora a queste latitudini capita di ricevere email del tipo "Va bene se ci vediamo alle 18, dopo il lavoro, alla fontana di Radhuspladsen?". Sembra un problema innocuo quello dell´orario, ma é una delle cause principali di incomprensione tra "terroni" e "polentoni" d´Europa. Perché in Italia - grossomodo - se ci si incontra alle 18 é per un aperitivo, alle 19.30 per una pizza, alle 21 per un cinema, alle 22 per una birra, alle 24 per la discoteca. Mentre ci si incontra all´alba per una scampagnata, una battuta di caccia o di pesca; alle 8 per la colazione, alle 10 per il caffé, alle 13 per il pranzo. Nel pomeriggio non ci si incontra per via della siesta, a lavoro o no. Ma quá é tutto sfalsato, per cui dalle 18 in poi é chiaro che si tratta di un dopocena, vedi lezione numero uno.

Le trattative si concludono con un appuntamento alle 19.30, ovviamente per un dopocena. Lei arriva puntuale e in bicicletta, tu eri in anticipo e la cosa non é molto edificante: su Copenhagen si sta abbattendo una bufera di neve, e ovviamente la fontana é il punto piú scoperto di Radhuspladsen. Pantaloni zuppi, faccia congelata, presentazioni di rito, e fuga in un caffé. Anche perché la bicicletta, per quanto comoda, in determinate situazioni non é certo il mezzo ottimale per muoversi. In compenso si abita "A 10´ da quí", ovunque sia il "quí" e ovunque sia "casa". Ieri inoltre ho capito perché da queste parti impiantano centrali eoliche. E dovrebbe saperlo bene anche Andersen - che da queste parti studiano alle elementari - visto che la sua statua é in un punto che definire ventilato é poco: non guarda la piazza antistante (Radhuspladsen) ma é girato, secondo me é per il torcicollo, verso i Giardini di Tivoli.

Helle é una ragazza ventiseienne danese che studia - non si capisce bene perché - italiano. É gentile e pacata. "Gli italiani sono molto piú...come si dice....per esempio - agita le braccia e la testa - in discoteca, mentre i danesi sono piú....- si impettisce -...hai capito?": certo che ti ho capito, noi siamo piú "esagitati", voi siete piú "misurati, composti". "Si, noi siamo tranquilli", aggiunge.

Dopo aver sentito la consueta "sfogata" sui malcostumi italiani (la crisi del Parlamento e del sistema elettorale, il processo Sme e Cufaro, l´incarico a Marini - forse Valeria avrebbe potuto mettere tutti d´accordo, ma Franco sinceramente non so... - per spaziare poi da Tangentopoli, allo spettro radiomagnetico della tv in chiaro - appena cassato dal diritto comunitario come ovvio che fosse - passando attraverso il referendum e concludendo con la storica "discesa in campo" con le Coppe dei Campioni alle spalle) afferma che "da stasera mi piace di piú la Danimarca". Perché se da noi lo sport nazionale é "parlare" e soprattutto "sparlare", da queste parti si preferisce la via della "pacatezza".

Archiviati i discorsi seri, é la volta della Regina. "Cosa fa nella vita? Quando si sveglia la mattina infila la toga, mette la Corona e prende lo scettro? Ma incontra la gente? Si mostra in pubblico? Cammina per le strade?". Sorride, Helle, capisce lo spirito "cazzone" delle domande. Poi spiega "...Ma no, al massimo mette la corona quando riceve i capi di Stato, rappresenta il Paese ma é una carica formale...E quando esce ha sempre la scorta. Tuttavia, pur non conoscendola di persona, lei e la sua famiglia sono un po´ come..."amici": nel senso che noi sappiamo tutto di lei, della sua famiglia, dei figli....E quando compie gli anni si va in piazza con le bandiere per fare festa, lei si affaccia e saluta la folla. É divertente".

Giá, le bandiere. Avete presenti le bandierine che si mettono sulle torte per i compleanni? Quelle piccoline, di tutte le nazioni? Dimenticatele: in Danimarca sono rigorosamente tutte con il vessillo danese. Onnipresente anche sui fazzoletti e sui bicchieri di carta. Quando si festeggia si prende la bandiera danese, non si discute. "É il simbolo del popolo - mi raccontano in ufficio - non dello Stato: la gente, la comunitá si riconosce in quella bandiera, che viene utilizzata in tutte le feste. Ma non ha la forma rettangolare, ma con due punte all´estremitá". E se fin da bambini - alle feste di compleanno - si tira fuori la bandiera, penso sia agevole creare quel legame affettivo - non sempre cosciente - con questo simbolo.

