giovedì 27 marzo 2008

DICIOTTESIMA PUNTATA

...SAKKØBENAVN, SACAARHUS O SACCODENSE???

Un uomo di trentaquattro anni puó fare sesso con una ragazza di quindici. A patto che lei sia consenziente. La legge parla chiaro. Siamo in Danimarca, uno dei primi paesi a legalizzare la pornografia nei primi anni settanta.

In questo caso la "lei" in questione sembrerebbe consenziente, si era a una riunione dei giovani socialdemocratici, di cui Joppe Kofold - ormai ex vicepresidente della commissione affari esteri - era un popolare esponente.

Forse il partito socialdemocratico - al governo per una vita fino al 2001 - ha voluto evitare uno scandalo maggiore, forse il buon Joppe é caduto in un tranello, fatto sta che la trasparenza - anche "morale" - quá sembra essere un valore forte. Forse un po´ipocrita, ma sicuramente forte: cosí come forte é il provvedimento delle dimissioni adottato dall´ex parlamentare.

Il dibattito é aperto. All´ordine del giorno c´é la compatibilitá tra puritanesimo e modernitá in un paese in cui libertá individuali e progresso sono la faccia della medaglia che trova nella tradizione e nel governo conservatore la sua nemesi. Sembrerebbero fratture profonde e insanabili, eppure la piena occupazione é veramente prossima e il welfare state, nel complesso, sembra reggere.

Com´é possibile? Le dimissioni di un politico per una "questione morale" fanno pensare, in effetti, anche perché la legge non é stata violata.

Sarebbe abbastanza ingeneroso a questo punto comparare ora la "prassi politica" nostrana, parlando del modo in cui il tema della "questione morale" venga sviluppato nel Paese dell´Indulto, dove uno schieramento bipartizan di parlamentari incalliti include condannati di ogni sorta, dove nemmeno le condanne in via definitiva per "mafia" o "crimini contro lo Stato" inducono i politici nostrani a scollarsi dalla poltrona. Politici che fanno festini a base di cocaina proibendo l´uso di droghe ai comuni mortali, politici che divorziano e si riaccoppiano tutelando la famiglia, politici che ormai é difficile separare dai maiali, utilizzando la metafora orwelliana.

Tuttavia - mentre il re dei condoni e delle leggi ad personam promette la lotta all´evasione e il suo avversario replica promettendo di cancellare cinquemila leggi (non é chiaro quale sia il criterio, chissá che cosa diventerá legale...) - l´altra notte ho sognato che nel paese in cui ancora si muore per una partita di calcio arrivava finalmente una buona notizia: l´Expo del 2015 sará in Italia, in una cittá del nord italia, con Sindaco e Presidente di Regione di un partito, Presidente di Provincia e Governo dell´altro. Sognavo che forse un giorno sará possibile che tutti e quattro gli attori si siedano allo stesso tavolo - anche solo per una conferenza stampa - per ringraziarsi vicendevolmente per lo sforzo comune, lanciando un messaggio di unitá e buonsenso. Nei giorni scorsi compilavo un test per capire quale fosse il partito piú vicino alla mia posizione politica: quando ho visto i risultati mi son sentito nello Jutland, isolato e sperduto, isolato al massimo della "laicitá" a mezza via tra progressisti e conservatori. Poi mi son ricordato della conversione pasquale del Cristiano Maghdi: la stagione dei Guelfi e dei Ghibellini, evidentemente, non é ancora finita.

A questo punto peró mi viene da pensare. La Danimarca (5.447.084 abitanti, anche se andrei aggiunto io che sfuggo alle statistiche di wikipedia) conta circa la metá degli abitanti della Lombardia (9.475.175, o 9.475.174, per il motivo di cui sopra) con la differenza che é una nazione: che cosa succederebbe se la paragonassimo alla migliore - economicamente parlando - regione d´Italia? Che forse - sacrilegio! - potremmo tenere testa? Che se usassimo un po´ di buon senso cooperando gli sforzi forse potremmo diventare competitivi?

Sinceramente non so. Al momento so solo che la Danimarca é rimasta bloccata una settimana intera, con il fiato sospeso, di fronte al teleschermo per sapere il nome del vincitore di X-Factor, versione nordica di "amici di Maria".

Per la cronaca ha vinto Martin, che ha conquistato senza problemi tutte le prime pagine dei giornali. La "logica dei media" ha relegato "si spalla" il povero Jogge, in barba alla questione morale.

Che anche la Danimarca stia una Repubblica Democratica fondata sulla televisione? Ai posteri l´ardua sentenza.

Nel frattempo lancio un nuovo supermegasondaggione primaverile: quale firma preferite tra Sakkøbenavn, SaccAarhus o SaccOdense?

martedì 25 marzo 2008

DICIASSETTESIMA PUNTATA

ALLA SCOPERTA DELLA CIVILITÁ GRECA (NELLO JUTLAND)

Dopo due mesi abbondanti di vita isolana, ho rimesso piede sulla terraferma: per Pasqua sono stato nello Jutland, penisola lungo la quale corre il confine tra Germania e Danimarca, punto strategico fondamentale per le rotte marittime tra Mare del Nord e Mar Baltico, fin dalla notte dei tempi. Nei 29.775 km quadrati di territorio danese vivono 2.491.852 persone (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Jutland) : spannometricamente la media é 83 persone per chilometro quadrato. Giusto per avere un termine di paragone: sempre secondo wikipedia in Lombardia vivono 401 persone per chilometro quadrato (23.861 chilometri quadrati, circa 9.500.000 abitanti), in Piemonte siamo attorno ai 127 (25.400 chilometri quadrati, circa 4.400.000 abitanti) con la differenza che mezzo Piemonte è attraversato dalle Alpi (ho preso due regioni paragonabili per dimensione, per abitanti e per temperatura media).

