BLOB, DI TUTTO DI PIÙ
"Ma dove cazzo é il Molise? E Pordenone? Qual´é il capoluogo della Calabria? Dov´é Voghera?". Risate. Il ceco ci guarda perplesso (ceco, non cieco). "Gli italiani non sanno nulla di geografia, sanno i nomi delle regioni e delle cittá perché le hanno studiate da piccoli a scuola, ma poi se le dimenticano...". Il ceco é ancora perplesso. Effettivamente é un concetto difficile da spiegare, specie in un bar, specie dopo quattro birre, specie con la musica alta, specie in mezzo a una folla indescrivibile. Il ceco é sempre piú perplesso.
Avrá pure il pizzetto leggermente canuto e la chioma meno brillante di qualche tempo fa, ma mettendogli addosso una maglia nerazzurra, non si fa troppa fatica a riconoscerlo. Correva l´anno 1987 ed era la tua "prima volta": assieme al prode zio Romano andavi sulle gradinate di San Siro per vedere gli ultimi minuti di un Milan-Atalanta e in campo c´era anche lui, Glenn Peter Stromberg. Mentre sul piccolo schermo italiano imperversa il "Se non fossimo il paese che siamo", la tv svedese - col contributo di Stromberg, definito opinionista sportivo - parla piú pacatamente di Albino Leffe nella prima serata di un tranquillo giovedí sera.
Sottofondo musicale: "Mare mare" di Luca Carboni: Andrea Spanu, ventisei anni, rigorosamente di Missaglia, provincia di Como. No, non mi linciare, scherzavo: Lecco. Riflessivo ma pungente, preciso e divertente, il suo www.motondosoinaumento.splinder.com propone delle riflessioni su vari temi di attualitá, spaziando dalle news alla storia, dalla politica alla societá, dall´Italia al Mondo, passando attraverso l´Europa.
"Ma secondo te in Danimarca la gente cucina la pasta scotta perché gli piace o perché non sa cucinare? E perché non la condiscono appena dopo averla "scolata"? Dico Danimarca giusto per dire, ma in tutto del resto d´Europa il discorso non cambia...Ecco, tu sei tedesca: quando non mangiate wurstel e crauti, penso che ogni tanto pure voi cucinate un po´ di pasta. Perché la fate scotta?". E lei :"Perché c´é scritto 12 minuti sulla confezione, noi siamo precisi: forse é troppo tempo...". "Certo: i tedeschi sono un popolo cosí, se devono organizzare una manifestazione, un´occupazione, in una stazione, prima comprano il biglietto". "Vero, peró la pasta viene scotta comunque". "Vero anche questo". Domanda teutonica: "Ma voi come fate a capire se la pasta é cotta?". "La assaggiamo". "Giusto". Dialogo interculturale tra due italiani e una tedesca, al bancone del bar di una nota discoteca danese.
Valby, lunedí mattina di sole. Passeggiata verso il treno che porta all´ufficio. Ci sono i lavori per l´apertura prossima di un negozio che dá sulla strada. Dalla polvere spuntano due tute da lavoro macchiate di vernice e calcestruzzo. Caricano due scatoloni e puntano il retrobottega. Cosa c´é di strano? Sono due biondine, di cui una niente male. Paritá.
Sottofondo musicale: "La leva calcistica del 68". Cesare, trent´anni, bergamasco d´origine, vilniese d´adozione: una delle persone piú serie che abbia mai conosciuto nei miei peregrinaggi oltralpe ha rotto gli indugi ed ha cominciato pure lui. Musica in crescendo "Il ragazzo si fará..." e anche di brutto: non ci credete? Date un´occhiata qua http://storie-e-filosofie.blogspot.com , il blog lituano piú serio che un terrone d´Europa possa scrivere.
E ora parliamo di Ronaldo. No, va bé, meglio di no. Parliamo del Presidente del Senat..Oddio non voglio pensarci, ho i brividi. Parliamo allora del 5 maggio...no, ok, roba vecchia. Vogliamo parlare allora del quattro maggio? È bastato eleggere Alemanno sindaco e Roma torna a sognare il titolo: che dire? "Oggi puoi dire quello che ti pare, ma il tuo incubo si sta per realizzare". Ancora. "Nell´anno del centenario sempre il solito scenario", anche senza Gresko, Poborski e compagnia danzante. Non succederá perché non succederá, ma se poco poco dovesse succedere, cari amici nerazzurri, non vi rimarrá altro da fare che intercettare le telefonate del profeta che ha scelto la coreografia per il derby. Portafortuna.
martedì 29 aprile 2008
martedì 22 aprile 2008
VENTUNESIMA PUNTATA
UNA PEDALATA, UN CENTENARIO E L´IMPERO AUSTROUNGARICO
La doccia ti ha ritemprato, l´allenamento é stato intenso. E´ una domenica assolata, la primavera sembra essere arrivata anche a Copenhagen. Attraversi la strada e la vedi. E lei é lí che ti aspetta. Ti guarda. Ti fissa. La guardi e pensi: perché no?