Perché se ripenso alla mia infanzia felice, ricordo che a colpi di "Fivelandia" mamma e papá invitavano tutti i miei amichetti "della scala", quelli dell´asilo o della scuola per mangiare tutti assieme un pezzo di torta. Palloncini, musica, giochi, sano divertimento e qualche regalo. E se avessi avuto il vessillo danese, probabilmente mi sarei affezionato anche a quello. Come mi divertivo...Come un bambino: sono cresciuto cosí. E quelli sono stati i compleanni migliori, se penso che il "diciottesimo" l´ho trascorso dall´oculista a far la visita per la patente.

Per la cronaca, domani arrivo a ventisei. E mi mancherá senz´altro svegliarmi senza il celeberrimo tiramisú di mamma - benché sappia che appena apriremo gli occhi avremo lo stesso pensiero. La mente volerá indietro a quelle feste, alla musica dei Fivelandia. A quelle giornate felici: cosí distanti, eppure cosí vicine. Il mio pensiero domattina volerá in via dei Pini, a mamma, papá e sorella, ai quali invieró un telepatico "grazie di tutto". Perché se nel mio piccolo posso permettermi di andare in giro per il mondo sempre e comunque a testa alta é per merito loro. E diró grazie anche a tutti quelli che mi vogliono bene e che mi stimano.

Mentre scrivo ho un nodo in gola: il legame con la mamma é una di quelle cose che gli stranieri non capiranno mai.

Questa mattina c´é stato un piccolo rinfresco per festeggiare il primo giorno di lavoro di un nuovo responsabile. Alla fine mi é stata regalata una torta, da mangiare domani nel mio "private party". Sono rimasto contentissimo perché non me lo aspettavo ("Mai crearsi delle aspettative", regola due del "perfetto italiano all´estero"). Compiró gli anni all´estero in una cittá semi-sconosciuta in cui non conosco quasi nessuno. Ma saró contento, anche se non ci sará la musica dei Fivelandia (regola numero tre: "bisogna sapersi accontentare").

Fate un brindisi alla mia salute, ma mi raccomando non siate banali : da queste parti si grida "Sokol!", in Lituania "Isveikata" mentre in Romania "Noroc" o "Sanatate!". Se volete andare "alla russa" usate pure "Na sdarovia!". Io non ho preferenze!

Un saluto,

USD

lunedì 28 gennaio 2008

QUINTA PUNTATA

QUELLI CHE...

Quelli che fanno pressione perché scoppi Vallettopoli anche in Danimarca...
Quelli che approvano in dieci minuti l´indulto ma che in due anni non scrivono una legge elettorale...
Quelli che "É scandaloso..."
Quelli che '"...Pizarro va squalificato!" oh yeah!

Quelli che stravincono in South Carolina...
Quelli che ci sará prima una donna o un nero alla casa bianca?
Quelli che "Pato é un fenomeno"...
Quelli che "ma che gesti fa dopo i gol?", oh yeah!

Quelli che Beppe Grillo é "il Michael Moore italiano"...
Quelli che le borse sono in caduta libera,
Quelli che comprano Stendardo.....
Quelli che "e allora perché io sono un impiegato?", oh yeah!

Quelli che "Fiorello puó far ció che vuole"...
Quelli che ...ma chi c´é dietro la Plastilina?
Quelli che Rolando Bianchi in Inghilterra é impazzito...
Quelli che si appendono alla traversa per segnare, oh yeah!

Quelli che vogliono tornare alle elezioni...
Quelli che "uccidete democrazia!"
Quelli che "dobbiamo fare le riforme, ma anche tornare a votare"...
Quelli che "i Negramaro si drogano!, oh yeah!

Quelli che che chiedono "come va?"....
Quelli che rispondono "calma piatta, su tutti i fronti"
Quelli che non possono fare a meno di leggere Max...
Quelli che "secondo me é meglio che vai da uno psicologo!" oh yeah!

Quelli che "non l´ho detta io quella dei Paesi Bassi!"...
Quelli che "conosco due danesi piú biondi di Nino D´Angelo"
Quelli che vincono lo scudetto dell´onestá...
Quelli che che vogliono rapinare pure l´Udinese, non solo il Parma" oh yeah!

Quelle cui chiedi informazioni per strada...
Quelle che ti rispondono, ma ti chiedono di dove sei...
Quelle che "Ah! Buonasera italiano!"
Quelli che ovunque vado trovo danesi che parlano italiano, oh yeah!