La cittá principale dello Jutland é Aarhus, seconda cittá di Danimarca (circa 300.000 abitanti), circa tre ore di treno da Copenhagen (622 Corone, pari a circa 81 Euro, per un biglietto di andata e ritorno) per poco piú di 300 chilometri. Il centro storico, carino e ovviamente deserto, é composto da un sistema di strade pedonali che si intrecciano con canali e gradevoli ponticelli. Molte case sono color mattone, ovviamente con tetti "a spiovente", di tanto in tanto si intravede un qualche edificio dalla struttura squadrata vagamente razionalista-fascista. Qualche chiesa (tipicamente danese: color mattone, con campanili alti e appuntiti, con tanto di bandiere danese davanti all´ingresso) e qualche museo, rompono il susseguirsi di negozi e fast food (Mc, Sunset, qualche sparuto 7 Eleven). Se a Copenhagen tutti vanno in bici, ad Aarhus c´é anche qualche macchina (pare che Aarhus sia soprannominata "la piú piccola grande cittá al mondo") . Per la cronaca, la Ceres é di Aarhus, ma non sembra cosí popolare come la Carsberg a Copenhagen (o la Odense a Odense).

A soli 16 km da Aarhus c´é Herskind, un villaggio che definire villaggio é una parola grossa: si tratta di una comunitá composta da meno di 100 persone, una parte delle quali disabile: quí vive Sandra, una volontaria lussemburghese che aiuta appunto i disabili. Quí Katerina - biondina ceca "tutto pepe" mi insegna paziente una serie di utilissimi scioglilingua cechi che definire ingarbugliati é poco.

Dalla finestra della casa di Sandra "c´é una vista splendida, adoro fare colazione e guardare fuori alla mattina" ama ripetere: si vede tutto lo Jutland. Lo Jutland, proprio lui. Mi avevano avvertito, ma non pensavo potesse essere realmente cosí: avete presente il concetto di "vuoto pneumatico"? Benissimo: applicatelo a uno spazio piú vuoto del vuoto pneumatico e posizionate il tutto su una pianura che piú piana non si puó, ponendo di tanto in tanto - senza esagerare mi raccomando - qualche sparuto stagno, qualche isolata casetta con qualche centrale eolica qua e lá. Benvenuti nello Jutland. Qua non ci sará mai una guerra: non c´é niente da conquistare. In compenso nevica e piove spesso.

Circa 35 km separano invece Aarhus da Randers, cittadina che grazie ai suoi 55.000 abitanti, é la sesta cittá piú popolosa di Danimarca. Randers é famosa per il suo zoo tropicale ubicato sotto una sorta di serra stile Truman Show (nella foresta tropicale sono riprodotte microclimi di Asia, Sud America e Africa, con tanto di animali e piante). Quí opera Hristos, il volontari ogreco che gentilmente ci offre un weekend presso casa sua con annessa visita guidata - soprattutto gratuita - dello zoo.

In proporzione Randers sembra molto piú viva di Copenhagen, non tanto per lo zoo (sprovvisto di leoni) quanto perché di sera-notte nelle strade c´é gente che fa casino: bande di ragazzetti tendenzialmente ubriachi schiamazzano e strillano per le vie del centro. Ci sono le macchine, ogni tanto si sente addirittura qualche colpo di clackson. Botta di vita.

Mezzanotte abbondante: é Pasqua da qualche minuto. Hristos allungato sul letto abbozza una scena di ET e, nel tentativo di imitare l´extraterrestre, esclama sofferente "Can I call home?". Tempo di fare affluire il sangue al cervello e un coretto italo-graco esclama all´unisono "No, too expensive". Dieci minuti di risate.

Sinceramente non pensavo che i greci fossero cosí simili agli italiani. Al di lá dell´episodio, spezzo una lancia in favore dei campioni d´Europa in carica: anche loro guardano l´Europa da sud, anche loro ridono, scherzano e fanno casino; anche loro capiscono che quando si fa la spesa esiste una logica e quando si cucina esistono delle regole per combinare gli alimenti. Per il resto, stessi problemi - immigrazione, politica, trasparenza etc, e stessa voglia di vivere e di sorridere: se non si tratta della stessa lunghezza d'onda, poco ci manca.

La classica telefonata a casa per gli auguri pasquali - sia essa da Chisinau-Tiraspol come ieri, o dallo Jutland come oggi - ti fa pensare: con un pizzico di ingenua crudeltá papá ti snocciola tutto il menu preparato da mamma, che non ha dimenticato nemmeno una delle sue specialitá. Rabbividisci, pensando al peperoncino con riso di Sandra o alle verdure al forno preparate da Katerina (en passant, la pizza con ananas non é cosí cattiva). E rabbrividisci anche al vento gelido e alla neve di Randers, comparata ai 38 gradi dello zoo.

Durante il viaggio di ritorno, di scappa una risata maligna alla stazione di Federicjia quando un vecchietto, nel tentativo di fumarsi una sigaretta, rimane giú mentre il treno riparte: sorridi ancora quando a Odense, il vecchietto risale sul treno con la moglie che lo abbraccia bonariamente. Come ha potuto? Nel mezzo c´é stato un guasto, il treno é rimasto fermo una mezzoretta, sicché siamo arrivati a destinazione con mezzora abbondante di ritardo. La conclusione? Chissá se anche quí, una volta, i treni arrivavano in orario...

lunedì 17 marzo 2008

SEDICESIMA PUNTATA

COSA CONTA DI PIU´ NELLA VITA?