Telaio blu, ruote lenticolari e mappa sullo sterzo: inserisci venti corone e un meccanismo simile a quello dei carrelli nei nostri centri commerciali ti fa entrare nel fantastico mondo del bikesharing. Monti in sella ("alla bersagliera!" griderebbe un noto impiegato nostrano) e cominci a pedalare.
In Radhuspladsen e noti una folla inusuale: un palco e un telone con un 100 stampato accanto a due gentil donzelle. Fai uno piú uno, poi chiedi conferma: ebbene sí, si festeggia il centenario del diritto di voto alle donne. Calcolatrice alla mano, ricavi un sorprendente 1908, poi perplesso pensi al 1948 italiano infine - sempre calcolatrice alla mano - sorridi pensando che in Svizzera la ricorrenza odierna danese arriverá - forse - nel 2072. Sul palco c´é un´attrice comica, rimanere non ha senso, per cui inforchi la bici e ti butti verso i parchi.
Come al solito tutto é tranquillo, sicché ripensi agli ultimi giorni, passati in compagnia di Giuseppe e Federica che son venuti a trovarti: che bello il castello di Hillerød, decisamente meglio di quello di Helsingor (sí, proprio lui, Amleto) anche se Helsingor-paese é molto molto carino. Carina anche Roskilde con il suo fiordo. Non male nemmeno lo zoo (stavolta a Copenhagen), visitato quando ormai Giuseppe e Federica erano al gate, poi sul pulman, infine sull´aereo.
Inutile dirlo, anche nei parchi la tranquillitá regna sovrana. Piccoli crocchi di persone, a volte coppiette, a volte singoli lettori, si godono il sole adagiati su colorati asciugamani, accanto alle bici. Pochi giocano a pallone sebbene non sembri palesemente vietato, quasi stride il gruppetto di ragazzetti che si scatena con una palla da rugby.
C´é silenzio, l´atmosfera é rilassata. Sicché la mente é libera di ragionare, nei limiti del possibile. Secondo un documento fornito dalla CIRUS - l´agenzia statale danese che gestisce borse di studio e programmi di scambio comunitari - in Danimarca lavorano il 79% degli uomini e il 73% delle donne. Non mancano i "papá casalinghi" e i "papá babysitter", inoltre la "quota rosa" del Parlamento - benché non sancita dalla legge - é decisamente maggiore rispetto ad altre latitudini.
Da queste parti femminismo, paritá e diritti alle donne sono tutte parole che hanno un certo peso. Le ragazze non sembrano sognare di fare le veline e non sembrano ricorrere spesso a "confortevoli scorciatoie" di comodo per ottenere risultati (recentemente un politico italiano solennemente dichiarava di non averla mai data per far carriera: evidentemente é normale darla per far carriera, in certi paesi evidentemente le donne fanno cosí). É normale vederle svolgere anche lavori in cui il rischio concreto di spezzarsi le unghie é veramente ma veramente alto. Eppure non sembrano rinunciare alla maternitá, specialmente le giovani (Copenhagen é piena di passeggini, e ovunque ci sono pupetti, tutti stupendi per la veritá). L´ambizione é quella di dimostrare sempre e comunque di poter farcela da sole (si tratti di trasportare pesi e carichi o di lavorare come muratori in casa o di crescere un bambino lavorando senza un papá).