Quelli che mai pensavano di andare a una festa francese....
Quelli che...specialmente in Danimarca
Quelli che...sabato sera ci sono andati...
Quelli che mi sono divertito oh yeah!

Quelli che "...Si, ma Domenech?"
Quelli che "...É il mio idolo"
Quelli che "Quasi quasi ti dó una testata..."'
Quelli che "Se ami il calcio non puoi non amare Gattuso"....
Quelli che "Se é cosí, niente testata!" oh yeah!

Quelle che "...Sono venuta qui per un boyfriend danese..."
Quelle che "...ma ora ci siamo lasciati..."
Quelle che "ma continuo a lavorare qua"
Quelle che "ma per lavorar qua devi parlar danese!" oh yeah!

Quelli che "frequentano i compagni delle elementari per tutta la vita"
Quelli che "non ti invitano mai a bere una birra"
Quelli che "...non avrai mai amici danesi"
Quelli che "Ma se li avrai, li avrai per tutta la vita!" oh yeah!

Quelle che escono con una borsa enorme sabato sera...
Quelle che indossano i jeans e le scarpe "tranquille"...
Quelle che vanno in discoteca con minigonna e tacchi alti...
Quelle che alle quattro si mettono i jeans sotto la gonna, oh yeah!

Quelle che tirano via anche i tacchi alti...
Quelle che poi tornano a casa con i mezzi pubblici....
Quelle che.... qui nessuno le stupra
Quelle che la cittá sembra sicura, oh yeah!

Quelli che domenica vanno a vedere la Sirenetta...
Quelli che "...ma com´é piccola!"
Quelli che "lo sapevo giá..."
Quelli che "per cui é piú grande di quanto pensassi", oh yeah!

Quelli che la Danimarca é campione d´Europa di pallamano maschile...
Quelli che fanno i caroselli per questo...
Quelli che stamattina in prima pagina c´era la pallamano....
Quelli che stasera i fuochi d´artificio, oh yeah!

Quelli che Danimarcantonio tutto attaccato....
Quelli che Dani marca Antonio...
Quelli che (Dani) Marcantonio e Cleopatra...
Quelli che Dani marca Antonio e Cleopatra, oh yeah!

Quelli che siamo arrivati ai saluti....
Quelli che ci sentiamo presto...
Quelli che "mandami un´email..."
Quelli che "e dimmi se ti piace il blog!" oh yeah!

venerdì 25 gennaio 2008

QUARTA PUNTATA

ATTENZIOOOOUNEN! STAZIOOOUNEN! POLITìKEN!

Se Miss Italia ha scelto la via del trash con una palese sbroccata di Loretta Goggi con Mike Bongiorno dopo un attesa di mezzora dietro le quinte... Se il Grande Fratello ha scelto la trasgressione con il/la transgender varesotta che lavora nella tv delle libertá...Se Prodi ha scelto di fare il nonno e se la Lazio ha scelto Rolando Bianchi....

Danimarcantonio punta tutto sulla valletta. Sissignori: oltre al cambio di cittá, la novitá di questa edizione é la presenza della valletta. E non poteva certo essere italiana, voglio dire: da che il mondo é mondo, la valletta é straniera. Di sfuggita l´avete giá incontrata - qua e lá - ma ora é giunto il momento della presentazione ufficiale. Signori e signori, direttamente da Nizza passando per Singapore, ecco a voi - musica e applausi -KARINE!

Chi é Karine? Chi é Karine? Come chi é Karine!?!?!?! Karine é l´amica mia quella....simpatica, intelligente e divertente. Nata da padre cinese - ma emigrato a Singapore - e madre francese - emigrata pure lei, dopo il matrimonio, a Singapore, Karine è la mia coinquilina, nonché collega in ufficio. E che coinquilina, amisci: parla a stecca inglese e francese, ride e scherza ed é addirittura capace di ragionare...Si vede che non é italiana!

A questo punto i miei venticinque lettori (maschi italiani) si staranno ponendo tutti la stessa domanda. Posso anche rispondervi, tanto le mie venticinque lettrici femmine (italiane), se ne sono andate offese dalla battuta "ma é addirittura capace di ragionare: si vede che non é italiana!". E quelle che non se ne sono andate non hanno capito la battuta. É carina: d´altra parte un programma con una valletta brutta non si é mai visto, voglio dire...L'unica cosa che non capisco è come mai tenga nel portasapone della doccia una lametta per la barba...