Agli svedesi piace la fika. E' un loro chiodo fisso, non c'è giornata in cui non si dedicano ad essa. Loro vedono solo la fika, rigorosamente con la K. E dedicano ad essa tutti i santi pomeriggi.

Ma non erano quelli dell´Ikea? No, sono quelli della fika. La Volvo? Sempre meglio la fika. Scania? Fika. Tetra Pack? Fika. Re Carlo XVI Gustavo? Fika. Ibra? Fika. Ragú d´alce? Fika. Ingmar Bergman? Greta Garbo? Anita Ekberg? Fika. Abba (per lo meno quelli sopravvissuti)? Roxette? Ace of Base o the Cardigans? Fika! E non si discute: in Svezia la fika vince su tutto.

"Dove lavoro io c'è tutti i giorni..."."Da noi due volte a settimana, ma è buona...dura tre ore". "Nella mia azienda c'era uno cui non piaceva: l'hanno licenziato"."Bè si, diciamo che in certi posti, in certi ambienti, se non ti piace vieni guardato male, non fai carriera...Ma Antonio, tu sai cos'è la fika svedese?".

"Bah...Oddio...ne ho sentito parlare, l'ho vista in fotografia, certe volte magari in alcuni filmati...". "No, non lo sai".

Se ai danesi piace lo hygge, gli svedesi vanno pazzi per la fika. Dategli torto, pensate voi, ragioniamo rispondo io. La fika è un appuntamento fisso che scandisce l'andar del tempo nei pomeriggi scandinavi: in parole povere è una merenda con thé, torte e biscotti; è un momento conviviale che raccoglie attorno allo stesso tavolo colleghi, amici, parenti.

Ci vogliono circa una decina di euri e circa mezzora per attraversare il ponte dell'Oresund e ritrovarsi "sull'altra sponda" (aridaiie) della Scandinavia. La terza città della Svezia è il regno di Zlatan: nota più per una finale di coppa dei campioni (persa con il Nottingham Forest nel 1979) che per il gemellaggio con Chieti, Malmo è una ridente cittadina industriale appollaiata sulla costa meridionale della Svezia, dove il nostro eroe si é recato per incontrare vari cervelli e talenti italici dislocati tra Lund - una cittadina universitaria - e la cosmopolita Malmo (secondo wikipedia il 27% della popolazione é nato all´estero, sono rappresentate 170 nazionalitá e si parlano circa 100 lingue: gli immigrati provengono da europa balcanica e orientale, asia - in particolare Iraq - e ovviamente dalla vicina Danimarca, presumo per motivi fiscali). Bastano pochi passi in cittá per rendersi conto che qua la fika é veramente di qualitá.

Da un "sabato italiano" a Malmo a una domenica pomeriggio a Christiania il passo, alle volte, è tremendamente breve sicchè, senza sapere nè come né perché, il nostro eroe si ritrova nella celebre Pusher street in compagnia di Niko, un volontario greco attualmente in Jutland ma in visita a Copenhagen, e Lars, un giovanotto danese reduce da uno SVE - Servizio di Volontariato Europeo - in Spagna.

C'è il sole: una band suona, il pubblico canta e balla. Tutto è tranquillo, compresi i famosi venditori, regolarmente al loro posto. Ci sono persone di tutte le età: ragazzini, giovani, famiglie - spesso con bambini al seguito - e anche persone "grandicelle", a volte con nipoti al seguito. Lo striscione "Legalize, no panic is organic" fa capolino su un lato della piazza: i festoni che la attraversano alernando stilizzate foglie di marjuana e bandiere di Christiania (tre cerchi gialli allineati su sfondo rosso) conducono a un megaparolone composto impossibile da concepire per noi comuni mortali (e sgrammaticato anche in danese secondo Lars) che suona tipo "le repubbliche delle banane sono un pazzo crimine di guerra". Sorrido guardando alcune ragazze che, in prima fila, ballano e cantano in divisa nera brandendo manganelli di gomma gialli e rossi: al posto di "politi" - polizia - c´é scritto "Idioti" (una parola difficilmente traducibile che credo differisca dall´italiano solo per la posizione dell´accento, che mi pare cada sull´ultima i, forse per analogia con politi).

Uscendo da Pusher street ci si imbatte in variopinte strutture per skate-board e concerti, bar e café. Immancabili le bancarelle turistiche, caratteristico il lago: tutto é molto molto colorato e vivace. Si passeggia che è un piacere, ci sono panchine e tronchi di alberi da cui ci si può sedere godendosi il colpo d'occhio e la pace, bevendo e/o fumando (ma anche no). C´è chi suona e c'è chi si bacia, c'è chi va a cavallo e chi ride e scherza, c´é chi passeggia e chi gioca a pallone. Insomma: da queste parti si può far ciò che si vuole. E tutto sembra molto molto tranquillo, comprese le centrali eoliche che si intravedono in lontananza: "Quando sei qui, guardi in faccia le persone e condividi questo mood, ti sembra impossibile che un uomo possa uccidere un altro uomo" osserva Lars. Il concerto si chiude, si festeggia il quarto anniversario da una delle mille operazioni tentate dalla polizia di chiudere Christiania: la band regala canne per tutti, in appositi "portacanne" in plastica. "Sono professionisti quí" osserva Niko sorridendo e porgendo il fuoco a Lars.