Il conto al ristorante ovviamente non é un affare esclusivo degli uomini, anzi se capita di mettere mano al portafogli per offrire una birra a un ometto, di certo non si tirano indietro. Non vivono sul piedistallo come le omologhe italiche, non hanno la stessa aria sprezzante con cui da noi si guardano le straniere "mangiauomini" che - specie dall´Est - arrivano nel Bel Paese in cerca di fortuna (intraprendenti, cariche di energia, sveglie, intelligenti, spigliate, fresche, spesso furbe e smaliziate, ma anche - perché no - belle). Diciamo che quá le donne avanzano pretese ma sono pronte a rimboccarsi le maniche, sembrano chiedere maggiori diritti adempiendo tuttavia anche ai doveri. Poiché cresciute nel sistema scandinavo, a paritá di etá, sono notevolmente piú mature e indipendenti delle italiane (a livello di maturitá e indipendenza credo che anche per gli ometti - mediamente - si possa trarre la stessa conclusione).
Se gli ometti non disdegnano il grembiule, le donne indossano i pantaloni: ma solo in senso metaforico. Minigonne e scollature sono all´ordine del giorno, cosí come i tacchi, anche in mezzo alla neve. Il compromesso e l´equilibrio tra i sessi da queste parti sono aspetti senza dubbio interessanti.
Ragionando ragionando, si son fatte le 20.43, hai giá lasciato giú la bici e cenato: in Radhuspladsen la celebrazione volge al termine, una cover viene intonata da un gruppo di sette cantanti donne - provenienti da diversi gruppi o soliste - lasciando il pubblico soddisfatto ma ovviamente ipercomposto.
Senza sapere né come né perché é arrivato giovedí. E su Copenhagen continua a splendere il sole. Non si parla di Alitalia, non si rumoreggia per i romeni e gli zingari (qua non hanno avuto né cinque anni di governo Berlusconi con i vari indultini né il Governo Prodi o un sindaco comunista a Copenhagencui dare la colpa degli eventuali misfatti degli stranieri), non si fa il totoministri. Ma ci si rende conto che forse i sondaggi di Veltroni che parlavano di pareggio erano un tantino inaffidabili: mi sa che ora "non si puó piú fare". Sorprendente anche l´abbinamento "romeni" "extracomunitari" che continua a vigere nella terra dei cachi.
Tuttavia una domanda stuzzica il palato dei curiosi anche nella terra di Rasmussen (Berlusconi lo definí il primo ministro piú bello d´Europa, piú bello anche di Cacciari, prima che la sua indole di barzellettiere si lasciasse scappare un "lo presenteró a mia moglie") nasce spontanea: ora che i comunisti sembrano ai minimi termini, Berlusconi con chi se la prenderá? Con l´impero Austro-Ungarico?
Ai poster l´ardua sentenza.
Greetings from (sak)købenavn!!!
La doccia ti ha ritemprato, l´allenamento é stato intenso. E´ una domenica assolata, la primavera sembra essere arrivata anche a Copenhagen. Attraversi la strada e la vedi. E lei é lí che ti aspetta. Ti guarda. Ti fissa. La guardi e pensi: perché no?
Telaio blu, ruote lenticolari e mappa sullo sterzo: inserisci venti corone e un meccanismo simile a quello dei carrelli nei nostri centri commerciali ti fa entrare nel fantastico mondo del bikesharing. Monti in sella ("alla bersagliera!" griderebbe un noto impiegato nostrano) e cominci a pedalare.
In Radhuspladsen e noti una folla inusuale: un palco e un telone con un 100 stampato accanto a due gentil donzelle. Fai uno piú uno, poi chiedi conferma: ebbene sí, si festeggia il centenario del diritto di voto alle donne. Calcolatrice alla mano, ricavi un sorprendente 1908, poi perplesso pensi al 1948 italiano infine - sempre calcolatrice alla mano - sorridi pensando che in Svizzera la ricorrenza odierna danese arriverá - forse - nel 2072. Sul palco c´é un´attrice comica, rimanere non ha senso, per cui inforchi la bici e ti butti verso i parchi.
Come al solito tutto é tranquillo, sicché ripensi agli ultimi giorni, passati in compagnia di Giuseppe e Federica che son venuti a trovarti: che bello il castello di Hillerød, decisamente meglio di quello di Helsingor (sí, proprio lui, Amleto) anche se Helsingor-paese é molto molto carino. Carina anche Roskilde con il suo fiordo. Non male nemmeno lo zoo (stavolta a Copenhagen), visitato quando ormai Giuseppe e Federica erano al gate, poi sul pulman, infine sull´aereo.
Inutile dirlo, anche nei parchi la tranquillitá regna sovrana. Piccoli crocchi di persone, a volte coppiette, a volte singoli lettori, si godono il sole adagiati su colorati asciugamani, accanto alle bici. Pochi giocano a pallone sebbene non sembri palesemente vietato, quasi stride il gruppetto di ragazzetti che si scatena con una palla da rugby.
