martedì 22 gennaio 2008

TERZA PUNTATA

...SCUSI, SI GIOCA IN UNDICI?

Un classico. Un nugolo di ragazzi chiassosi e festanti finisce di lavorare: entrano in mensa con ancora indosso gli abiti da lavoro con molte pizze assortite e qualche birretta. Si siedono davanti alla tv e cominciano a guardare la partita, mangiando, bevendo e commentando. Ridono e scherzano. D´altra parte i media non parlano d´altro, gli idoli danesi sono sulle prime pagine dei giornali da giorni, sembra ci siano delle possibilitá. Anche le inservienti della mensa - di tanto in tanto - si affacciano, gettano un´occhiata fugace al televisore e sorridono: la Danimarca vince. Io - da buon italiano in Danimarca - me ne sto lí tranquillo, senza capire assolutamente niente della partita e degli discorsi che la circondano. "Scusi, ma gioca la Danimarca?". "Si" dice, probabilmente pensando "Imbecille, secondo te per la Germania ci sarebbero tutti questi danesi?". "Contro chi?". "Russia". "E Quanto stanno?". "Non lo so, non vedo fin laggiú il televisore é piccolo". "Sta vincendo la Danimarca" dice un altro. L´espressione dei due prende una sfumatura strana. Imbarazzo: "Chiedo scusa, non capisco il danese....". Sorridono. Mangio in fretta e vado via.

Passano un paio di giorni, e la mensa é ancora focalizzata sulla partita, anche se gli spensierati lavoratori questa sera non ci sono. In compenso con me c´é Karine, la mia collega francese, con la quale ci apprestiamo a seguire l´evento.

La partita é sempre la partita a tutte le latitudini, e il pallone é sempre il pallone. Tutto normale, verrebbe da pensare. E invece no.

Perché io e Karine non abbiamo la minima cognizione di causa di quanto accade in tv e attorno a noi. "In quanti si gioca?", " Boh...sei". "No, sette: c´é anche il portiere", "Giusto, non l´avevo contato". "Ma secondo te se ogni volta che la Danimarca tira fa gol é colpa del portiere o della difesa?", "Secondo me di entrambi". "Certamente, ma secondo me se segna da due passi é colpa della difesa, se tira da lontano del portiere". L´espressione di Karine vira sul perplesso andante. "Voglio dire: se nel calcio un portiere prende gol da quaranta metri evidentemente non é un fenomeno... ". "Ah...Capisco quel che vuoi dire. Forse é cosí anche in questo sport". Non sembra molto convinta, ma mi asseconda. "Quanto sará grande il pallone?". "Circa cosí" risponde mentre mette le mani una accanto all´altra a una distanza di circa dieci centrimetri.

Nel frattempo attorno a noi il gruppo di persone danesi si infoltisce e tutti sono focalizzati sulla partita. Inutile dire che i polacchi sono veramente scarsi, indipendentemente dalla forza del portiere e dei difensori. A queste latitudini la pallamano maschile ha un gran riscontro, e a Stavanger - cittadina norvegese attuale capitale europea della cultura - sono in corso gli europei.

Chissá cosa pensa un danese medio finalmente davanti alla tv per guardare la partita, dopo una giornata di lavoro, quando sente un italiano e una francese che - senza la minima idea - sputano sentenze ed elaborano teorie senza arte né parte. Cosa pensereste se - di fronte a un Italia-Francia decisiva per il passaggio del turno agli Europei di calcio, due stupidi stranieri dal viso pallido si dicessero:"Guarda! Ci son due arbitri con le bandierine e uno col fischietto!". "Se entri in scivolata e gli spacchi le tibie é fallo!...Zoppica, chissá se i giocatori hanno delle protezioni sotto i calzettoni...". "E chissá se una pallonata in faccia fa male...Guarda, gli esce sangue....Sta entrandi il medico...Forse fa male. Chissá quanto pesa il pallone".

Ma loro no. Non si scompongono. Ci tengono all´immagine e sono sempre eleganti. Mica fanno le corna e si azzuffano come i parlamentari nostrani.