La parte romantica finisce qui. Attorno al lago ci sono - dislocate sulle stradine - le adorabili casette costruite dagli hippy negli anni '70 in quella che era una zona militare. Oggi in queste casette abitano ometti di mezza età con tanto di famiglia, ometti che spesso rappresentano il gotha della società, dell'economia e della politica danese. Ometti perfettamente integrati nel sistema, istruiti, ben vestiti e tendenzialmente ricchi: ovviamente le case sono diventate "di proprietà" (credo di poter dire senza nessun acquisto) e ovviamente sono "esentasse". Per la cronaca sono a due passi dalla metro, due e mezzo da borsa, biblioteca reale e parlamento, tre dal celeberrimo Stroget. Sempre per la cronaca questi sono tempi duri per gli hippy contemporanei: riuscire ad abitare a Christiania é molto difficile se non impossibile, cosí come rimane difficile anche andar lì e costruirsi una propria casa. Anche da queste parti il 1971 é lontano.

Certo, se il passo tra un "sabato italiano" a Malmo e una domenica a Christiania é breve, ancor piú breve é il passo tra una domenica di sole e un lunedí mattina di neve: fitta fitta per due minuti, piú lieve per dieci, poi di nuovo fitta per due. Come dicono nel dipartimento di italiano dell´universitá di Copenhagen "Il vento da queste parti é micidiale. In un attimo ti puó portare le nuvole in una giornata di sole, in un attimo te le puó portare via... L´unica cosa che ti puó sorprendere a Copenhagen é il clima: per il resto non succede veramente niente!".

Abbracci, saluti e baci. A presto,

USD



mercoledì 12 marzo 2008

QUINDICESIMA PUNTATA

UNA DOMENICA ITALIANA...

"Le donne qua si sono evolute e sono diventate uomini - tuona Matteo, uno dei tanti figli di mamma Tetrapack - é un processo iniziato negli anni 60´ che non si é mai interrotto...Vogliono dimostrare sempre e comunque di essere indipendenti: fanno i figli per crescerli da "single" e il divorzio é all´ordine del giorno. Si soddisfano da sole (l´idea é: sono diventati uomini, per cui gli piacciono le donne, ndr) e se proprio devono scegliere un uomo, sono vittime del black power. Cricano pesi come muratori ed hanno una muscolatura estremamente sviluppata..Se non fosse per la qualitá della ricompensa, che alcune volte é elevatissima, avrei gettato la spugna da un pezzo...".

Le ragazze danesi hanno le gambe di Christian Brocchi. E possono essere divise in due categorie: le creature divine (applicazione perfetta della sezione aurea) e i trattori. Con poche vie di mezzo: Matteo non ha tutti i torti. Chissá come reagirebbero queste scandinave a un politico che le invita, per superare l´ostacolo della precarietá del mondo del lavoro, a sposare il figlio di un miliardario...(by the way alcune malelingue di stampo comunista riferiscono che un fascista sia stato inserito nelle liste di un partito della libertá solo perché possiede giornali e testate utilissime per gestire una campagna elettorale).

"Fino a 20 anni - prosegue il figlio della Tetrapack - la danno a chiunque, in Erasmus o in vacanza sulle coste della Grecia: poi arrivano a 25 anni e indossano la cintura di castitá. Non é che io non voglia essere una persona seria, solo ogni tanto vorrei anche solo parlarci un po´, dimostrare che non sono uno stupido...In Svezia, per lo meno a Malmoe, si sta benissimo ma solo dalle 8 fino alle 17, cioé durante il lavoro, poi é un paese triste triste...".

Eh giá, perché a queste latitudini la cultura del lavoro non manca di certo. Le scrivanie hanno dei motorini per modificarne l´altezza, sicché gli autoctoni almeno un´ora al giorno la passano lavorando in piedi. Negli uffici arrivano svariate cassette di frutta, con frequenza che variano in funzione del numero di dipendenti. Il lavoro da casa é un´opportunitá reale: non per approfittarsene, ma per andare incontro alle esigenze del lavoratore, che da casa poi lavora davvero. Il numero di dipendenti presso il nostro ufficio sta aumentando, ma la dimensione rimane la stessa: da due settimane il Segretario generale va e viene dall´IKEA, elabora grafici con ipotesi di distribuzione delle scrivanie e degli armadi, chiede a tutti (indipendentemente dalla posizione gerarchica, inclusi i volontari) se hanno preferenze-richieste-idee per risolvere la situazione. Nell´ultima riunione di ufficio si é discusso di una duegiorni di office meeting: sono uscite idee e proposte per un viaggio da far tutti assieme, in cui divertimento e questioni lavorative si mescoleranno...Come son lontani gli inarrivabili "padroncini" italiani...

Il pranzo, presso un Baresso café, si parla di flora e fauna. Archiviato il fatto che la qualitá italiana di frutta e verdura é una chimera, eccezion fatta per le fragole (ma solo per la settimana successiva al solstizio d´estate, quando crescono a dismisura anche i prezzi) e i tuberi che crescono sotto terra, ci si trasforma in novelli Coló (Licia, non Zeno!), Angela (di nome Piero) e infine Vissani per dibattere di alci e renne. Sfido chiunque di voi a dirmi cosí su due piedi chi é piú grande tra alce e renna? Chi ha le corna piú lunge? E come si dice in inglese?

Pare che in Svezia la caccia all´alce sia diffusissima, con fucili e pallettoni se non nei supermercati quasi. Pare che l´alce non abbia nemici in natura e sicuramente guardando la mole e la forza ("sono forte come un alce" disse Roosvelt), si capisce il perché: senza la caccia il loro numero aumenterebbe a dismisura in Svezia, poiché freddo e foreste di certo non mancano. Per la cronaca, l´alce - in inglese moose - é decisamente piú grosso della renna - in inglese reindeer (entrambe appartengono alla famiglia dei cervidi). Sempre nei supermercati, ma anche nei ristoranti, sembra che sia molto diffuso trovare le carni di entrambi gli animali (pare che esista un "ragu di alce"), le cui corna divengono merce ambita dai turisti (quelle delle renne sono piú lunghe e proiettate verso l´alto - piú simili ai rami di un albero - mentre quelle dell´alce hanno una forma piú vicina a una "L", idealmente simile nella struttura a quella dei tori).