C´é silenzio, l´atmosfera é rilassata. Sicché la mente é libera di ragionare, nei limiti del possibile. Secondo un documento fornito dalla CIRUS - l´agenzia statale danese che gestisce borse di studio e programmi di scambio comunitari - in Danimarca lavorano il 79% degli uomini e il 73% delle donne. Non mancano i "papá casalinghi" e i "papá babysitter", inoltre la "quota rosa" del Parlamento - benché non sancita dalla legge - é decisamente maggiore rispetto ad altre latitudini.
Da queste parti femminismo, paritá e diritti alle donne sono tutte parole che hanno un certo peso. Le ragazze non sembrano sognare di fare le veline e non sembrano ricorrere spesso a "confortevoli scorciatoie" di comodo per ottenere risultati (recentemente un politico italiano solennemente dichiarava di non averla mai data per far carriera: evidentemente é normale darla per far carriera, in certi paesi evidentemente le donne fanno cosí). É normale vederle svolgere anche lavori in cui il rischio concreto di spezzarsi le unghie é veramente ma veramente alto. Eppure non sembrano rinunciare alla maternitá, specialmente le giovani (Copenhagen é piena di passeggini, e ovunque ci sono pupetti, tutti stupendi per la veritá). L´ambizione é quella di dimostrare sempre e comunque di poter farcela da sole (si tratti di trasportare pesi e carichi o di lavorare come muratori in casa o di crescere un bambino lavorando senza un papá).
Il conto al ristorante ovviamente non é un affare esclusivo degli uomini, anzi se capita di mettere mano al portafogli per offrire una birra a un ometto, di certo non si tirano indietro. Non vivono sul piedistallo come le omologhe italiche, non hanno la stessa aria sprezzante con cui da noi si guardano le straniere "mangiauomini" che - specie dall´Est - arrivano nel Bel Paese in cerca di fortuna (intraprendenti, cariche di energia, sveglie, intelligenti, spigliate, fresche, spesso furbe e smaliziate, ma anche - perché no - belle). Diciamo che quá le donne avanzano pretese ma sono pronte a rimboccarsi le maniche, sembrano chiedere maggiori diritti adempiendo tuttavia anche ai doveri. Poiché cresciute nel sistema scandinavo, a paritá di etá, sono notevolmente piú mature e indipendenti delle italiane (a livello di maturitá e indipendenza credo che anche per gli ometti - mediamente - si possa trarre la stessa conclusione).
Se gli ometti non disdegnano il grembiule, le donne indossano i pantaloni: ma solo in senso metaforico. Minigonne e scollature sono all´ordine del giorno, cosí come i tacchi, anche in mezzo alla neve. Il compromesso e l´equilibrio tra i sessi da queste parti sono aspetti senza dubbio interessanti.
Ragionando ragionando, si son fatte le 20.43, hai giá lasciato giú la bici e cenato: in Radhuspladsen la celebrazione volge al termine, una cover viene intonata da un gruppo di sette cantanti donne - provenienti da diversi gruppi o soliste - lasciando il pubblico soddisfatto ma ovviamente ipercomposto.
Senza sapere né come né perché é arrivato giovedí. E su Copenhagen continua a splendere il sole. Non si parla di Alitalia, non si rumoreggia per i romeni e gli zingari (qua non hanno avuto né cinque anni di governo Berlusconi con i vari indultini né il Governo Prodi o un sindaco comunista a Copenhagencui dare la colpa degli eventuali misfatti degli stranieri), non si fa il totoministri. Ma ci si rende conto che forse i sondaggi di Veltroni che parlavano di pareggio erano un tantino inaffidabili: mi sa che ora "non si puó piú fare". Sorprendente anche l´abbinamento "romeni" "extracomunitari" che continua a vigere nella terra dei cachi.
Tuttavia una domanda stuzzica il palato dei curiosi anche nella terra di Rasmussen (Berlusconi lo definí il primo ministro piú bello d´Europa, piú bello anche di Cacciari, prima che la sua indole di barzellettiere si lasciasse scappare un "lo presenteró a mia moglie") nasce spontanea: ora che i comunisti sembrano ai minimi termini, Berlusconi con chi se la prenderá? Con l´impero Austro-Ungarico?
Ai poster l´ardua sentenza.