Ecco di cosa devi parlare a un danese per farlo ridere (da sobrio). Della politica italiana. Perché sorridono da matti quando chiedono: "Ah you are italian? Do you still have a government, yes?". Perché da queste parti generalmente sorridono nominando Berlusconi e si chiedono - a ragione - come sia possibile che in Italia ci sia sempre qualcosa di poco trasparente e poco chiaro.

Ma non dicono che anche da loro si rischia la crisi di governo in questi giorni a sei mesi dalle ultime elezioni. La questione é legata al trattamento dei rifugiati la cui domanda di asilo é stata negata e che non possono essere espulsi per l´assenza di trattati internazionali con i paesi d´origine. Si dibatte sul loro trasferimento dai campi di accoglienza agli appartamenti privati dopo due o tre anni dalla loro domanda. Pare che un parlamentare indipendente abbia fatto una proposta di legge in merito appoggiata dall´opposizione e da un piccolo partito della maggioranza. E sembrerebbe che al Governo serva un voto per rimanere in auge. Il leader del partito che appoggia il provvedimento pur rimanendo al governo vorrebbe evitare il voto di fiducia. Il governo intende votare comunque contro: il primo ministro sembrerebbe rifiutare una maggioranza che non includa i partiti che compongono l´esecutivo, per cui in caso di esito negativo promette il ritorno alle urne.

La cosa buffa é che pare che questo provvedimento - allo stato attuale delle cose - riguardi una quarantina di famiglie di rifugiati. A questo punto vorrei sorridere un po´ anche io, se mi é permesso, considerando la mole di immigrati che raggiungono quotidianamente le nostre coste e il loro ordine di grandezza: cosa combinerebbero i simpatici danesi alle prese con l´immigrazione nostrana?

Tuttavia la mia impressione é che da queste parti l´immagine del nostro paese non sia poi cosí negativa. Anzi, tutt´altro. Perché loro in Italia ci sono stati e continuano ad andarci. La apprezzano, gli piace e sorridono ricordando i ristoranti, il cibo, le cittá, la gente.

Davanti alla macchinetta del caffé rimani piacevolmente spiazzato quando un simpatico impiegato danese chiede: "Ma é vero che in Italia le persone bevono il caffé macchiato fino alle 9.30 e poi il caffé espresso?". "E io che ne so? Siamo sessanta milioni, mica ci conosciamo tutti...." penso mentre dico :"Bah...dipende: alcuni forse lo fanno, ma non é una regola scritta e precisa. Dipende da chi incontri...". Sorride il buontempone, anche quando gli dici che tifi per il "Milan Milan". E sorride anche due giorni dopo - sempre alla solita macchina del caffé e sempre con la solita aria bonaria - quando chiede quanto tempo ti fermerai a Copenhagen. Peccato che gli abbia risposto come se mi avesse chiesto quando sono arrivato. Ma l´equivoco dura un minuto, giusto il tempo per un caffé:"Chissá se arriva anche Silvano" penso, mentre mi sento un po´ Bitta e un po´ Nervi.

"C´é simpatia..." (come cantava Olmo in una divertente edizione di Mai dire gol) in questa puntata di Danimarcantonio, l´unico blog reality show in lingua italiana in terra danese. Un reality show fortunatamente senza igloo (in Scandinavia non si sa mai: ho una casa, ogni tanto fa freddo, ma si sta benone) e senza quella quarantina di concorrenti (a proposito quanti diavolo sono? E perché la gran parte di loro proveniente da Messina?) che si appresta a dar vita all´ennesima edizione del Grande Fratello. Un blog reality show che se vuoi partecipare puoi farlo davvero e senza molta fatica: basta contattare la redazione e comunicare le date di arrivo e partenza. Un blog reality show che mille volte ha sentito la frase "Se riesco vengo a trovarti!", che ci ha sempre creduto, ma che poi non si é mai visto nessuno. Ma che sta aspettando te, se vuoi venire!

Un saluto festoso a tutti

USD



Ps. link http://www.denmark.dk/en/servicemenu/News/DomesticPoliticalNews/AsylumVoteTurningIntoPoliticalCliffHanger.htm

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