Passeggiata lungo lo Stroget, considerazioni varie in lingua madre, con annesso tono di voce e "gesticolamenti" vari: due gruppi di italiani che si incrociano in Danimarca non possono non riconoscersi. "Italiani!" con indice inquisitore che si prolunga verso di noi. "Maddai? Pure voi?". "Si!!!!!!!" ma avrei apprezzato di piú un "Giapponesi". Chi siamo noi? Io, due "italiani di Svezia" e una turista di Lissone, mentre loro sono un gruppo di palermitani in visita a una palermitana "Copenhagese" (non so se si dice cosí) che non ce la fa piú: "Son qua da due mesi, ho ancora due mesi di contratto, ma mi manca Palermo, me ne voglio andare di corsa! Mi manca il sole!". Apprendo che lavora all´OMS mentre penso "No, non posso fare come fanno gli italiani che dicono "Davvero sei di new York? Conosci un certo Giuseppe?"", tuttavia parto con una serie di domande ai fianchi, per realizzare alla fine che i miei amici "internazionali" dell´OMS sono amici - tendenzialmente stretti - della palermitana copenhagese. Matteo é incredulo, ma poi incalza: " A Malmoe una cosa del genere sarebbe impossibile: Copenhagen é diversa, c´é piú vita, la gente é piú aperta. I danesi sono "continentali"...".

La definizione di Scandinavi terroni che mi avevano dato prima di partire, in effetti sembra calzare perfettamente a questo popolo di vignettisti burloni...Ma quale Maometto e Maometto... Date un´occhiata a questo link: http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/ritratto-reale/3.html . Pare che degli estremisti monarchici stiano preparando un attentato...

Nel frattempo la domenica se né andata, e con lei é finita anche questa puntata...

Un abbraccio internazionale.

USD

martedì 4 marzo 2008

QUATTORDICESIMA PUNTATA

L´IDENTITÁ NAZIONALE

Il classico italiano all´estero - si sa - non puó sopravvivere senza la partita di pallone. Sicché, armato di pc e consapevole di rischiare di commettere un reato (ma infondo chissenefrega!), si gusta comunque la Champions (bei tempi quando si chiamava Coppa dei Campioni) trasmesso in streaming con commento di chissá quale paese arabo: vuoi per il wireless traballante, vuoi per i virus galoppanti, i giocatori si muovono un po´come Micheal Jackson in Moonwalker, un po´ come gli omologhi virtuali della Play Station. Fatto sta che quando Fabregas imbrocca il tiro da mille metri che sorprende Kalac, si capisce benissimo che é finita, wireless o meno.

Ancora una volta sei minuti inglesi sono stati fatali al Milan: se l´altra volta si era trattata di una ruboante rimonta per mano dei Reds (quando l´obiettivo era radicalmente piú vicino), questa volta a sei minuti dai supplementari, i Gunners hanno violato la Fort Apache rossonera, approdando ai quarti di finale malgrado l´ottimismo - manco a dirlo - ostentato dal mitico presidente operaio prima della partita, diventato poi gaio di complimenti agli avversari nel dopogara. Oggi Repubblica parla di "fine del ciclo vincente del Milan", mentre la Gazza apre l´articolo relativo al Milan con "La bandiera è stata ammainata. Fine della storia. Si frantumano i sogni [...]".

E un´altra era rischia di chiudersi per un´altra celeberrima vetrina del´universo nazionalpopolare italico: il Festival di San Remo. Sabato scorso se n´é andata la 58esima edizione del festival dei fiori, che rimarrá impressa per le parolacce di Baudo Pippo e per la flessione degli ascolti. Hanno vinto Gió di Tonno e Lola Poce: quando ero piccolo mi ricordo che i concorrenti di San Remo erano cantanti, specialmente italiani, qualcheduno anche famoso. Ma ormai i cantanti italiani salgono sul palco dell´Ariston solo in qualitá di "superospiti".

Forse inizio a capire come mai gli ascolti sono in flessione, ascoltando anche la canzone vincitrice...Formato antico? Maddaí? Il presentatore é ancora Pippo Baudo, la cui prima edizione risale all´epoca in cui San Remo era trasmesso via telegrafo.

Avevo giá accennato al training program di Ollerup in compagnia di una trentina di baldi giovani europei. Ma non avevo accennato al lavoro di gruppo svolto nelle strade di Odense, la terza cittá danese allegramente collocata sull´isola di Fyn (come si legge?...bravissimi!).

Ebbene Odense é discretamente famosa per essere la cittá di Andersen (come si legge?...bravissimi!) ed é anche la cittá nella cui squadra gioca - ancora - il compianto Thomas Helveg (di recente ha dato l´addio alla nazionale, notizia appresa dalle righe della freepress locale: é il secondo per numero di presenze nella storia del calcio danese dietro Peter Schmeikel). Dopo aver visitato il museo intitolato al piú celebre scrittore danese (la guida dice che "era un uomo molto alto, con le mani molto grandi e i piedi molto grandi..." "e?" chiedo io..."basta" risponde lei) ripartiti in gruppi, abbiamo sviluppato alcuni project work.