Greetings from (sak)købenavn!!!
domenica 13 aprile 2008
VENTESIMA PUNTATA
EVVIVA LA MACEDONIA
Tru tru tru tru tru...si sale....tru tru tru tru tru trutru tru tru tru....il mondo si rimpicciolisce, l'orizzonte si allarga.....tru tru tru TRUUUCK TRUUUCK TRUUUUUUCK....uhhhh!!! Istante di smarrimento e vertigini. Poi la discesa rapida,per un attimo manca l'aria. La cintura di protezione trattiene il corpo, i muscoli delle cosce sono contratti. L'irrazionalità travestita da paura sembra prevalere sullarazionalità impersonata dalla fiducia nel mezzo. Tru tru tru tru tru...si sale di nuovo....TRUUUCK TRUUUCK TRUUUUUUCK...Stessa sensazione di prima, ma menoamplificata. la serietà sostituisce il terrore. L'asse della tensione si carica progressivamente, un'ondata di aria gelida entra nelle narici alleggerendo i pensieri. Dopo due virate e tre saliscendi, parte un attaccodi sorriso difficile da sopire, mentre i binari si aggrovigliano sempre più: le mani sono attaccate alla cintura, quelle degli altri sono in aria. Accanto a te c'è un tal Jessi Saikkonen, un cognome un programma, diciottenne cosmopolita finlandese dai tratti innocenti e adolescenziali, che ti guarda e sorride: ti lacrimano gli occhi per le risate, sei peggio di un bambino. E anche classica foto è impietosa: sembri un idiota, in realtà sei solo un italiano che all'Europa Park di Rust, in Germania, affronta per la prima volta l'ebbrezza di un giro sulle montagne russe. E ci prova gusto.
All'Europa Park infatti c'è una cinquegiorni di seminari e workshop dal tema"Violenza e razzismo nello sport", alla quale prendono parte unaserie di rappresentanti di istituzioni ufficiali di vari paesi eun gruppo di smandruppati ragazzotti provenienti da varie ONG delvecchio continente. Le occasioni di contatto reale tra i due gruppisono pochine, ma il contrasto è evidente, più che sul piano meramenteanagrafico, su quello dell'abbigliamento e della sobrietà. Ma c'è un bel clima, specie nella tavolata composta da un funzionario georgiano, uno austriaco, un lettone, un lituano e uno svizzero, alla quale prende parte anche Danimarcantonio, eletto rappresentante di una nazione e mezza.
E ancora rido se ripenso a un'altra - questa volta "non governativa" - in cui accidentalmente parte un inarrivabile scambio interculturale di barzellette, con un estone che si autosfotte citando una storiella appresa in Lituania, uno slovacco che ne spara un paio dal tono ipercaustico sui cechi, un croato che replica con i bosniaci e un serbo che ne sguinzaglia una sulle relazioniserbo-kossovare, tanto reale e amara quanto divertente e apprezzabile. Ovviamente non poteva mancare il siparietto sugli italiani - grande protagonista un olandese- accompagnato dal tema religioso che coinvolge ebrei, musulmani e cattolici.
E ormai non mi sorprendo più quando assumo le vesti del teatrante di fronte a un pubblico composito di gioventù europea: un olandese, uno slovacco e un serbo cantano una canzone popolare italiana, guidati dal neofita dele montagne russe. L'esperimento "a cappella" (un po' in tutti i sensi) applaudito e apprezzato dalla folla è l'ennesima dimostrazione dell'unicità del popolo italico: il clamoroso bis non riesce solo per la timidezza finlandese, che non se la sente di intonare pubblicamente"fratelli d'Italia". Avremo mille difetti, proveniamo da un paese che non funziona, facciamo ridere il mondo, siamo una repubblica delle banane indietro mille anni rispetto al mondo. Ma siamo vivi, paragonati agli altri. Che piaccia o no.
"E' triste, ma ormai iniziano a essere tanti i giovani di buona volontà che partono dall'Italia per cercare opportunità all'estero, in giro per l'Europa ne ho conosciuti veramente tanti, la mia impressione è che siamo sempre più...". "Bè, in Macedonia è normale...". Ecco, in Macedonia è normale.
A Copenhagen che succede? Le giornate si allungano, le piazze e le strade si riempiono ditavolini. Ancora sotto le coperte, ma rigorosamente outdoor, i danesi bevono birra,aspettando l'esito delle ennesime elezioni italiane, in pieno svolgimento.
A proposito, siete andati a votare?