Sto iniziando ad ambientarmi, sto iniziando a capire questa cittá. Calma: di danese continuo a non capire un cazzo. Ma inizio a raccogliere le mille soddisfazioni che questa lingua regala di continuo.

Accademicamente, mi verrebbe da dire che il danese appartiene al ceppo scandinavo: nasce cioé dal norreno, la lingua parlata dai vichinghi. E che le lingue scandinave appartengono alla famiglia delle lingue germaniche che a loro volta possono essere inserite nel ceppo indoeuropeo. Ma se l´islandese - per ovvi motivi - é rimasto piú isolato (per cui più simile al norreno), il danese - come lo svedese e il norvegese - si é evoluto. Le passate dominazioni danesi hanno lasciato un segno sul Bokmal norvegese, diffuso nella zona di Olso, mentre lo svedese conserva alcune differenze. Secondo alcuni "il norvegese é danese parlato in svedese": le analogie riguarderebbero il lessico ma non la pronuncia. Per la cronaca, sembra esistere anche un faroese - parlato nelle isole Far Oer e assimilabile al ceppo scandinvo- dove tuttavia la lingua ufficiale é il danese.

Per dirla a modo mio invece, il danese é un po´ tedesco e un po´ inglese. Capita - ascoltando la gente sul treno, gli altoparlanti in stazione o sui vari media - di imbattersi (immerse in una marea di suoni impossibili simili ai movimenti prodotti dalla gola nel tentativo di raccattare la saliva per sputare) in parole come "Attenzioooounen" "Staziooounen", senza contare che uno dei maggiori quotidiani si chiama "Politiken" (si legge tipo "politííchen").Tutte le parole ovviamente si pronunciano proprio come da noi si canzona un tedesco.

Ma non so perché, alcune volte che sento parlare i danesi, mi sembra che parlino un inglese che non capisco: ritmo e cadenza sembrano simili, e anche molte parole, in veritá. I miei due, massimo tre, lettori che hanno resistito alla battuta prima e al polpettone di linguistica poi, si staranno chiederanno come mai, visto che l´inglese discende dall´anglosassone. In realtá l´antico inglese (o anglosassone) e il norreno - che é sempre la lingua dei vichinghi - sono imparentate, in quanto entrambe lingue germaniche: per cui molte parole sono simili, senza contare che i vichinghi in seguito, utilizzando l´arte della diplomazia, hanno imposto all´inglese alcune parole di origine norrena.

Sul piano fisiognomico invece posso dire che in giro, sul treno, al supermercato, in palestra e in ogni dove, si vedono una marea di facce...Incazzate, che rendono l´ambiente...."duro", non so come spiegarmi. E' un po' un "male di stagione", mi dicono. La cosa caratteristica però é che a qualsiasi persona ci si rivolga per chiedere qualsiasi cosa, questa si dimostra sempre disponibile, risponde con educazione infinita e spesso sorridendo. Si illumina, quando capisce che hai capito e che la comuncazione è stata utile. Per cui ci si sente un po' stranieri perché non si capisce un cazzo quando parlano (e non si capisce un cazzo nemmeno nelle scritte, composte da parole lunghissime talvolta con lettere meravigliose), ma se si chiede qualcosa a qualcuno, spesso questo qualcuno é una persona gentile e garbata.

Un altra cosa che salta agli occhi é il rapporto tra i due sessi, nella coppia. Non che ne sappia molto, ma nel nostro centro sportivo ci sono programmi specifici per donne incinta, neo-mamme e neo-nati. Per cui molte coppie, molto spesso giovani rispetto alle coppie nostrane, bazzicano il centro. Ebbene capita non di rado che ad occuparsi dei bebé siano i papá, che li tengono in braccio e ci giocano, magari mentre la mamma é in piscina o in sauna. E molto spesso in Danimarca capita di trovare in luoghi tipicamente maschili - come per esempio i bagni pubblici o gli spogliatoi - anche le attrezzature per cambiare i neonati, per far far loro il bagno, per parcheggiare il passeggino. Infrastrutture che in Italia - se tutto va bene - sono tipicamente nel "gineceo".

Ancora non so se é effettivamente la donna a portare i pantaloni, e non so ancora quante siano le mamme single. Non mi sbilancio nemmeno sullo stereotipo che vuole le donne a far la prima mossa, lasciando ai gentili ometti un ruolo sostanzialmente piú passivo, come mi raccontava Karine, che bazzica la Danimarca da qualche tempo. Certo è che la prima cosa che i danesi pensano quando vedono una persona straniera che vive in Danimarca è il fidanzamento con un(a) danese.