Un brainstorming europeo (composto da "the viking Bulgarian engegneer" Nicolai, "the Bosnian artist" Elisa, "the Rumanian thecnology" Eliada, "the French culture" Carole e "the Italian coordinator" Antonio) ha partorito un´idea interessante: chiedere alle persone qual´é il simbolo piú importante rispetto all´identitá danese. Di seguito veniva scattata una fotografia con alcuni membri del gruppo, l´intervistato e un oggetto direttamente collegato alla scelta: una bottiglia di birra, una bicicletta, una bandiera (e cosí via).

Sorprendentemente al primo posto si sono piazzati i vichinghi, che hanno battuto sul filo di lana la bandiera. Terzo posto per la birra, solo quarto Hans Christian Andersen. Piú staccati, hygge, le biciclette, Laudrup e Christiania. A seguire - in ordine sparso - il welfare state, libertá, il cibo, la pioggia, la democrazia e "blonde people". Solo una preferenza - altrettanto sorprendentemente - per la regina. Va segnalato che i vichingi - comparandoli con gli altri item nella lista - erano concettualmente piú connessi alla matrice scandinava - la lingua, il clima, il cibo della Danimarca - che non con le persone un po´ rozze e selvagge che razziavano pirateggiando in lungo e in largo i mari del nord.

Che cos´é hygge? Come si legge? .....bravissimi! "Hygge" é il vincitore morale della competizione, per quanto mi riguarda. É un concetto tipicamente danese che puó essere espresso in forma di sostantivo, verbo o aggettivo. E puó essere riferito - potenzialmente - a qualsiasi cosa.

Hygge é lo " star bene in compagnia", il "volemose bene", lo spirito di fratellanza, unione e condivisione di sentimenti. Un pranzo di Natale puó essere hygge, una pizzata con i compagni delle medie puó essere hygge, ieri sera alla partita di pallone siamo stati "hygge", "ci vediamo venerdí per un aperitivo? Si ma dobbiamo "hyggere" (non so come trasformarlo in verbo). Una serata tra amici puó essere hygge, potenzialmente qualsiasi cosa potrebbe essere hygge. Ma una colazione tra amici puó anche non essere hygge, una festa lo stesso. Hygge é lo spirito , é lo star bene assieme e non bastano lamera compresenza in un rituale o la mera condivisione di un´esperienza per ottenere lo status di hygge.

Non credo che in italiano esista un concetto simile in una parola. E nemmeno in inglese. Per cui sembrerebbe un concetto tipicamente danese.

É stato interessante anche registrare alcune "caratteristiche" testimonianze. Per esempio un ragazzo 100% danese ma (visibilmente) figlio di immigrati somali, risponde secco "Laudrup" e "blonde people" mentre una signora di mezza etá con una punta di tristezza ma con smaccata sinceritá ammette che "Per la vita di tutti i giorni rispondo "hygge", mentre per la Danimarca attuale intesa come paese, come societá, rispondo "freedom": dobbiamo recuperarla tutti, alla luce dei problemi di integrazione attuali". Una donna, con bambina al seguito, ragiona: "the flag....but maybe I have a dout.....maybe the Queen....I don´t know....Let me think......The bicyclettes....No: the beer! Of course the beer! I am for the beer! Sure!".

Abbiamo anche rilevato delle connessioni tra risposte e dubbi (o seconde scelte): spesso chi propendeva per la bandiera aveva il dubbio con la Regina; chi si buttava su "Christiania" tendeva a citare le centrali eoliche; chi andava di birra o di cibo, spesso optava poi per i mitici vichinghi. Anderson andava forte tra scolaretti e madri di famiglia, Laudrup tra i giovani ometti. "Democracy" e "welfare state" sono stati scelti da coloro i quali - aspettando il 50sbarrato - hanno preso seriamente lo spirito della domanda.

Ovviamente il fine dell´inchiesta era discretamente giocoso, ma qualche indicazione é stata tratta: in ufficio mi dicono che probabilmente la posizione di Andersen é dovuta anche all´effetto contesto della cittá di Odense (un po´ come potrebbe accadere con Dante a Firenze) ma che le connessioni tra item non sono cosí prive di fondamento. Per essere chiari: probabilmente fermando le persone ad Amalienborg - la Casa della Regina - o a Christiania probabilmente i risultati sarebbero diversi. Ad ogni modo qualche indicazione di fondo puó essere tratta comunque. Ed é stato divertente, considerando la finalitá giocosa dell´iniziativa.

Ora vi lascio, amici miei, ma ci sentiamo prossimamente su Danimarcantonio!

Un abbraccio internazionale!

USD

lunedì 3 marzo 2008

TREDICESIMA PUNTATA

NON PENSATE A QUALE PARTITO PENSATE A QUALE PAESE

Ci eravamo lasciati con l´interrogativo su Valby. Eccolo, ti ho riconosciuto, italiano che non sei altro. Rileggi ancora: Valby. No, ti ho sentito, non va.

Hai presente la "ü" dei muratori bergamaschi? Ma sí, quella di Ermes Rubagotti da Bergamo e del poliziotto Huber (guardavi Mai dire Gol, si?).... Proprio lei, quella che noi terroni non riusciamo a pronunciare. Ebbene qua la y si legge "iu". Io abito a Valbiü.

Riprova: Val-biuuu. Val-bi
üuuuuuu. Valbiüuuuu. Bravo: pensa al muggito delle mucche, togli la "m" e riprova. Allunga pure il muggito a piacimento: Val-biüuuuuuuuuuuuu. Bravo, ci siamo.