Un abbraccio elettorale,
SaccOdense
Tru tru tru tru tru...si sale....tru tru tru tru tru trutru tru tru tru....il mondo si rimpicciolisce, l'orizzonte si allarga.....tru tru tru TRUUUCK TRUUUCK TRUUUUUUCK....uhhhh!!! Istante di smarrimento e vertigini. Poi la discesa rapida,per un attimo manca l'aria. La cintura di protezione trattiene il corpo, i muscoli delle cosce sono contratti. L'irrazionalità travestita da paura sembra prevalere sullarazionalità impersonata dalla fiducia nel mezzo. Tru tru tru tru tru...si sale di nuovo....TRUUUCK TRUUUCK TRUUUUUUCK...Stessa sensazione di prima, ma menoamplificata. la serietà sostituisce il terrore. L'asse della tensione si carica progressivamente, un'ondata di aria gelida entra nelle narici alleggerendo i pensieri. Dopo due virate e tre saliscendi, parte un attaccodi sorriso difficile da sopire, mentre i binari si aggrovigliano sempre più: le mani sono attaccate alla cintura, quelle degli altri sono in aria. Accanto a te c'è un tal Jessi Saikkonen, un cognome un programma, diciottenne cosmopolita finlandese dai tratti innocenti e adolescenziali, che ti guarda e sorride: ti lacrimano gli occhi per le risate, sei peggio di un bambino. E anche classica foto è impietosa: sembri un idiota, in realtà sei solo un italiano che all'Europa Park di Rust, in Germania, affronta per la prima volta l'ebbrezza di un giro sulle montagne russe. E ci prova gusto.
All'Europa Park infatti c'è una cinquegiorni di seminari e workshop dal tema"Violenza e razzismo nello sport", alla quale prendono parte unaserie di rappresentanti di istituzioni ufficiali di vari paesi eun gruppo di smandruppati ragazzotti provenienti da varie ONG delvecchio continente. Le occasioni di contatto reale tra i due gruppisono pochine, ma il contrasto è evidente, più che sul piano meramenteanagrafico, su quello dell'abbigliamento e della sobrietà. Ma c'è un bel clima, specie nella tavolata composta da un funzionario georgiano, uno austriaco, un lettone, un lituano e uno svizzero, alla quale prende parte anche Danimarcantonio, eletto rappresentante di una nazione e mezza.
E ancora rido se ripenso a un'altra - questa volta "non governativa" - in cui accidentalmente parte un inarrivabile scambio interculturale di barzellette, con un estone che si autosfotte citando una storiella appresa in Lituania, uno slovacco che ne spara un paio dal tono ipercaustico sui cechi, un croato che replica con i bosniaci e un serbo che ne sguinzaglia una sulle relazioniserbo-kossovare, tanto reale e amara quanto divertente e apprezzabile. Ovviamente non poteva mancare il siparietto sugli italiani - grande protagonista un olandese- accompagnato dal tema religioso che coinvolge ebrei, musulmani e cattolici.
E ormai non mi sorprendo più quando assumo le vesti del teatrante di fronte a un pubblico composito di gioventù europea: un olandese, uno slovacco e un serbo cantano una canzone popolare italiana, guidati dal neofita dele montagne russe. L'esperimento "a cappella" (un po' in tutti i sensi) applaudito e apprezzato dalla folla è l'ennesima dimostrazione dell'unicità del popolo italico: il clamoroso bis non riesce solo per la timidezza finlandese, che non se la sente di intonare pubblicamente"fratelli d'Italia". Avremo mille difetti, proveniamo da un paese che non funziona, facciamo ridere il mondo, siamo una repubblica delle banane indietro mille anni rispetto al mondo. Ma siamo vivi, paragonati agli altri. Che piaccia o no.
"E' triste, ma ormai iniziano a essere tanti i giovani di buona volontà che partono dall'Italia per cercare opportunità all'estero, in giro per l'Europa ne ho conosciuti veramente tanti, la mia impressione è che siamo sempre più...". "Bè, in Macedonia è normale...". Ecco, in Macedonia è normale.
A Copenhagen che succede? Le giornate si allungano, le piazze e le strade si riempiono ditavolini. Ancora sotto le coperte, ma rigorosamente outdoor, i danesi bevono birra,aspettando l'esito delle ennesime elezioni italiane, in pieno svolgimento.
A proposito, siete andati a votare?