La media tra giorni a Copenhagen e puntate è interessantissima, ma vi invito a non prendere il vizio. Per ora conosco poca gente, per cui sto uscendo poco. O almeno non quanto vorrei. E anche in ufficio mi va di lusso, perché il lavoro è ancora poco. Ma arriveranno tempi duri, l'inverno passerà e....cosa succederà?

Lo scoprirete su www.Danimarcantonio.blogspot.com, l'unico blog italiano in terra danese che non può rispondere agli sms perché non ha credito sul numero italiano e ancora non ha un numero danese!

Un saluto cordiale e un arrivederci a presto!

USD

martedì 22 gennaio 2008

TERZA PUNTATA

...SCUSI, SI GIOCA IN UNDICI?

Un classico. Un nugolo di ragazzi chiassosi e festanti finisce di lavorare: entrano in mensa con ancora indosso gli abiti da lavoro con molte pizze assortite e qualche birretta. Si siedono davanti alla tv e cominciano a guardare la partita, mangiando, bevendo e commentando. Ridono e scherzano. D´altra parte i media non parlano d´altro, gli idoli danesi sono sulle prime pagine dei giornali da giorni, sembra ci siano delle possibilitá. Anche le inservienti della mensa - di tanto in tanto - si affacciano, gettano un´occhiata fugace al televisore e sorridono: la Danimarca vince. Io - da buon italiano in Danimarca - me ne sto lí tranquillo, senza capire assolutamente niente della partita e degli discorsi che la circondano. "Scusi, ma gioca la Danimarca?". "Si" dice, probabilmente pensando "Imbecille, secondo te per la Germania ci sarebbero tutti questi danesi?". "Contro chi?". "Russia". "E Quanto stanno?". "Non lo so, non vedo fin laggiú il televisore é piccolo". "Sta vincendo la Danimarca" dice un altro. L´espressione dei due prende una sfumatura strana. Imbarazzo: "Chiedo scusa, non capisco il danese....". Sorridono. Mangio in fretta e vado via.

Passano un paio di giorni, e la mensa é ancora focalizzata sulla partita, anche se gli spensierati lavoratori questa sera non ci sono. In compenso con me c´é Karine, la mia collega francese, con la quale ci apprestiamo a seguire l´evento.

La partita é sempre la partita a tutte le latitudini, e il pallone é sempre il pallone. Tutto normale, verrebbe da pensare. E invece no.

Perché io e Karine non abbiamo la minima cognizione di causa di quanto accade in tv e attorno a noi. "In quanti si gioca?", " Boh...sei". "No, sette: c´é anche il portiere", "Giusto, non l´avevo contato". "Ma secondo te se ogni volta che la Danimarca tira fa gol é colpa del portiere o della difesa?", "Secondo me di entrambi". "Certamente, ma secondo me se segna da due passi é colpa della difesa, se tira da lontano del portiere". L´espressione di Karine vira sul perplesso andante. "Voglio dire: se nel calcio un portiere prende gol da quaranta metri evidentemente non é un fenomeno... ". "Ah...Capisco quel che vuoi dire. Forse é cosí anche in questo sport". Non sembra molto convinta, ma mi asseconda. "Quanto sará grande il pallone?". "Circa cosí" risponde mentre mette le mani una accanto all´altra a una distanza di circa dieci centrimetri.

Nel frattempo attorno a noi il gruppo di persone danesi si infoltisce e tutti sono focalizzati sulla partita. Inutile dire che i polacchi sono veramente scarsi, indipendentemente dalla forza del portiere e dei difensori. A queste latitudini la pallamano maschile ha un gran riscontro, e a Stavanger - cittadina norvegese attuale capitale europea della cultura - sono in corso gli europei.

Chissá cosa pensa un danese medio finalmente davanti alla tv per guardare la partita, dopo una giornata di lavoro, quando sente un italiano e una francese che - senza la minima idea - sputano sentenze ed elaborano teorie senza arte né parte. Cosa pensereste se - di fronte a un Italia-Francia decisiva per il passaggio del turno agli Europei di calcio, due stupidi stranieri dal viso pallido si dicessero:"Guarda! Ci son due arbitri con le bandierine e uno col fischietto!". "Se entri in scivolata e gli spacchi le tibie é fallo!...Zoppica, chissá se i giocatori hanno delle protezioni sotto i calzettoni...". "E chissá se una pallonata in faccia fa male...Guarda, gli esce sangue....Sta entrandi il medico...Forse fa male. Chissá quanto pesa il pallone".