Ebbene Valby é un tranquillo sobborgo di Copenhagen dal quale in dieci minuti - tre o quattro fermate di S-Tog, un trenino ad alta frequenza con molte fermate - si raggiunge il centro. É discretamente famosa per via dei celeberrimi elefanti. Si, proprio loro. Quelli dello zoo? Anche, ma soprattutto quelli della Carsberg (devo ammettere peró di aver visto il complesso del birrificio solo da fuori, ma é a cinque minuti cinque da casa per cui mi riprometto di andare e scoprire tutti i segreti di quella che si autodefinisce con velata ironia "probably the best beer in town").

Avete imparato a pronunciare "Valby"? Fatemi sentire.....Ok, vedo che avete capito. Il punto é che i danesi sono un popolo bislacco, in quanto a leggere, scrivere e pronunciare. Perchè loro adorano scrivere parole lunghissime con lettere folcloristiche come ø æ å, che in stampatello divengono Ø Æ Å. Sono come i bambini di quattro anni: quando imparai a scrivere mi ricordo che volevo scrivere sempre, mille e mille parole, non mi bastava mai, perché avevo entusiasmo nel mettere in pratica una conoscenza acquisita. E i danesi adorano scrivere parole lunghissime....

Ma poi gli fa schifo leggerle, per cui mangiano tutte le lettere, riducendo tutte le parole a tre suoni. Avete presente Andersen? Si legge Ansen con una s velocissima. Jorgensen? Jonzen, con la"z ancora piú veloce. Laursen? Lauzen, con la au velocissimissima. Rasmussen? Rasmsen, con un mezzo sputacchio nel mezzo. Sorensen? Sonzen (notare la somiglianza con Jonzen). Per loro é scontato non leggere per intero le parole, per cui é un casino sia chiedere indicazioni per strada che soprattutto capirle (anche perché pur parlando - nella stragrande maggioranza dei casi - un inglese discretamente perfetto, tendono a parlarlo ciancicando: che noi italiani giá facciamo fatica a capire l´inglese parlato "in italiano", figuriamoci quello danese).

Che cosa? Che dicete? Il titolo che c´entra? "Non pensate a quale partito, pensate a quale paese. Ora si puó". Per una volta condivido il messaggio di un politico italiano: ho almeno una mezza dozzina di paesi da consigliarvi, inoltre i voli low cost offrono delle opportunitá che mai prima d´ora si erano presentate all´italiano medio, schiavo del telecomando, del pallone e delle veline. Fuori dallo Stivale c´é un mondo che ci aspetta: c´é aria, si respira, si vive.

Tra Lituania, Romania e Danimarca, mi é capitato di conoscere molti immigrati italiani. Molti di loro sono giovani e qualificati: da bravi professionisti operano nei rispettivi mercati con cognizione di causa. É un motivo di vanto essere un loro connazionale perché tengono alto il nome dell´Italia, ma basta scambiare con loro qualche parola per capire lo stato d´animo con il quale ormai si lascia il Bel Paese.

É triste pensare che oggi bisogna fare migliaia di chilometri per avere un´opportunitá, per sviluppare il proprio potenziale, per vivere: é triste pensare che in Italia oggi tutto ció spesso non sia possibile. L´Italia é un paese che con una mano ti obbliga a essere "bamboccione", e con l´altra ti critica per questo (ricordate i 2 euro al giorno di Padoa Schioppa?), a meno che qualcuno non possa fare per te una telefonata a qualcuno che possa ritenere interessante il tuo cv sulla base del cognome che porti. É un paese che fa acqua da tutte le parti, ma che piuttosto che tamponare le falle, impara a convivere con l´acqua: l´importante é che nessuno affoghi. E se qualcuno dovesse affogare sono problemi suoi. E per chi volesse provare a emergere, c´é qualcuno che - in superficie - é pronto a tirargli una secchiata d´acqua per rimandarlo giú.

Gli stranieri continuano a chiederci "si, va bé noi leggiamo i giornali e guardiamo la tv, ma come vanno le cose realmente in Italia?". Apriti cielo: non vediamo l´ora di sfogarci, per cui si comincia a parlare per ore spiegando cos´era la prima repubblica, cos´é successo con Tangentopoli, l´era del bipolarismo e lo smarrimento attuale. Parliamo per ore del sistema poco trasparente, del "A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca", dei dialetti, del calcio, dell´arte e della letteratura. Parliamo della mediocritá della politica e della societá, dei piccoli egoismi, delle caste chiuse, dell´economia che non decolla, della furbizia diffusa e generalizzata. Loro annuiscono ma non lo capiscono, non si spiegano come puó un paese ricco di storia, di cultura e di tradizione, essere precipitato in un baratro cosí profondo.

E forse non capiscono anche perché noi - come popolo - non siamo esattamente bravi a nascondere la polvere sotto il tappeto (un po´ perché c´é tanta polvere, un po´ perché il tappeto é piccolo, un po´ perché abbiamo quel sano spirito critico - e autocritico - che in altre zone del mondo latita e un po´ anche perché "l´Italia é il paese delle lamentele: tutti si lamentano ma tutti alla fine stanno bene", come mi diceva un saggio pensionato abruzzese in dialetto).

Ed é un dilemma al quale noi non riusciamo a dare una risposta: siamo italiani, ci sentiamo italiani, e piú conosciamo gli stranieri piú siam fieri di essere italiani. Ma in Italia non c´é spazio per noi, il paese non ci vuole: per cui troppo spesso ci sentiamo cittadini senza patria, stranieri all´estero e stranieri a casa propria. Non é sempre semplice come situazione, ma sto iniziando a capire che siamo in tanti. E non é male questa consapevolezza.

Un abbraccio internazionale, a presto.

USD














sabato 1 marzo 2008

DODICESIMA PUNTATA

VOGLIO ANDARE A CASA....LA CASA DOV'E'?