Un abbraccio elettorale,
SaccOdense
giovedì 3 aprile 2008
DICIANNOVESIMA PUNTATA
MEGLIO TARDI CHE MAI?
From Dennis Carzaniga To undisclosed recipients. "Mercoledi 20.30 Milan-Samp: stadio? curva? terzo blu? a che ora? Io confermo che vado a vedere Inter-Samp primavera alle 14.30, poi credo aperitivo e di seguito stadio. Adesioni?". Lacrimuccia. Ogni volta che ci si ritrova per lo stadio, la procedura oleata passa attraverso le email. La voglia di confermare é tanta, cosí come tanti sono i 1400 chilometri che dividono Copenhagen da Milano. Non é il calcio che mi manca, specie ad alti livelli, ma l´andare allo stadio, il guardare la partita cantando a squarciagola, il panino chimico e la birretta classica del dopogara.
E invece mi ritrovo quá a godermi nel tepore del mio ufficio, la neve che scende su Copenhagen. É il primo giorno "di neve" in due mesi e due giorni di Danimarca. Nonostante piova relativamente spesso, i venditori di ombrelli non fanno grossi affari, eppure il vento dovrebbe dar loro una mano, rompendo ombrelli in serie. E invece no: il vento gli rovina il business, perché qua - che sia pioggia o che sia neve - le precipitazioni cadono in orizzontale, per cui servirebbe un ombrello alto quanto una persona per evitare la doccia. Ma a quel punto il rischio sarebbe quello di girare un angolo e ritrovarsi all´improvviso sulle isole Far Oer, fluttuando nei cieli del nord come novelli Mary Poppins. Un impermeabile cappucciodotato - possibilmente pesante - rimane la soluzione migliore: rimane insoluto il problema del viso, che rimane scoperto quando si cammina controvento (le gocce d´acqua o i fiocchi di neve sono tendenzialmente molto molto freddi, sensazione alimentata dal vento, e tendono a "ficcarsi" nei pori della pelle rendendo tendenzialmente rapido il congelamento).
Ma come? Non é primavera in Danimarca? Ma certo che é primavera, amici. Le righe precedenti risalgono a qualche settimana fa, quando un turno infrasettimanale di campionato segnava la sconfitta casalinga del Milan contro la Sampdoria. Peró mi sembravano righe divertenti e significative, sicché - per valorizzare lo sforzo comunque profuso - ho deciso di pubblicarle ora. Per la serie, meglio tardi che mai.
Per la cronaca anche a queste latitudini abbiamo spostato in avanti di un ora la lancetta dell´orologio, con l´aggravante che all´estero non é cosí semplice ricordarsi del cambio di ora. Quante volte ce lo si dimentica in Italia? Ma poi arriva provvidenziale un telegiornale, un annuncio radiofonico, un altoparlante alla stazione, due vecchiette sul tram che si interrogano sul dove sia effettivamente il risparmio incolpando il governo mangiapaneatradimento. Ecco: immaginate ora che il tg, gli annunci, gli altoparlanti e le vecchiette si coalizzino senza pietá e comincino a parlare una lingua strana e incomprensibile, per esempio il danese.
By the way, la mia personale catena del "mai avrei pensato di..." ieri sera si é arricchita di un nuovo anello, e che anello, amici miei. Dopo un´allegra cenetta a base di pasta offerta "dalla casa" (chiaramente casa mia), é partito un allegro coretto italo-moldavo che ha intonato "su di noi" e "gelato al cioccolato" per il piacere di una simpatica ragazza tedesca che - forse in virtú dei suoi trascorsi italiani o del vino che aveva in circolo - sembrava molto molto divertita. Pare che Pupo rientri nel bagaglio nazionalpopolare che ha varcato la Cortina di Ferro fin da tempi non sospetti. Ma pare che in Germania sia piú famoso Tiziano Ferro. Ci ho pensato, ma non riesco a capire chi - tra moldavi e tedeschi - stia sia meglio o peggio.
"Preparate le valigie, amici, andiamo a Berlino!" ruggiva ieri Fabio Caressa, in delirio marcio per un secco 0-2 in terra teutonica, che toglieva il lume della ragione anche a un normalmente equilibrato zio Bergomi: "Preparate le valigie, amici, andiamo a Rust!" ribadisco io, che mi preparo a raggiungere l´EuropaPark per una settimana di training program dal titolo "Racism in sport", gestito da vari enti incluso il FARE.
Siamo ordunque ai saluti, cari miei....