Ma loro no. Non si scompongono. Ci tengono all´immagine e sono sempre eleganti. Mica fanno le corna e si azzuffano come i parlamentari nostrani.

Ecco di cosa devi parlare a un danese per farlo ridere (da sobrio). Della politica italiana. Perché sorridono da matti quando chiedono: "Ah you are italian? Do you still have a government, yes?". Perché da queste parti generalmente sorridono nominando Berlusconi e si chiedono - a ragione - come sia possibile che in Italia ci sia sempre qualcosa di poco trasparente e poco chiaro.

Ma non dicono che anche da loro si rischia la crisi di governo in questi giorni a sei mesi dalle ultime elezioni. La questione é legata al trattamento dei rifugiati la cui domanda di asilo é stata negata e che non possono essere espulsi per l´assenza di trattati internazionali con i paesi d´origine. Si dibatte sul loro trasferimento dai campi di accoglienza agli appartamenti privati dopo due o tre anni dalla loro domanda. Pare che un parlamentare indipendente abbia fatto una proposta di legge in merito appoggiata dall´opposizione e da un piccolo partito della maggioranza. E sembrerebbe che al Governo serva un voto per rimanere in auge. Il leader del partito che appoggia il provvedimento pur rimanendo al governo vorrebbe evitare il voto di fiducia. Il governo intende votare comunque contro: il primo ministro sembrerebbe rifiutare una maggioranza che non includa i partiti che compongono l´esecutivo, per cui in caso di esito negativo promette il ritorno alle urne.

La cosa buffa é che pare che questo provvedimento - allo stato attuale delle cose - riguardi una quarantina di famiglie di rifugiati. A questo punto vorrei sorridere un po´ anche io, se mi é permesso, considerando la mole di immigrati che raggiungono quotidianamente le nostre coste e il loro ordine di grandezza: cosa combinerebbero i simpatici danesi alle prese con l´immigrazione nostrana?

Tuttavia la mia impressione é che da queste parti l´immagine del nostro paese non sia poi cosí negativa. Anzi, tutt´altro. Perché loro in Italia ci sono stati e continuano ad andarci. La apprezzano, gli piace e sorridono ricordando i ristoranti, il cibo, le cittá, la gente.

Davanti alla macchinetta del caffé rimani piacevolmente spiazzato quando un simpatico impiegato danese chiede: "Ma é vero che in Italia le persone bevono il caffé macchiato fino alle 9.30 e poi il caffé espresso?". "E io che ne so? Siamo sessanta milioni, mica ci conosciamo tutti...." penso mentre dico :"Bah...dipende: alcuni forse lo fanno, ma non é una regola scritta e precisa. Dipende da chi incontri...". Sorride il buontempone, anche quando gli dici che tifi per il "Milan Milan". E sorride anche due giorni dopo - sempre alla solita macchina del caffé e sempre con la solita aria bonaria - quando chiede quanto tempo ti fermerai a Copenhagen. Peccato che gli abbia risposto come se mi avesse chiesto quando sono arrivato. Ma l´equivoco dura un minuto, giusto il tempo per un caffé:"Chissá se arriva anche Silvano" penso, mentre mi sento un po´ Bitta e un po´ Nervi.

"C´é simpatia..." (come cantava Olmo in una divertente edizione di Mai dire gol) in questa puntata di Danimarcantonio, l´unico blog reality show in lingua italiana in terra danese. Un reality show fortunatamente senza igloo (in Scandinavia non si sa mai: ho una casa, ogni tanto fa freddo, ma si sta benone) e senza quella quarantina di concorrenti (a proposito quanti diavolo sono? E perché la gran parte di loro proveniente da Messina?) che si appresta a dar vita all´ennesima edizione del Grande Fratello. Un blog reality show che se vuoi partecipare puoi farlo davvero e senza molta fatica: basta contattare la redazione e comunicare le date di arrivo e partenza. Un blog reality show che mille volte ha sentito la frase "Se riesco vengo a trovarti!", che ci ha sempre creduto, ma che poi non si é mai visto nessuno. Ma che sta aspettando te, se vuoi venire!

Un saluto festoso a tutti

USD



Ps. link http://www.denmark.dk/en/servicemenu/News/DomesticPoliticalNews/AsylumVoteTurningIntoPoliticalCliffHanger.htm