E' stata una lunga giornata in ufficio ma la cena ti ha ridato un po' di energia. Sono le 19 passate, di andare a casa proprio non hai voglia. Ti butti verso il centro per passeggiare.

Il cielo è terso e stellato, fa "freschetto" ma si sta bene: clima l'ideale per camminare, anche perché i 7° centigradi punzecchiano la testa, agevolando l'affluire di pensieri a 360° che escono fuori senza una logica precisa. "Ma si, si va sullo Stroget, poi Norreport, quindi il treno infine casa".

C'è gente sullo Stroget, anche se è giovedì. E' stata una lunga giornata in ufficio, ma infondo il lavoro ti diverte e l'ambiente ti stimola: ti considera, ti dà fiducia. C'è una logica molto paritetica in ufficio: la rigida gerarchia tipicamente italiana dista anni luce.

Semaforo rosso ma non passa nessuno, né si sentono rumori di motori a distanza: senza pensare ti fermi aspettando il verde, che puntuale arriva. Solo a quel punto attraversi, proseguendo la marcia lungo lo Stroget.

Negozi, negozi, qualche bar, e ancora negozi. Gli H&M dominano la scena, tra un 7eleven e una Nordea Bank. Ormai H&M anche da noi è discretamente famoso, ma tutti quelli che sono stati a Copenhagen non possono non ricordarsi con affetto dei mitici 7Eleven (rossi gialli e verdi, come la Lituania! Probabilmente peró in ordine diverso, non ci ho mai fatto caso con precisione). Sono un'ancora di salvezza in molte circostanze, essendo negozietti aperti 24h su 24, discretamente economici per "spuntini" e colazioni, discretamente forniti per ogni tipo di emergenza e soprattutto discretamente climatizzati (funzione utilissima quando fa freddo e sei a passeggio, con mani e/o piedi mezzi congelati). Anche la scritta azzurra della banca Nordea da queste parti - come in tutta la Scandinavia (un po' meno nei tre "Baltici") - è discretamente usuale. Una fisarmonica suona canzoni popolari di un po' tutti i paesi: mai pensato che "O sole mio" potesse suscitare una reazione anche minima, ma quando la senti in lontananza riecheggiare lungo le vetrine di Gucci e Marlboro, non puoi non farci caso.

Eccoci all'Opera "vecchia": la pista di pattinaggio è gremita come al solito. Che fare? Torniamo indietro verso Norreport?

Ti volti e hai una sensazione strana: il colpo d'occhio sulle immancabili case color pastello ormai è impresso nelle pupille, cristallizzato negli occhi. Ti piace ancora, ma non ti sorprende più. Ti senti a casa. In Danimarca. Diamine, poco fa hai attraversato aspettando il verde senza macchine: qualcosa significa. Significa che ti stai ambientando, ragazzo mio.

Sorriso fugace, colpo d'occhio sul Nyavn (una sorta di Naviglio - più bello e più curato - pieno di ristoranti, barche e case color pastello: caratteristico, turistico, ma al contempo decisamente bello) e retro front: si punta Norreport, sono le 20, magari è ora di rientrare a casa.

Quando transiti all'altezza della stazione di Norreport, hai già pensato che sarebbe bello "fare" il phd qua a Copenhagen, perché "pagano un botto di soldi", ti fanno lavorare per l'università e...ormai ti sei ambientato, per cui why not? Hai già pensato anche che sarebbe bello lavorare per l'ISCA ma che - infondo - anche un'esperienza a Belgrado non sarebbe male.

Di tornare a casa - in tutti i sensi - ora proprio non hai voglia, sicché si punta Norrebro, letteralmente "quartiere nord" dove qualche giorno fa hai portato a cena il mitico "Pizzo" che è venuto a trovarti assieme a parenti e amici che vivono oltre il ponte, a Lund, in Svezia. I parenti e gli amici di Pizzo "ricercano" in Svezia, studiando i topi: sono classici esempi di "cervelli in fuga". (E anche il mio è un caso di "cervello in fuga": è fuggito il bastardo, lo sto cercando da anni ma non lo trovo più).

C'è poca gente Norrebro; anche piazza Skt Hans Torv è pressoché deserta. Forse è ora di rientrare davvero a casa. Passeggiando passeggiando, riattraversi tutto lo Stroget, che continua a essere discretamente popolato, senza rendertene conto ti ritrovi in Centrale: da lì a Valby son dieci minuti di treno. Valby, già. E' quì che vive il nostro eroe.

Valby. Vi dice qualcosa questo nome? Diciamo che è famoso per almeno un paio di cosine....Quali cosine?

Ve lo dirò nella prossima puntata: non è che posso trattenervi tutti quì per ore...Alcuni di voi lavorano, altri hanno una famiglia, altri ancora una fidanzata, altri ancora una macchina o un panino al cotto da finire in una troppo breve pausa pranzo. Certo, il fatto che leggiate i miei sproloqui indica che infondo "non avete un ...bel niente da fare", però dopo un po'...come dire..."il troppo storpia".

Sicché amici cari ci sentiamo presto: sempre su www.danimarcantonio.blogspot.com, l'unico blogreality show che se fosse un festival musicale sarebbe in crisi per cui toccherebbe dire le parolacce o scrivere una puntata in manette. Arrivederci su Danimarcantonio, il blogreality show che se fosse un politico accennerebbe il gesto dell´ombrello. Danimarcantonio, l´unico blog reality show che constata che laddove vengono fischiati anche i falli dell´Inter e vengono concessi solo i falli commessi effettivamente dagli avversari, i "veri" valori emergono (un po´ come succedeva alla Juve "europea" di ieri).

A presto, amici cari, stavolta vado davvero.

Un abbraccio internazionale.

USD