Un abbraccio internazionale,
SaccOdense?
From Dennis Carzaniga To undisclosed recipients. "Mercoledi 20.30 Milan-Samp: stadio? curva? terzo blu? a che ora? Io confermo che vado a vedere Inter-Samp primavera alle 14.30, poi credo aperitivo e di seguito stadio. Adesioni?". Lacrimuccia. Ogni volta che ci si ritrova per lo stadio, la procedura oleata passa attraverso le email. La voglia di confermare é tanta, cosí come tanti sono i 1400 chilometri che dividono Copenhagen da Milano. Non é il calcio che mi manca, specie ad alti livelli, ma l´andare allo stadio, il guardare la partita cantando a squarciagola, il panino chimico e la birretta classica del dopogara.
E invece mi ritrovo quá a godermi nel tepore del mio ufficio, la neve che scende su Copenhagen. É il primo giorno "di neve" in due mesi e due giorni di Danimarca. Nonostante piova relativamente spesso, i venditori di ombrelli non fanno grossi affari, eppure il vento dovrebbe dar loro una mano, rompendo ombrelli in serie. E invece no: il vento gli rovina il business, perché qua - che sia pioggia o che sia neve - le precipitazioni cadono in orizzontale, per cui servirebbe un ombrello alto quanto una persona per evitare la doccia. Ma a quel punto il rischio sarebbe quello di girare un angolo e ritrovarsi all´improvviso sulle isole Far Oer, fluttuando nei cieli del nord come novelli Mary Poppins. Un impermeabile cappucciodotato - possibilmente pesante - rimane la soluzione migliore: rimane insoluto il problema del viso, che rimane scoperto quando si cammina controvento (le gocce d´acqua o i fiocchi di neve sono tendenzialmente molto molto freddi, sensazione alimentata dal vento, e tendono a "ficcarsi" nei pori della pelle rendendo tendenzialmente rapido il congelamento).
Ma come? Non é primavera in Danimarca? Ma certo che é primavera, amici. Le righe precedenti risalgono a qualche settimana fa, quando un turno infrasettimanale di campionato segnava la sconfitta casalinga del Milan contro la Sampdoria. Peró mi sembravano righe divertenti e significative, sicché - per valorizzare lo sforzo comunque profuso - ho deciso di pubblicarle ora. Per la serie, meglio tardi che mai.
Per la cronaca anche a queste latitudini abbiamo spostato in avanti di un ora la lancetta dell´orologio, con l´aggravante che all´estero non é cosí semplice ricordarsi del cambio di ora. Quante volte ce lo si dimentica in Italia? Ma poi arriva provvidenziale un telegiornale, un annuncio radiofonico, un altoparlante alla stazione, due vecchiette sul tram che si interrogano sul dove sia effettivamente il risparmio incolpando il governo mangiapaneatradimento. Ecco: immaginate ora che il tg, gli annunci, gli altoparlanti e le vecchiette si coalizzino senza pietá e comincino a parlare una lingua strana e incomprensibile, per esempio il danese.
By the way, la mia personale catena del "mai avrei pensato di..." ieri sera si é arricchita di un nuovo anello, e che anello, amici miei. Dopo un´allegra cenetta a base di pasta offerta "dalla casa" (chiaramente casa mia), é partito un allegro coretto italo-moldavo che ha intonato "su di noi" e "gelato al cioccolato" per il piacere di una simpatica ragazza tedesca che - forse in virtú dei suoi trascorsi italiani o del vino che aveva in circolo - sembrava molto molto divertita. Pare che Pupo rientri nel bagaglio nazionalpopolare che ha varcato la Cortina di Ferro fin da tempi non sospetti. Ma pare che in Germania sia piú famoso Tiziano Ferro. Ci ho pensato, ma non riesco a capire chi - tra moldavi e tedeschi - stia sia meglio o peggio.
"Preparate le valigie, amici, andiamo a Berlino!" ruggiva ieri Fabio Caressa, in delirio marcio per un secco 0-2 in terra teutonica, che toglieva il lume della ragione anche a un normalmente equilibrato zio Bergomi: "Preparate le valigie, amici, andiamo a Rust!" ribadisco io, che mi preparo a raggiungere l´EuropaPark per una settimana di training program dal titolo "Racism in sport", gestito da vari enti incluso il FARE.
Siamo ordunque ai saluti, cari miei....
Un abbraccio internazionale,
SaccOdense?
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